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ROME INSISTS (EC 231)

Un saggio
di uno dei quattro teologi romani che hanno partecipato ai colloqui
Roma-FSSPX mostra che la posizione di Roma non è cambiata.

Roma insiste
All’incirca nello stesso periodo in cui Mons. Fellay faceva sapere che
la FSSPX chiederà dei chiarimenti sul Preambolo Dottrinale, la
risposta ai colloqui dottrinali svoltisi dal 2009 alla primavera di
quest’anno, uno dei quattro teologi romani che presero parte a questi
colloqui, Mons. Fernando Ocáriz, ha pubblicato un articolo,
“Sull’adesione al Concilio Vaticano II”. Il suo tempismo dimostra che
non siamo fuori dai guai, al contrario! Ma veniamo ai suoi argomenti,
che almeno sono chiari.
Nella sua introduzione egli sostiene che il Concilio “pastorale”
è stato comunque dottrinale. Ciò che è pastorale
è basato sulla dottrina. Ciò che è pastorale
intende salvare le anime, il che implica la dottrina. I documenti del
Concilio contengono parecchia dottrina. Bene! Quanto meno, il
Monsignore non cerca di schivare le accuse dottrinali rivolte al
Concilio, dicendo che non fu dottrinale, come hanno fatto molti
difensori di questo Concilio.
In seguito, circa il Magistero della Chiesa in generale, egli sostiene
che il Vaticano II fu condotto da vescovi cattolici che hanno “il
carisma della verità, l’autorità di Cristo e la luce
dello Spirito Santo”. Negarlo, egli dice, “significa negare qualcosa
dell’essenza stessa della Chiesa”. Ma, Monsignore, che dire allora
della massa dei vescovi cattolici che seguirono l’eresia ariana sotto
Papa Liberio? Eccezionalmente, perfino la quasi totalità dei
vescovi cattolici può andare dottrinalmente fuori strada. Se
è successo una volta, può succedere ancora. È
successo col Vaticano II, come dimostrano i documenti.
Continua quindi, sostenendo che gli insegnamenti non dogmatici e non
definiti del Concilio richiedono nondimeno l’ossequio dei cattolici,
“ossequio religioso della volontà e dell’intelletto”, che
costituisce “un atto di obbedienza, radicata nella fiducia
nell’assistenza divina al Magistero”. Monsignore, ai vescovi
conciliari, come ai vescovi ariani, Iddio offrì indubbiamente
tutta l’assistenza di cui avevano bisogno, ma essi la rifiutarono,
com’è dimostrato nel caso di Vaticano II dall’allontanamento dei
loro documenti dalla Sua Tradizione.
Infine, Mons. Ocáriz dà per scontato che dal momento che
il Magistero cattolico è in continuità e il Vaticano II
è stato Magistero, i suoi insegnamenti possono essere solo in
continuità col passato. E se appaiono in rottura col passato, la
cosa che il cattolico deve fare è interpretarli come se non vi
sia alcuna rottura, come fa per esempio “l’ermeneutica della
continuità” di Benedetto XVI. Ma, Monsignore, questi argomenti
possono essere ribaltati. In effetti, vi è rottura dottrinale,
come risulta dall’esame degli stessi documenti conciliari. (Per
esempio, vi è (Vaticano II), o non vi è (Tradizione) un
diritto umano a che non venga impedita la diffusione dell’errore?).
Pertanto, il Vaticano II non è vero Magistero della Chiesa, tale
che la cosa che il cattolico deve fare è mostrare che c’è
davvero rottura con la Tradizione, come fece Mons. Lefebvre, invece di
far finta che tale rottura non ci sia.
Per ultimo il Monsignore afferma che solo il Magistero può
interpretare il Magistero. Il che ci riporta punto e a capo.
Cari lettori, Roma non è affatto fuori dai guai. Che il Cielo ci
aiuti.
Kyrie eleison.