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dopo il 1988 – I

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson, relativo
alle dichiarazioni di Mons. Lefebvre in una intervista sui rapporti con
Roma. – Prima parte
Un liberale è un lupo
vestito da pecora.

Giudica dai frutti: cadaveri di pecore ammucchiate.

A cosa gli serve essere “libero”,

se per la Legge decuplicata di Dio è ancora legato?

“Al diavolo il Paradiso! Farò come mi pare!

E che Dio con il Suo inferno colpisca per sempre!”.

Dopo aver consacrato
quattro vescovi nel giugno del 1988, l’Arcivescovo Lefebvre ebbe
l’evidenza che i Romani conciliari non sono servi della Fede Cattolica.
Nel 1989 rilasciò in Francia una lunga intervista, crudelmente
abbreviata qui di seguito (l’originale è su https://sspx.org/en/one-year-after-consecrations-30335 ).

Perché le consacrazioni?

Per diversi anni ho cercato di far capire a Roma che, dato che stavo
avanzando di età, dovevo assicurare la mia successione. Temevano
che avrei consacrato dei vescovi, quindi alludevano alla
possibilità che avessimo un vescovo che sarebbe stato il mio
successore.

Sono andato a Roma per discuterne, ma senza alcuna fiducia di successo.
Volevo andare il più lontano possibile per dimostrare la nostra
buona volontà. Ben presto, però, ci siamo resi conto di
avere a che fare con persone poco oneste. Roma ha sollevato la
questione del Concilio di cui non volevamo sentir parlare. Fu trovata
una formula di accordo che era al limite di quanto potevamo accettare.
Ho ottenuto un solo vescovo, mentre ne chiedevo tre. Questo era
già praticamente inaccettabile. E quando, ancor prima di firmare
il protocollo, abbiamo chiesto quando avremmo potuto avere questo
vescovo, la risposta è stata evasiva o nulla.

L’accumulo di sfiducia e reticenza mi ha spinto a chiedere la nomina di
un vescovo per il 30 giugno. O così, o avrei proceduto alla
consacrazione. Di fronte a questa scelta, il Cardinale Ratzinger disse:
“Se le cose stanno così, il protocollo è finito. È
finito e non c’è più un protocollo. Voi interrompete le
relazioni”. È lui che l’ha detto, non io.

Lefebvre avrebbe dovuto rimanere
nella Chiesa

Di quale Chiesa stiamo parlando? Se intendete la Chiesa conciliare,
allora noi che abbiamo lottato per vent’anni contro il Concilio,
perché vogliamo la Chiesa Cattolica, dovremmo rientrare in
questa Chiesa conciliare per renderla, presumibilmente, Cattolica?
Questa è una completa illusione.

Pericolo di scisma?

Dire che non siamo la “Chiesa visibile”, che stiamo abbandonando la
“Chiesa visibile”, che è infallibile, sono solo parole che non
corrispondono alla realtà. È incredibile che si possa
parlare di “Chiesa visibile”, cioè di Chiesa conciliare, in
contrapposizione alla Chiesa Cattolica che noi cerchiamo di
rappresentare e portare avanti. Siamo contro la Chiesa conciliare che
è praticamente scismatica, anche se lo negano. In pratica,
è una Chiesa virtualmente scomunicata perché è una
Chiesa modernista. Non stiamo facendo una Chiesa parallela. Siamo
quello che siamo sempre stati: cattolici che perserverano. Questo
è tutto.

Ognuno di questi ultimi papi è veramente due papi in uno.
È stato Giovanni XXIII a lanciare l’apertura della Chiesa al
mondo. Da quel momento in poi siamo stati inquadrati
nell’ambiguità e nella doppiezza, cioè nel modo di agire
bifronte proprio del liberale.

Non siamo contro il Papa nella misura in cui rappresenta i valori della
Sede Apostolica che sono immutabili. Ma siamo contro il Papa nella
misura in cui è un modernista che non crede nella propria
infallibilità, che pratica l’ecumenismo. Finché a Roma
rimarranno attaccati alle idee del Concilio: libertà religiosa,
ecumenismo, collegialità, andranno nella direzione sbagliata.

Riconciliazione?

Non credo sia opportuno provare a contattare Roma. Penso che dobbiamo
ancora aspettare. Aspettare, ahimè, che la situazione peggiori
ancora da parte loro. Ma finora non vogliono riconoscere questo fatto.

Kyrie eleison