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apprezzato – I

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
all’apprezzamento del sacerdozio da parte di un giovane psicologo –
Parte prima.
Poveri moderni, con i loro
infiniti psico-, psico-, psico-!

Essi sono sicuri che l’anima, o “psiche”, sia una bugia!

Ecco un’altra affascinante testimonianza di un giovane uomo moderno,
che dimostra quanto il mondo di oggi sia disperato e incapace di
colmare il vuoto provocato dal rifiuto, da parte dell’uomo emancipato,
di Dio Onnipotente, del Suo divino Figlio Gesù Cristo e della
Sua Chiesa Cattolica. Studiando “Psicologia” all’università, il
giovane ha ricevuto la grande grazia di una conversione che gli ha
permesso di capire che tutto ciò che può fare uno
“psicoterapeuta”, un sacerdote con la Fede può farlo meglio.

Ecco la sua testimonianza.

Ho dedicato cinque anni allo
studio della Psicologia in una moderna università. Ho solo 23
anni e quindi quei cinque anni sono stati una buona fetta della mia
vita. La mia conversione è cominciata durante gli studi. Nello
stesso periodo in cui ho iniziato a frequentare l’università, mi
sono convinto dei Preambula Fidei (preamboli della fede) e ho fatto i
primi passi verso il Cattolicesimo.
Tuttavia, a metà degli
studi, pur essendo già Cattolico, non avevo ancora capito il
problema della Neochiesa. E solo quando ho finito l’università
mi sono reso conto che la Neochiesa rappresenta una nuova religione, e
da quel momento me ne sono distaccato.

Crescendo nell’insegnamento
religioso e nella filosofia Tomista, mi sono reso conto che quella che
chiamano Psicologia non è Psicologia, ma un gruppo di discipline
che servono alla cosiddetta “Psicoterapia”. Tra queste discipline e
materie c’è sicuramente la Psicologia, ma quella principale
è in realtà l’Etica. Quello che uno psicologo, a cui
viene impartita una ristretta e parziale conoscenza della scienza
moderna, applica, è piuttosto Etica, come facevano i sacerdoti
di un tempo, quando usavano l’Etica teologica che è esattamente
la parte meno principale della direzione spirituale.

Mi sono reso conto, dopo aver
iniziato a prendermi cura dei pazienti, che i disturbi mentali si
riducono sempre a un problema etico o religioso, ai vizi capitali, e la
loro cura dipende sempre dalla virtù, anche se i vizi di alcuni
pazienti derivano dalla loro condizione corporea, da qualche malattia
fisiologica o psichiatrica, ecc. Così, in seguito, ho constato
che per condurre i miei pazienti alla guarigione era sempre necessario
dire cose che, piuttosto, avrebbero dovuto essere dette da un sacerdote
durante la sua direzione spirituale. Cerco di non dare ordini come
potrebbe fare un sacerdote in una direzione spirituale, e le mie
proposte si basano sempre sulla suggestione. Infatti, meno il paziente
ha fiducia nel sacerdote, più io “prendo le redini”; e
più il paziente ha fiducia nel sacerdote, più gli dico di
rivolgersi in ultima istanza a un sacerdote, soprattutto quando il
paziente ha bisogno di qualche consiglio pratico.

Ma non sono sicuro che questa
moderna professione debba esistere o essere esercitata da laici. Posso
aver avuto, nonostante le mie debolezze personali, alcuni buoni
risultati, guardando sempre le cose dal punto di vista dell’Etica di
San Tommaso, ma a volte devo fare o parlare di cose che spetterebbero
al sacerdote. È vero che il numero di sacerdoti è molto
ridotto, che la direzione spirituale oggi è qualcosa che si
può ottenere solo con molta fortuna, perché i sacerdoti
tradizionali hanno folle di persone di cui occuparsi. Inoltre, a volte
riesco a vedere le cose da un’angolazione diversa che il sacerdote non
sempre può vedere. Ma c’è la realtà che non ho
né la grazia di Stato né le prerogative di un sacerdote.

So che nel 1953 e nel 1958 Pio
XII ha parlato a psicologi e psicoterapeuti, e in queste allocuzioni
approvava implicitamente la professione. Ma soprattutto
nell’allocuzione del 1958, il Papa sembrava partisse da alcune premesse
sbagliate. Mostrava una certa mancanza di comprensione di ciò
che è la scienza confondendola con la scienza moderna. E anche
una certa ingenuità nei confronti della Psicologia moderna. Mi
chiedo quindi se la sua approvazione sia davvero giustificata.
In breve, un laico può
essere uno psicoterapeuta? E quali sarebbero le sue prerogative,
responsabilità e limiti?

(Fine della testimonianza)

Risposta : qualsiasi
“psicoterapeuta” che possieda ancora un po’ di buon senso e di amore
post-cristiano per il prossimo può fare del bene alle anime in
difficoltà, sicuramente molto più di un suo collega
stregone pseudo-scientifico. Egli ha le prerogative, le
responsabilità e i limiti di ogni uomo nei confronti dei propri
simili. Non pretenda di essere un sacerdote o uno “scienziato” nel vero
senso delle parole. Ma sappia di essere uno pseudo-scienziato e un ateo
sostituto di un sacerdote di Dio.

Kyrie eleison.