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di vescovo – I

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
alla differenza tra i vescovi della Fraternità San Pio X e i
vescovi della “Resistenza” – Parte prima .
Quando i vescovi provengono dai
nemici della Verità,

Come potranno mai difendere la Fede?

Sia la NeoFraternità San Pio X, sia i sacerdoti che l’hanno
lasciata per unirsi al movimento non strutturato noto come
“Resistenza”, sono ben consapevoli di quanto i vescovi siano
indispensabili per la sopravvivenza della Chiesa Cattolica. Tuttavia,
essi hanno idee piuttosto diverse su come garantire la presenza di tali
vescovi in futuro.

Il Concilio Vaticano II ha separato l’Autorità Cattolica dalla
Verità Cattolica, una separazione che è al centro della
crisi che la Chiesa sta vivendo dagli anni Sessanta. In generale, la
NeoFraternità privilegia l’Autorità rispetto alla
Verità (senza abbandonare completamente la Verità),
mentre la “Resistenza” privilegia la Verità rispetto
all’Autorità (senza abbandonare completamente
l’Autorità).

Perciò la NeoFraternità sta ancora aspettando
l’approvazione Romana o Conciliare per avere i nuovi vescovi di cui ha
disperatamente bisogno, mentre la “Resistenza” sta creando vescovi per
se stessa, senza tale approvazione, come fece l’Arcivescovo Lefebvre
per la Fraternità originale nel 1988, con grande successo per la
Fede.

Per dimostrare che la NeoFraternità sta ancora aspettando
l’approvazione di Roma per avere nuovi vescovi, dovrebbe essere
sufficiente una dichiarazione dell’anno scorso del Vescovo Fellay a un
giornalista spagnolo a Madrid. Alla domanda su cosa farà per
avere nuovi vescovi, la sua risposta, in sostanza, è stata: faremo esattamente come fece l’Arcivescovo
Lefebvre a suo tempo. Quando si presenterà l’urgenza e la
necessità, faremo come lui, chiedendo a Roma, e poi, a seconda
della risposta, faremo come ci dice il Buon Dio. Vedo una nuova
apertura, che è diventata più visibile negli ultimi anni:
non escludo che nel prossimo futuro vescovi della Chiesa Cattolica ci
sostengano anche in pubblico e, se ciò accadrà, potrebbe
rendere superflua la Consacrazione di propri vescovi da parte della
Fraternità .

Due punti richiedono un commento.

In primo luogo, è vero che l’Arcivescovo ha negoziato con Roma,
nel maggio del 1988, per ottenere dall’Autorità Romana il via
libera alla prevista consacrazione di quattro vescovi per la
Tradizione, cioè per la Verità. Tuttavia, a un certo
punto di quelle trattative, si rese conto che il Cardinale Ratzinger
stava talmente temporeggiando per fissare una data per le consacrazioni
da rifiutarsi, in pratica, di concedere il permesso, teorico, di Roma
per un solo vescovo. A quel punto per l’Arcivescovo fu chiaro, una
volta per tutte, che l’Autorità Romana si rifiutava di occuparsi
della Verità e, fino alla sua morte avvenuta nel 1991,
interruppe ogni contatto con i Romani, a meno che, come disse, non
fossero tornati alla Fede Cattolica.

Ora, nel 2023, vi sono tornati? Ovviamente no: Pachamama e Traditionis Custodes sono solo due
esempi della loro guerra, più aspra che mai, alla Verità
cattolica. Allora come può Mons. Fellay affermare che sta
facendo “esattamente lo stesso” dell’Arcivescovo?

In secondo luogo, nella dichiarazione di cui sopra, non solo Mons.
Fellay ha un’idea molto diversa dall’Arcivescovo di ciò che
l’Autorità infedele farà per servire la Fede, ma prevede
chiaramente la possibilità che la NeoFraternità
ricorrerà a consacrazioni episcopali “valide” da parte di
vescovi della NeoChiesa, cioè secondo il rito di consacrazione
post-conciliare, fabbricato da massoni come l’Arcivescovo Bugnini con
l’intenzione di introdurre un’ombra di dubbio sulla loro
validità.

Mons. Fellay pensa che l’Arcivescovo avrebbe fatto ricorso a un rito
così insicuro?

Al contrario, la “Resistenza” ha seguito l’esempio pionieristico
dell’Arcivescovo nel 1988, procurandosi i propri vescovi per la
Verità e la Tradizione. Tra il 2015 e il 2017 ci sono stati i
Vescovi Faure, Tomas e Zendejas, che da allora hanno sicuramente
lavorato con successo per la Tradizione, e più recentemente, ma
privatamente, il vescovo Ballini per l’Irlanda (2021) e il vescovo
Stobnicki per la Polonia (2022).

Ma perché questa riservatezza? In effetti la riservatezza non
è naturale per le cerimonie di consacrazione dei vescovi
cattolici, ma gli anni 2020 non sono più gli anni 2010,
né tanto meno gli anni ‘80. I motivi sono stati, in primo luogo,
permettere a un numero sempre maggiore di cattolici di mettersi al
passo con la necessità impellente della Chiesa di seguire
l’esempio dell’Arcivescovo Lefebvre, dando più priorità
alla Verità e meno importanza a quell’Autorità conciliare
che è priva di Verità; in secondo luogo, per ritardare lo
sventolio di una pezza rossa sotto il naso del Nuovo Ordine Mondiale,
che ogni giorno che passa è più potente e più
maligno.

Di seguito la breve autobiografia del vescovo Stobnicki.

Sono nato nel 1987 in una
famiglia cattolica polacca, mi sono diplomato nel 2006 e sono entrato
nella FSSPX su consiglio di anziani sacerdoti polacchi. Nel 2008 sono
stato bruscamente allontanato dal seminario della FSSPX di Zaitzkofen,
perché ero in contatto troppo stretto con Mons. Williamson, ma
ho continuato la mia formazione sacerdotale sotto la direzione di
anziani sacerdoti polacchi e di due vescovi tradizionali. Nel
frattempo, nel 2014 mi sono laureato in legge e ho lavorato per un po’
come avvocato. Nel 2013 ho preso nuovamente contatto con Mons.
Williamson quando è stato espulso dalla neo-FSSPX. Nel 2016,
egli ha iniziato a venire regolarmente in Polonia e ha ritenuto
opportuno ordinarmi sacerdote il 1° luglio 2017. Nei cinque anni
successivi, i frutti del mio ministero sacerdotale in Polonia sono
stati tali (e – sicuramente un buon segno – la conseguente violenta
opposizione ad esso) che sono stato consacrato da Mons. Williamson come
vescovo, in privato ma con testimoni, il 15 agosto 2022.
Con un altro sacerdote,
anch’egli ordinato da Mons. Williamson, serviamo ora 17 centri di Messa
in Polonia, il che include finora nove cerimonie di Cresima e la
riordinazione condizionata di sei sacerdoti. È continuata anche
la violenta opposizione, fino al sabotaggio, forse con intento
omicida, della mia auto.
Insediare la “Resistenza” in
Polonia è stato un duro lavoro, ma il mio confratello e io ci
stiamo
prendendo cura di molte buone e volenterose anime.

Grazie a Dio e alla
Madonna, Regina della Polonia.

Kyrie eleison