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TRY HARDER ! (EC 174)

Se un
amico incredulo invidia la certezza dei cattolici, può essere il
suo modo per chiedere. Lascia che studi gli argomenti della Chiesa.

“Impégnati di più!”
Un amico non cattolico che conosco da oltre 50 anni mi ha detto
recentemente, “Come invidio la tua certezza!” Dal che ho dedotto che
egli desidererebbe credere ciò che credono i cattolici, ma pensa
di non poterlo fare. Sono stato tentato di rispondere,
“Impégnati di più!”, ma in quella occasione ho taciuto.
Ora, il credere è un atto della mente e non della
volontà, ma quando la mente deve credere le verità
soprannaturali della Fede, che sono intrinsecamente al di sopra della
sua portata naturale, essa ha bisogno della spinta della
volontà. Quindi, pur non essendo il credo soprannaturale un atto
della volontà, esso è impossibile senza quest’atto.
“Nessuno crede contro la sua volontà”, dice Sant’Agostino.
È questo il motivo per cui “impegnarsi di più” con la
volontà è il consiglio che si può dare a qualcuno
la cui mente non
crede, consiglio che non è così irragionevole come
può sembrare. E se le credenze verso cui è spinta la
volontà sono oggettivamente vere, un tale consiglio non
indurrà a scambiare i suoi desideri per la realtà.
Per prima cosa, però, se un uomo invidia realmente e veramente
la certezza dei credenti cattolici, dovrebbe applicare la sua mente nello studio di come
siano ragionevoli le credenze cattoliche. Queste potranno essere al di sopra della ragione
umana, ma non sono contrarie
ad essa.
Com’è possibile? È possibile che Dio crei la ragione
umana e al tempo stesso imponga di credere delle verità che si
farebbero beffe di questa ragione? Sarebbe in contraddizione con
Sé stesso. San Tommaso, nella sua “Summa theologiae”,
dimostra costantemente che fede e ragione sono intrinsecamente
distinte, ma in perfetta armonia tra loro.
Quindi, ciò che può fare la ragione umana, e che dovrebbe
fare il mio amico, è di costruire una rampa naturale verso la
Fede soprannaturale, per esempio per mezzo dello studio dei
ragionevolissimi argomenti che provano l’esistenza di Dio, la
divinità dell’uomo Gesù Cristo e la di Lui divina
istituzione della Chiesa Cattolica Romana. Questi argomenti sono ben
alla portata della ragione naturale, a condizione che la volontà
non vi si opponga, perché una mente sviata non
riconoscerà mai la verità che ha di fronte. La
volontà deve volere la realtà, altrimenti la mente non
coglierà mai la verità.
Per noi uomini, la verità consiste nella conformità della
nostra mente alla realtà.
Una volta che un uomo abbia fatto tutto il possibile con la retta
ragione e la buona volontà, così da cogliere la
ragionevolezza della Fede, con questo non possiederà la fede
soprannaturale, che resta un dono di Dio. Tuttavia, Dio come può
chiederci di credere (pena la dannazione eterna – Mc XVI, 16), e
insieme rifiutare il dono della fede ad un’anima che ha fatto tutto
ciò che rientra nelle sue possibilità naturali – ma Dio
non può essere ingannato –  per prepararsi a ricevere tale
dono? Soprattutto se, com’è ragionevole, dopo aver fatto il
possibile, quest’anima Gli chieda umilmente questo dono con la
preghiera?
Egli resiste ai superbi, ma concede i suoi doni agli umili (Gc. IV, 6)
e si lascia trovare da coloro che lo cercano con cuore integro (Dt. IV,
29; Ger. XXIX, 13; Lam. III, 25, e molte altre citazioni del Vecchio
Testamento).
Caro amico, leggi e chiedi. Impegnandoti, è molto probabile che
tu riesca a far tua la certezza.
Kyrie eleison.