Galati
I, 8-9 è un testo classico per dimostrare la priorità
della verità sull’autorità, cioè della Tradizione
cattolica sulla Roma di oggi.
Prima la Verità
Ci
devono essere molte obiezioni all’argomento dei recenti numeri di
questi “Commenti”: che essendo la divina verità prioritaria
rispetto agli insegnanti umani, l’infallibilità dei Papi non
è necessario che ci tocchi più di tanto, perché
dietro, al di là e al di sopra di loro, sta la vera Fede. Ma
ecco un’obiezione classica: la Verità in sé può
essere al di sopra di loro, ma a noi esseri umani essa
giunge solo attraverso di loro – “la
fede viene dall’ascolto” (Rom.
X, 17).Perciò Nostro Signore ha affidato a Pietro (cioè
ai Papi), il compito di confermare i suoi fratelli nella fede (Lc. XXII, 31-32). Così, per
noi cattolici gli insegnanti precedono la Verità che non
possiamo ricevere senza di loro. Inoltre lo Spirito Santo li guida (Gv. XVI, 13), quindi come posso
dire io in qualche modo se o quando Egli non lo stia facendo?
Anche la risposta si trova nella Scrittura. San Paolo scrive a un
gregge che ha istruito nella Fede:“Se
anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso
da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!” E il
punto è così importante che San Paolo ripete
immediatamente: “L’abbiamo già
detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da
quello che avete ricevuto, sia anàtema!” (Gal. I ,8-9).
Ma, un Galato avrebbe potuto obiettare: perché dovremmo credere
al Vangelo della tua prima visita in Galazia e non ad un altro
eventualmente diverso, della tua seconda? San Paolo dà subito
una prima ragione:“Il vangelo da me
annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho
ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di
Gesù Cristo.”(Gal.
I, 1-12). E San Paolo conferma questo narrando quanto poco contatto
egli avesse avuto con coloro che avrebbero potuto istruirlo, gli altri
Apostoli, prima che cominciasse a predicare (I, 15-19), un fatto
ovviamente verificabile da loro, e egli giura ai Galati che non sta
mentendo (I, 20). Una seconda ragione che dà un po’ dopo, sono i
miracoli e l’esperienza dello Spirito Santo (III, 2-5) che gli stessi
Galati avevano sperimentato come diretto risultato della predicazione
fatta da Paolo nella prima visita.
Così Paolo dimostra che Dio ha istruito lui e ha confermato i
Galati, sul Vangelo di quella prima visita, e la contraddizione tra
esso e qualsiasi altro Vangelo, i Galati sarebbero non solo in grado, ma anche
obbligati a coglierla da loro stessi, se volevano salvare le
loro anime. E non importa se (I, 8), il predicatore del diverso Vangelo
fosse un angelo o Paolo stesso – o un Papa! – i Galati avrebbero sempre
il dovere assoluto di attenersi al primo Vangelo di Paolo. La
verità che era stata
loro rappresentata (III, 1), i Galati l’aveva riconosciuta e
accettata (III, 3), così come si riconosce che 2 più 2 fa
4, quindi essa doveva avere la priorità su qualsiasi altro
insegnante che la contraddicesse, a prescindere dall’autorità
che potesse sembrare avere per insegnare (I, 9).
Così Mons. Lefebvre usava dire che per i 19 secoli trascorsi da
San Paolo al Vaticano II, la Chiesa aveva predicato esattamente lo
stesso Vangelo, che viene da Dio e da Lui è sempre e nuovamente
confermato. Quel Vangelo, in quanto rivelato da Dio è la
Rivelazione; in quanto tramandato dagli uomini di Chiesa è la
Tradizione; in quanto insegnato con autorità dalla Chiesa
è il suo Magistero Ordinario e Straordinario. Tra quel Vangelo e
il Vaticano II la contraddizione è evidente, quindi dobbiamo
accettare e credere alla Tradizione, se vogliamo salvare le nostre
anime, quali che siano le apparenti autorità della Chiesa
Conciliare che possano dire il contrario. Così Dio ci aiuti.
Come può allora, proprio la Fraternità San Pio X di Mons.
Lefebvre, essere ufficialmente alla ricerca di una sottomissione alle
autorità del Vaticano II?
Kyrie eleison.