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CHRISTS SUFFERING (EC 91)

San Tommaso d’Aquino presenta tutti gli
aspetti della sofferenza di Cristo. L’insieme delle sofferenze di tutti
gli uomini che siano mai vissuti,
potrebbe mai corrispondervi.

Sofferenza di Cristo
La vigilia della
Domenica delle Palme è sicuramente un buon momento per
considerare con San Tommaso d’Aquino (IIIa, Q46, art.5,6) come la
sofferenza di Cristo abbia superato ogni altra sofferenza. Naturalmente
Cristo non poteva soffrire nella sua impassibile natura divina, ma
scelse la sua natura umana perfetta, concepita per opera dello Spirito
Santo e nata dalla Vergine Maria, per fornirsi di uno strumento di
sofferenza incomparabilmente sensibile, in anima e corpo, per
riscattare tutti noi e per salvarci dall’Inferno, se lo vogliamo.
Per quanto riguarda il Corpo
di Cristo, ogni parte di esso, dal capo coronato di spine ai piedi
trafitti dai chiodi, fu tormentata nella Sua Passione, culminante nei
dolori lancinanti della morte in Croce, tre ore di tormento tra i
crampi per spingere sui piedi inchiodati per respirare, e la dispnea o
il soffocamento per reggersi sulle mani inchiodate per alleviare i
crampi. La crocifissione era stata studiata appositamente perché
fosse atroce – entrambe le parole [in inglese: crucifixion (crocifissione) e excruciating (atroce)] derivano dal
latino crux, crucis, “croce”.
Per quanto riguarda l’Anima
di Cristo, con la sua gamma di percezione molto più ampia di
quella dei semplici sensi corporei, quantunque perfetti, St. Tommaso
indica tre ordini di sofferenza.
In primo luogo, per la scienza infusa, Cristo vide tutti i peccati di
tutti gli uomini di tutti i tempi, e scelse di pagare col suo
sacrificio per tutti quei peccati in generale. In altre parole Egli
usò le sue doti sovrumane, non per evitare la sofferenza, ma per
soffrire di più. Eppure, allo stesso tempo ha voluto soffrire
non solo con un calcolo divino, in base al quale una semplice puntura
della Persona divina sarebbe stata un pagamento infinito e più
che sufficiente, ma con un calcolo umano, subendo Egli solo come le
esecuzioni di innumerevoli criminali!
In secondo luogo, con la normale conoscenza umana, Cristo soffrì
nella sua anima osservando i diversi tipi di persone che contribuirono
alla sua Passione: Ebreo e Gentile, uomo e donna (ad esempio, la serva
che beffeggia Pietro), capi e popolo, amici e nemici. In particolare,
dice San Tommaso, Cristo ha sofferto nella sua anima per essere stato
odiato dal suo stesso popolo, allora ancora il Popolo Eletto da Dio, e
– peggio di tutto – per essere stato abbandonato e tradito dai suoi
stessi Apostoli. In terzo luogo, come ogni uomo, Cristo soffrì
nella sua anima per il dover morire, e quanto più innocente e
perfetta fu la sua vita, tanto più acutamente soffrì per
il doverla perdere e per l’ingiustizia di questa perdita.
Ora, quale altro essere umano, o massa di esseri umani, ha vissuto una
vita perfetta e innocente; ha scelto di darla via con una morte
così orribile come con la crocifissione; è stato in grado
di vedere tutti i peccati di tutti gli uomini e ha desiderato pagare
per loro; e infine ha constatato l’abbandono di tutti intorno a lui, al
punto di sentirsi abbandonato anche da Dio (“lama, lama, sabactani”)?
Ci sono stati sei milioni di questi uomini, ma non si potrebbe
pretendere che il loro sacrificio sia stato motivato da qualcosa come
la carità di Cristo, con il suo travolgente amore divino e umano
per tutti noi poveri peccatori. Quindi il loro sacrificio non potrebbe
essere lontanamente paragonabile al suo.
Kyrie eleison.