Alla fine del mese
scorso a Courtalain in Francia, 15 Superiori delle Comunità
cattoliche tradizionali, ma in regola con Roma, hanno rilasciato una
dichiarazione congiunta in previsione del loro incontro con Papa
Francesco di pochi giorni dopo, perché avevano il ragionevole
timore di perdere la loro buona reputazione con Roma, acquistata a caro
prezzo.
Infatti il 16 luglio con il suo Motu Proprio Traditionis Custodes il
Papa aveva usato tutta la sua apparente autorità per fermare
nella Chiesa ogni ulteriore utilizzo del rito tradizionale della Messa.
Li aveva convocati a Roma all’inizio di settembre per ritirare loro la
buona reputazione con la Roma? Dopo aver bandito duramente la Messa in
latino, sarebbe stato del tutto logico per lui vietare alle
Comunità di usare quella Messa.
E così, pochi giorni prima dell’appuntamento con il Papa, queste
Comunità si sono riunite per valutare il loro pericolo, e alla
fine del loro incontro hanno emesso una Dichiarazione congiunta della
loro posizione, per la quale il miglior commento ci è fornito da
un favolista di 2.600 anni fa.
Ecco un breve riassunto della loro dichiarazione.
Noi sottoscritti 15 Superiori
desideriamo prima di tutto sottolineare il nostro amore per la Chiesa e
la nostra fedeltà al Papa. Ma dopo la sua recente condanna della
Messa in latino, ci sentiamo sospettati, emarginati ed esiliati. Lungi
dal pretendere di considerarci, da tradizionalisti, la vera Chiesa, noi
dipendiamo dal Papa di Roma e dai vescovi diocesani per la nostra
salvezza e la fede. Ci sottomettiamo lealmente alla loro
autorità e al loro insegnamento, compreso quello del Vaticano II
e dei successivi. Per favore, perdonateci se un qualche spirito di
partito o di orgoglio è soto tra noi . Chiediamo un dialogo
umano, personale e fiducioso dove possiamo raccontare la nostra storia
di dolore, in particolare di come abbiamo fatto affidamento sulle
promesse di Roma per costruire le nostre Comunità. Soprattutto,
vi preghiamo di avere un dialogo veramente umano e misericordioso.
Contribuiamo alla diversità di Noi sottoscritti 15 Superiori
desideriamo prima di tutto sottolineare il nostro amore per la Chiesa e
la nostra fedeltà al Papa. Ma dopo la sua recente condanna della
Messa in latino, ci sentiamo sospettati, emarginati ed esiliati. Lungi
dal pretendere di considerarci, da tradizionalisti, la vera Chiesa, noi
dipendiamo dal Papa di Roma e dai vescovi diocesani per la nostra
salvezza e la fede. Ci sottomettiamo lealmente alla loro
autorità e al loro insegnamento, compreso quello del Vaticano II
e dei successivi. Per favore, perdonateci se un qualche spirito di
partito o di orgoglio è soto tra noi . Chiediamo un dialogo
umano, personale e fiducioso dove possiamo raccontare la nostra storia
di dolore, in particolare di come abbiamo fatto affidamento sulle
promesse di Roma per costruire le nostre Comunità. Soprattutto,
vi preghiamo di avere un dialogo veramente umano e misericordioso.
Contribuiamo alla diversità di quella liturgia che è al
centro della Chiesa. E lo stesso Papa Francesco dice che tutte le anime
vanno raggiunte, per aiutare ciascuna a trovare il proprio modo di
appartenere alla Madre Chiesa.
Ed ecco la favola di Esopo (620–564 a.C.), intitolata “Il Lupo e l’Agnello”.
Un agnello
vangante, di mattina presto nel bosco, stava bevendo sulla riva di un
ruscello. Quella stessa mattina un lupo affamato percorreva la riva
lungo il ruscello in cerca di qualcosa da mangiare. Ben presto mise gli
occhi sull’agnello. Di regola il signor lupo mangiava bocconcini
così deliziosi senza pensarci due volte, ma questo agnello
sembrava così indifeso e innocente che il lupo sentì che
avrebbe dovuto avere una specie di scusa per togliergli la vita.
“Come osi sguazzare nel mio ruscello e sollevare tutto il fango!”
gridò ferocemente. “Meriti di essere punito severamente per la
tua avventatezza!”.
“Ma, Altezza” , rispose l’agnello tremante, “non adiratevi! Non posso
assolutamente intorbidire l’acqua che state bevendo lassù.
Ricordate, voi siete a monte e io a valle”.
“La fai infangare comunque!” ribatté ferocemente il lupo. “E
oltre a questo, ho sentito dire che hai raccontato bugie su di me
l’anno scorso! Come ti sei permesso?”. Supplicò l’agnello: “ma
sono nato solo quest’anno”.
“Se non eri tu, era tuo fratello!”.
“Non ho fratelli”.
“Bene, allora”, ringhiò il lupo, “era comunque qualcuno della
tua famiglia. Ma non importa chi fosse, non ho intenzione di farmi
dissuadere dalla mia colazione”.
E senza più parole il lupo afferrò il povero agnello e lo portò nella foresta.
Kyrie eleison.