Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
alle consacrazioni effettuate il Giovedì Santo nel seminario
della Faternità San Pio X, a Zaitzkofen, il 6 aprile 2023.
Giudicare per condannare, Dio
può, mentre io non posso,
Ma giudicare per capire, io devo, per sfuggire al male. .
La settimana scorsa questi “Commenti” hanno espresso la pia speranza
che la Fraternità San Pio X potesse tornare a sostenere l’eroica
posizione del suo Fondatore nel 1988, quando per la sopravvivenza della
Fede consacrò come vescovi, contro l’esplicito divieto di Roma,
quattro
dei suoi sacerdoti per difendere e proteggere la Fede.
Ahimè, è meglio stare alla realtà che illudersi.
La realtà è che il Giovedì Santo della scorsa
Settimana Santa, nel seminario sacerdotale della Fraternità a
Zaitzkofen, nel sud della Germania, la cerimonia episcopale della
Consacrazione degli Oli Santi è stata effettuata da un vescovo
consacrato secondo l’ambiguo rito della Neochiesa, e non secondo il
rito certamente valido della Tradizione Cattolica.
Ora, è esagerato affermare che questo nuovo rito sia
automaticamente invalido, cioè invalido in tutti i casi. Come
tutti i nuovi riti sacramentali imposti alla Chiesa negli anni ‘60 e
‘70, sulla scia e in nome del Vaticano II (1962–1965), questo rito
è ambiguo nello spirito e nella natura. Vale a dire che è
aperto sia alla Tradizione di Dio sia alla modernità dell’uomo.
Per esempio, la Chiesa di Nostro Signore è una monarchia, ma il
vescovo consacrato col nuovo rito è di spirito democratico.
Il nuovo rito è stato progettato per includere sia il nuovo sia
il vecchio, e per non escludere nessuno dei due, e così doveva
essere se la rivoluzione Conciliare doveva avere successo.
Infatti, se la vecchia e vera religione fosse stata esclusa troppo
chiaramente, i cattolici si sarebbero accorti di ciò che stava
accadendo e non avrebbero mai accettato la rivoluzione, mentre se la
religione modernista del Conciliarismo non fosse stata sufficientemente
inclusa, la rivoluzione non avrebbe potuto avere luogo.
L’ambiguità era, ed è tuttora, all’ordine del giorno, per
corrompere i cattolici credenti e portarli a perdere la loro fede.
Perché se un cattolico tradizionale dice che il vescovo Huonder
non è mai stato consacrato correttamente, la risposta è:
“oh no, il nuovo rito è perfettamente valido”, mentre se un
cattolico moderno si lamenta che il vescovo Huonder sta tradendo il
Concilio comportandosi come un vescovo tradizionale, la risposta
è: “oh no, ha concordato in anticipo con il Papa di fare
ciò che sta facendo”.
E lo stesso “buon” Vescovo non vede alcuna contraddizione nel servire
contemporaneamente il Papa a Roma e la Tradizione episcopale in
Svizzera. Però Dio non è per niente ambiguo.
Il cuore del problema per milioni di cattolici, ancora oggi è
che secoli di filosofia moderna, di liberalismo e di libertà
religiosa hanno progressivamente cancellato dalle loro menti, almeno in
materia di religione, ogni senso di una Verità oggettiva
corrispondente alla realtà, che imponga l’unità ed
escluda la contraddizione.
Per la mente moderna, qualsiasi “verità” di questo tipo non
è una liberazione dall’errore, ma una tirannia mentale, una
privazione della libertà, un rifiuto della dignità umana,
e così via. Ecco cosa Thomas Jefferson, eroe di una famosa
Rivoluzione, scriveva nel 1800 ad un amico: “Ho giurato sull’altare di
Dio eterna ostilità a ogni forma di tirannia sulla mente
dell’uomo”. La citazione è riportata nel monumento a Jefferson
nella capitale della sua nazione.
Ovviamente, il problema della Verità al servizio della
libertà, anziché della libertà al servizio della
Verità, non è di ieri o dell’altro ieri. Risale almeno a
Martin Lutero (1483–1546), “il primo uomo moderno” (Fichte), che
scagliò contro la Verità Cattolica il suo vulcanico “Io –
l’Uomo!”, tanto che la Chiesa cattolica ebbe bisogno di un intero
Concilio per definire le sue verità dogmatiche divine, che per
la prima volta dovettero essere definite a causa del terremoto
provocato dalla soggettività, origine dei “diritti dell’uomo”.
È qui che ha avuto inizio il nostro mondo moderno, che è
così profondamente immerso nella sfida a Dio: “Qui sto, non
posso fare altro”, gridava Lutero.
Quindi forse è sbagliato rimproverare al Vescovo Huonder di non
vedere alcuna contraddizione in ciò che sta facendo? Né a
Papa Bergoglio di averlo incaricato di agire come
Cavallo di Troia all’interno della FSSPX? Né ai successori
dell’Arcivescovo Lefebvre alla guida della FSSPX, di non aver
riconosciuto un Cavallo di Troia?
Forse . . . . Dio solo conosce tutto, tanto che il Suo giudizio sui
soggetti è infallibile.
Per quanto mi riguarda, non ho bisogno di giudicare le loro
soggettività, ma sono assolutamente tenuto a giudicare
oggettivamente, come meglio posso, al fine di morire non come
protestante ma come cattolico, in modo da salvare la mia anima.
Kyrie eleison