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La filosofia di Madiran

visibili,

Così il “pensiero” moderno ci emancipa dalla realtà.

Come Papa Pio X nella sua grande Enciclica anti-modernista del 1907,
“Pascendi”, Jean Madiran nel suo libro “L’eresia del XX secolo” parte
dalla filosofia, perché per entrambi il motivo che ha reso le
menti moderne incapaci di comprendere il cattolicesimo è di
natura filosofica piuttosto che teologica. Così la prima delle
sei parti del libro di Madiran ha come titolo “Preambolo filosofico”.
Sorprendentemente, l’autore stesso dice ai lettori che possono saltare
il Preambolo se vogliono, probabilmente per risparmiare tempo a coloro
che sono giustamente allergici alle delinquenziali assurdità che
provengono dalle cosiddette “università” contemporanee. In
effetti, il tema del libro di Madiran è tanto dipendente dalla vera filosofia quanto
indipendente dalla “filosofia” odierna, o pseudo-filosofia.

Ma perché e come la Fede soprannaturale dipende
dalla filosofia, che è lo studio razionale di tutta la
realtà naturale, o l’elevazione, per così dire, del
(vero) buon senso dal livello amatoriale al livello professionale? La
Fede sopranaturale non è infinitamente superiore alla filosofia
intrinsecamente naturale? Risposta: La produzione di buon vino da parte
di un vignaiolo non dipende dalle bottiglie di vetro pulite e intatte,
anche se senza di esse il produttore non riuscirà a mandare
avanti la sua attività, perché se le bottiglie sono
sporche o crepate nessuno acquisterà il suo vino, a prescindere
dalla sua bontà. Quindi il viticoltore dà per scontato di
essere fornito di bottiglie pulite e intatte. Rispetto al vino, la
bottiglia di vetro non vale quasi nulla quando è vuota, ma
è assolutamente necessario che sia senza crepe o sporcizia per
poter contenere il vino.

TOra la ragione umana è come la bottiglia. Sebbene sia solo una
facoltà naturale, quando essa giungerà alla morte
dovrà, pena l’eterna condanna, necessariamente contenere il vino
soprannaturale della Fede (Mc. XVI, 16). La Fede è un dono
supremo di Dio mediante la quale la ragione di un uomo è
soprannaturalmente elevata a credere, ma se quella facoltà di
ragione è viziata da errori e miscredenze umane, allora, come la
bottiglia sporca, rischia di sporcare il vino della Fede di Dio, per
quanto divina di per sé sia quella convinzione. E il modernismo
è un errore così radicale che rovinerà, o
minerà, qualsiasi Fede, per quanto pura, riversata in quella
mente. E come il vino versato in una bottiglia sporca non può
fare a meno di essere rovinato, così la Fede cattolica versata
in una mente moderna non potrà che essere minata.

Questo insegnano Pio X, de Corte, Calderón e Madiran, insieme a
tutti i maestri che hanno colto l’oggettiva malizia di una mente
soggettivista.

E come ha fatto Madiran a dimostrare che i vescovi francesi negli anni
‘60 erano privi della ragione cattolica? Egli parte da una loro
dichiarazione ufficiale del dicembre 1966 (p. 40) dove affermano che
“per una mente filosofica” le parole “persona” e “natura”, cruciali per
la cristologia (teologia cattolica di Cristo), hanno cambiato il loro
significato fin dai tempi di Boezio (che ha elaborato la definizione di
“persona”) e dell’Aquinate (che ha rafforzato la definizione di
“natura”). In altre parole, per i vescovi francesi la filosofia moderna
ha superato e sostituito la filosofia classica, da sempre incorporata
nella dottrina immutabile della Chiesa, rendendo il tomismo obsoleto e
impraticabile “per una mente filosofica”.

Ma in una Chiesa in cui la dottrina si è sempre adeguata a
ciò che non cambia mai nella realtà extra-mentale, questa
prospettiva dei vescovi francesi si configura essere assolutamente
rivoluzionaria.

Può solo significare, dice Madiran (43), che stanno aderendo
alla rivoluzione copernicana filosofica di Immanuel Kant (1724–1804)
che ha posto la “realtà” non più fuori ma dentro la
mente. Tuttavia (45, 46), non vi è alcun obbligo, tranne che
nell’ambito della filosofia kantiana, di accettare questa
interiorizzazione della realtà. Solo, sulla base di soggettive
premesse si arriva inevitabilmente a irreali conclusioni.

La scelta (im)morale da parte dei vescovi francesi di seguire Kant e
abbandonare l’Aquinate, dimostra la loro apostasia implicita (50) e
l’adesione ad una religione anti-naturale. Stavano dichiarando la loro
indipendenza dalla verità di Dio attraverso il loro rifiuto
della realtà di Dio e dell’Ordine che Egli ha impiantato nella
Natura (60–63).

Madiran conclude la sua Parte I spiegando che mentre il tomismo
corrisponde all’esperienza umana di tutti i tempi e di tutti i luoghi
(66), il kantismo ha separato i vescovi francesi dalla realtà,
come ha fatto per la mente dell’epoca moderna, alla quale questi
vescovi vogliono tanto piacere (67).

Kyrie eleison.