Relativo alla compromissione della Fraternità San Pio X con le moderne liberali e apostate autorità romane.
Che una fanciulla non incontri i lupi … possono affascinarla!
E tale fascino finisce parecchio col disarmarla!
Come può una fanciullina conoscere della vita il duro processo?
Ecco perché Mons. Lefebvre andava dai Romani lui stesso.
A questo indirizzo Internet, https://crowdbunker.com/v/A7bwTo5Ysp ,
si può trovare un interessante video in francese intitolato “Il
tradimento della FSSPX, raccontato dai sacerdoti”. L’immagine di sfondo
mostra Papa Bergoglio e don Davide Pagliarani, Superiore Generale della
FSSPX (Fraternità Sacerdotale San Pio X) con le teste una vicina
all’altra, come se fossero grandi amici. L’immagine non è vera,
è una caricatura, ma è una buona caricatura,
perché riassume l’enorme irrealtà che entrambi stanno
perseguendo, ovvero che 2+2=4 e 2+2=4 o 5 (o 6 o 6 milioni), possano
essere conciliati in 2+2=quattro e mezzo.
Ma questa è esattamente la stessa riconciliazione irreale che
Papa Benedetto e Mons. Fellay sognavano nel 2009. E’ il sogno irreale
dei liberali che pensano che le cose non siano necessariamente
ciò che sono oggettivamente, ma sono tutto ciò che piace
siano soggettivamente. Per esempio, se non mi piacciono i Dieci
Comandamenti, allora li faccio diventare Dieci Opzioni!
E se per altri dieci anni nulla interromperà l’attuale corso
delle vicende della Chiesa, nel 2035 un altro capo della Chiesa e un
altro Superiore Generale della FSSPX saranno caricaturizzati allo
stesso modo, perché il capo liberale della Chiesa si
atteggerà ancora ad amico della Tradizione Cattolica, mentre il
sognatore capo tradizionale della FSSPX cercherà ancora
l’approvazione degli uomini della Chiesa ufficiale, cioè dei
veri nemici della Fede.
Un buon vignettista potrebbe migliorare la caricatura ritraendo don
Pagliarani come Cappuccetto Rosso e l’apparente Papa come il Grande
Lupo Cattivo: “Che bei denti che hai”, sviolinandolo. “Per mangiarti
meglio, dolcezza!”.
Tuttavia, “non giudicate, perché non siate giudicati”, dice
Nostro Signore nel Discorso della Montagna ( Mt . VII, 1–5). Certamente non tutti
i sacerdoti della FSSPX sono traditori ben consapevoli di volersi
liberare dell’ultima traccia di Mons. Lefebvre. Certamente i
seminaristi dei seminari da lui costruiti ricevono ancora qualcosa
ereditato da lui.
Ma il problema è tra i loro Superiori, liberali saldamente
ancorati ai comandi della FSSPX nella sede centrale di Menzingen, in
Svizzera. Forse essi stessi credono fermamente che la dottrina
Cattolica escluda la contraddizione, come certamente 2+2=4 esclude la
contraddizione in aritmetica. Ma allora come possono essere così
intenzionati ad ottenere, per la Tradizione Cattolica, l’approvazione
ufficiale della Chiesa apostata di oggi? Questi hanno in testa il
modernismo, che significa il profondo indebolimento della verità
antica e ovvia. Tra le orecchie moderne non ci sono più
abbastanza cellule grigie in grado di cogliere la verità antica,
per così dire.
Tanto che quando un aspirante amico della FSSPX propone che essa segua
l’esempio di Mons. Lefebvre, che nel 1988 decise da sé, anche
senza l’approvazione di Roma, di consacrare i vescovi necessari per
l’apostolato mondiale, un amico più triste e più saggio
risponde: “Questo non è più possibile. La sede centrale
della FSSPX ha talmente imposto ai seminari della Neofraternità
una dottrina di obbedienza
alle autorità Romane e di obbedienza alle
autorità della Neofraternità che, negli ultimi anni, i
giovani sacerdoti escono da questi seminari in totale confusione.
Come nella Chiesa degli anni Cinquanta, l’obbedienza ha preso il
sopravvento sulla Verità. Conseguenza: “Devi fare quello che
dico io, solo perché lo dico io”. Questa follia fu già
espressa in latino: Hoc volo, sic
iubeo. Sit pro ratione voluntas (così voglio, così
ordino, la mia volontà prende il posto della ragione).
Negli anni Cinquanta, i cattolici avevano un problema molto reale: come
colmare il divario sempre più ampio tra le reali esigenze della
Fede e la reale empietà del mondo moderno, in continuo
progresso. Lo slogan, “Paga, prega e obbedisci”, ovvero mantenere le
apparenze della Fede svuotandone la sostanza, non era la soluzione che
occorreva adottare. Naturalmente, l’apparenza senza la sostanza
significava il crollo sia dell’apparenza sia della sostanza, e questa
era la Chiesa degli anni Sessanta.
Il Vaticano II ha naturalmente seguito quello slogan. Il Vaticano II
bis di domani corre il grave rischio de seguire quello che il Menzingen
di oggi sta imponendo ai suoi seminaristi.
Perciò la Neofraternità di oggi, ma non tutti i suoi
sacerdoti, non si sta allontanando, ma sta tornando al Vaticano II dei
terribili anni Sessanta. Caveant, consules. Attenzione, capi. Per lo
meno, smettete di ispirare i vignettisti fotografici che vi fanno
vedere come se foste in amicizia col vostro nemico mortale!
Kyrie eleison