E laddove i colloqui Roma-FSSPX sfociassero in qualche accordo pratico,
la questione cruciale sarebbe: chi nomina d’ora in poi i vescovi della
FSSPX?
…E se mai…
… E se mai le discussioni che si svolgeranno fra Roma e la
Fraternità San Pio X sembrassero potere giungere ad
un “accordo pratico” non dottrinale fra le parti, tutti i cattolici
desiderosi di salvare le loro anime dovrebbero studiare l’“accordo” da
vicino – in particolare nelle scritte più piccole – per vedere
chi sarebbe in futuro a nominare il capo o i capi, e i loro successori,
nella FSSPX approvata da Roma.
Questi potrebbe portare qualunque titolo che piacerà a entrambe
le parti: “Superiore Generale” o “Prelato personale” o “Gran Signore
delle galere” (un personaggio di nobile rango e titolo) – il nome
sarebbe di nessuna importanza. Cruciale sarebbe chi dovesse prendere le
decisioni; e chi nominerebbe chi dovesse prendere le decisioni? Sarebbe
nominato dal Papa o dalla Congregazione del Clero, o da qualche
ufficiale romano, o come adesso dovrebbe continuare ad essere nominato,
indipendentemente da Roma, all’interno della FSSPX, con un’elezione
ogni 12 anni da parte dei circa 40 principali sacerdoti della FSSPX
(prossime elezioni nel 2018)? Che “accordo” si sarebbe raggiunto con
Roma se non si fosse ottenuto il controllo sulle nomine della direzione
della FSSPX?
La storia della Chiesa cattolica è costellata di esempi della
lotta tra gli amici e i nemici di Dio – normalmente Chiesa e Stato,
rispettivamente – ma oggi non più! – per il controllo della
nomina dei vescovi cattolici. Come ogni intelligente amico o nemico
della Chiesa sa bene, i vescovi sono la chiave per il suo futuro. (Come
Mons. Lefebvre usava dire, a dispetto di tutte le sciocchezze
democratiche odierne, sono i vescovi che formano il popolo cattolico e
non il popolo che forma i vescovi.)
Un classico esempio di questa lotta è il Concordato napoleonico
del 1801, con il quale lo Stato francese da poco massonico, fece in
modo di assicurarsi un significativo grado di controllo sulla scelta
dei vescovi nella Chiesa in Francia. Prontamente tutti i vescovi
pre-rivoluzionari furono allontanati in quanto ancora troppo cattolici,
e la Chiesa si avviò tranquillamente lungo il cammino verso il
Vaticano II. Allo stesso modo, quando nel 1905 la massoneria interruppe
l’unione dello Stato francese con la Chiesa, per meglio perseguitarla,
l’eroico Papa Pio X approfittò dalla sua indesiderata nuova
indipendenza dallo Stato per nominare, e consacrare lui stesso, una
manciata di nove vescovi; ma il loro virile cattolicesimo
spaventò così tanto i Massoni che, non appena Pio X
morì, si affrettarono a tornare a negoziare una certa riunione
fra Chiesa e Stato, perché potessero recuperare il controllo
della nomina dei vescovi francesi – e il Vaticano II ne ha seguito la
pista.
Lo schema si ripeté nel 1988, quando solo la fede eroica e il
coraggio di Mons. Lefebvre salvarono la FSSPX con la consacrazione di
quattro vescovi a prescindere dalla disapprovazione esplicita della
Roma conciliare. Le stesse volpi conciliari potrebbero ora “dar via al
negoziato”, al fine di riprendere il controllo dei quattro “brutti
anatroccoli” della FSSPX, e dei loro successori potenzialmente
indipendenti – gli anatroccoli sono un boccone prelibato per le volpi
affamate!
Dio benedica don Schmidberger e Mons. Fellay, e tutti i loro successori
che sosterranno questa indipendenza cattolica fino a quando Roma
rimarrà fuori del suo sentire cattolico!
Kyrie eleison.