Di seguito il riassunto di un recente articolo di un giornalista francese, Jean-Marie Guénois del quotidiano francese Le Figaro , di Parigi. Egli presenta un quadro convincente di come, ahimè, Papa Francesco non stia affatto cambiando rotta.
Roma è in subbuglio.
Nella Santa Sede regna un clima di alta tensione, in contrasto con
l’immagine della buona volontà trasmessa al mondo. La Curia
Romana, un tempo temuta, viene regolarmente scavalcata da Francesco.
Nel 2013 Francesco ha avviato una vasta riforma della Curia che si
concluderà alla Pentecoste di quest’anno, quando entrerà
in vigore la nuova Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium.
Il cambiamento più
importante pone sullo stesso piano tutti i dicasteri della Curia
Romana. Sono considerati tutti uguali. La Congregazione per la Dottrina
della Fede, che è stato il più alto dicastero per
dignità e importanza, è stato relegato in una posizione
al di sotto del dicastero dell’Evangelizzazione, appena prima di un
nuovo dicastero che si occupa di carità e di azione umanitaria.
Questo è il nuovo spirito del Papa: prima di parlare di
dottrina, la Chiesa deve essere “pastorale”, come un pastore che si
prende cura del suo gregge, e non come un maestro di virtù che
corregge i suoi studenti.
Un altro punto chiave, imposto
dal Papa, è il fatto che un laico, maschio o femmina, può
ora dirigere un dicastero Vaticano. Questo ufficio era prima riservato
a vescovi e cardinali per ragioni teologiche fondamentali legate alla
costituzione stessa della Chiesa cattolica. La nuova Costituzione
Apostolica promuove anche il decentramento. Il Vaticano resta il
Vaticano, ma è al servizio delle Conferenze Episcopali, le
strutture nazionali della Chiesa nel mondo, e non è più
superiore ad esse. Salvo per questioni di “dottrina, disciplina o
comunione della Chiesa”, le Conferenze Episcopali potranno decidere su
questioni locali senza fare riferimento a Roma.
Francesco riassume la sua
riforma come “lo spirito sinodale”. Questo è uno spirito
“democratico” e “collettivo” ispirato al governo delle Chiese ortodosse
e protestanti. Francesco vuole infondere questo spirito a tutti i
livelli della Chiesa cattolica. A tal fine è stato avviato uno
speciale Sinodo sulla “sinodalità” che si svolgerà in
tutte le diocesi nel 2022. Francesco ha nominato l’Arcivescovo di
Lussemburgo, Jean-Claude Hollerich, alla carica chiave di Relatore
Generale del prossimo sinodo romano sulla “sinodalità”.
Hollerich, un Gesuita, si è più volte espresso a favore
di un cambiamento dell’insegnamento della Chiesa
sull’omosessualità, affermando che “le posizioni della Chiesa
sulla peccaminosità delle relazioni omosessuali sono sbagliate”.
Il
Papa, in un incontro a Bratislava, ha confidato ai Gesuiti slovacchi di
“soffrire” nel vedere “l’ideologia del ritorno all’indietro” nella
Chiesa. È stata la lotta contro questa ideologia che ha anche
motivato la sua decisione di porre un freno normativo alla diffusione
del rito tridentino nelle parrocchie. “Continuerò così”,
ha detto ai Gesuiti, parlando contro i giovani sacerdoti che, appena
ordinati, chiedono al vescovo il permesso di “celebrare in latino”.
Bisogna farli “scendere sulla terra”.
Cominciano a circolare a Roma
le liste dei papabili. Sono solo speculazioni. Non hanno mai
contribuito all’elezione di un papa. Tuttavia, una cosa è certa:
con il prossimo gruppo di Cardinali che Francesco nominerà, egli
avrà scelto i due terzi dei cardinali nel prossimo Conclave.
Questa è la maggioranza necessaria per eleggere un successore.
Francesco controlla tutto, fino all’ultimo dettaglio.
Kyrie eleison.