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GREEK GIFTS — III. (EC 216)

Vatican insider suggerisce ciò che Roma dirà
alla Fraternità San Pio X alla loro prossima riunione. Ma il
problema Roma-FSSPX si trova molto più in profondità.

“I regali dei Greci” – III
La speculazione è solo speculazione. I giornalisti sono solo
giornalisti.
Il mese scorso, un giornalista italiano ha affermato che “Vatican
insider” era in grado di confermare l’incontro del 14 settembre tra
gli Ufficiali romani e il Superiore Generale della Fraternità
San Pio X con i suoi due Assistenti, e ha sostenuto che si sarebbe
potuto discutere di una possibile regolarizzazione canonica della
FSSPX.
Questa la sintesi dei punti principali presentati da Andrea Tornielli:

Gli Ufficiali del Vaticano presenteranno alla FSSPX (1) dei chiarimenti
basati sull’“ermeneutica della continuità” di Benedetto XVI e in
grado di dimostrare qual è l’interpretazione più
autentica dei testi del Vaticano II.
“Soltanto se saranno superate le difficoltà dottrinali” – dice
Tornielli – , sarà sottoposta (2) una soluzione alla
irregolarità canonica in cui si trovano ancora i vescovi e i
sacerdoti della FSSPX: un Ordinariato come quello concesso agli
Anglicani a maggio, col quale la FSSPX potrebbe dipendere direttamente
dalla Santa Sede tramite la Commissione Ecclesia Dei. Questo assetto
permetterebbe alla FSSPX di “mantenere le sue caratteristiche senza
dover rispondere ai vescovi diocesani”. Ma (3) un accordo del genere
non è sicuro perché “all’interno della Fraternità
San Pio X convivono diverse sensibilità”.
Da tutto quello che si conosce pubblicamente sulle relazioni fra il
Vaticano e la FSSPX, le previsioni di Tornielli per l’incontro del 14
settembre sembrano altamente probabili. Ma ognuno dei suoi tre punti
principali abbisogna di un commento: –
In primo luogo, visto l’abisso dottrinale che separa il Vaticano
odierno dalla FSSPX di Mons. Lefebvre, non si può dire che
l’“ermeneutica della continuità” di Benedetto XVI sia una
soluzione (si vedano i CE 208-211). Se Tornielli ha ragione,
sarà interessante (ma non edificante) vedere come Roma provi
ancora una volta a dimostrare che 2+2 possa fare indifferentemente 4 o
5. La dottrina cattolica è rigida esattamente come
l’affermazione che 2+2 fa solo 4, anche se per noi esseri umani questa
rigidità non è ugualmente chiara.
In secondo luogo, in merito all’assetto canonico evocato da Tornielli,
se –  incredibilmente – la FSSPX finisse con l’accettare una
qualche sorta di compromesso dottrinale, in alcun modo potrebbe
ritrovarsi sulle posizioni della Santa Sede (2+2 = 4 o 5) e
contemporaneamente “mantenere le sue caratteristiche” (basate sul fatto
che 2+2 fa esclusivamente 4). L’accordo pratico finirebbe con
l’esercitare una costante ed infine irresistibile pressione per rendere
la dottrina cattolica non più esclusiva, ma inclusiva
dell’errore, tale da portare all’adozione dell’ideologia massonica e
all’abbandono della stessa ragione d’essere della Fraternità di
Mons. Lefebvre.
In terzo luogo, Tornielli potrebbe aver ragione nel giudicare che
l’accordo non è  sicuro, ma o lui o “Vatican insider” si
sbagliano del tutto se pensano che il problema starebbe nelle “diverse
sensibilità”. Le sensibilità sono cose soggettive, mentre
il problema centrale tra il Vaticano e la Fraternità di Mons.
Lefebvre è del tutto oggettivo, come 2+2 = 4. In nessun tempo,
avanti o indietro nell’eternità, in nessun luogo, pianeta o
stella creata o creabile, 2+2 può equivalere a qualcosa che non
sia esclusivamente 4.
Non a caso, quando tutti gli sforzi tattici di Mons. Lefebvre fallirono
con la denuncia dell’accordo del maggio 1988, volto ad ottenere
dall’allora cardinale Ratzinger un posto sicuro per la Fede all’interno
della Chiesa ufficiale, egli pronunciò le famose parole:
«Eminenza, anche se Lei fosse pronto a darci tutto quello che
chiediamo, noi saremmo costretti a rifiutare, perché noi stiamo
lavorando per cristianizzare la società, mentre voi state
lavorando per decristianizzarla. La collaborazione tra noi è
impossibile.»
Kyrie eleison.