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PERIL ETERNAL (EC 218)

Per
qualsiasi essere umano raggiungere la salvezza eterna può essere
un’impresa pericolosa, ma le libere scelte aumentano o diminuiscono
notevolmente i rischi.

Pericolo eterno
Un vecchio amico mi ha appena chiesto: “Perché siamo esseri
umani qui sulla terra?” Naturalmente ho risposto: «Per pregare,
amare e servire Dio e così facendo per salvare…” Lui subito mi
ha interrotto: “No, non è questo che voglio sapere. Quello che
intendo dire è che prima di esistere, non c’ero e non ero in
pericolo. Adesso che esisto sono seriamente esposto al pericolo di
perdere la mia anima. Perché, senza il mio consenso, mi è
stata data questa pericolosa esistenza che, una volta avuta, non posso
più rifiutare?
Espressa in questo modo, la domanda è seria, perché getta
un dubbio sulla bontà di Dio. Certamente è Dio che
dà la vita ad ognuno di noi e ci pone di fronte ad una scelta
che non possiamo eludere: o il sentiero ripido e stretto per il Cielo o
la strada agevole e larga per l’Inferno (Mt. VII,13-14). Non v’è
dubbio che i nemici della salvezza delle nostre anime: il mondo, la
carne e il Diavolo, sono pericolosi, visto che la cosa triste è
che la maggior parte delle anime alla fine della propria vita cade
nell’Inferno (Mt. XX, 16).
Quindi, come può essere giusto che io mi venga a trovare in tale
pericolo senza che vi abbia acconsentito?
La risposta è sicuramente che se il pericolo esistesse senza
alcuna mia minima colpa, allora la vita sarebbe veramente un dono
avvelenato. Se invece il pericolo c’è spesso in buona parte per
colpa mia e se lo stesso libero arbitrio mi conduce all’Inferno se
usato erroneamente, mentre se usato correttamente mi permette di
entrare in un’eternità di inimmaginabile beatitudine, allora non
solo la vita non è un dono avvelenato, ma è l’offerta
magnifica di una gloriosa ricompensa, del tutto sproporzionata rispetto
allo sforzo relativamente piccolo che può costarmi sulla terra
l’evitare il pericolo e l’usare correttamente il mio libero arbitrio (Is. LXIV, 4).
Ma l’interlocutore potrebbe obiettare che nessuno di questi tre nemici
della sua salvezza sono colpa sua: “Il mondo che ci spinge alla
mondanità e alla concupiscenza degli occhi, è intorno a
noi dalla culla alla tomba, e solo la morte permette di sfuggirvi. La
debolezza della carne inizia col peccato originale e risale ad Adamo ed
Eva. Ed io allora non c’ero! Anche il Diavolo esiste da molto prima che
io nascessi e agisce indisturbato nei tempi moderni!”
Al che si può  rispondere che dei tre nemici siamo fin
troppo responsabili per colpa nostra.
Circa il mondo, noi dobbiamo essere nel mondo, ma non del mondo (Gv. XVII, 14-16). Dipende da noi se
amiamo le cose del mondo o preferiamo le cose del Cielo. Quante
preghiere nel Messale chiedono la grazia di preferire le cose del
Cielo!
Così per la carne, quanto più sfuggiamo alla sua
concupiscenza dentro di noi, tanto più essa perde il suo
pungiglione. Ma chi di noi può dire di non avere alcun peccato
personale che abbia rafforzato la concupiscenza e il pericolo, invece
di indebolirli? E circa il Diavolo, il suo potere è strettamente
controllato da Dio Onnipotente e la stessa Scrittura divina ci assicura
che Dio ci offre la grazia necessaria per superare le tentazioni che
Egli permette (I Cor. X, 13).
In breve, ciò che Sant’Agostino dice del Diavolo vale anche per
il mondo e la carne: essi sono come dei cani alla catena che possono
abbaiare, ma non mordere, a meno che uno scelga di andarci troppo
vicino.
Quindi, vi è in effetti un inevitabile grado di pericolo
spirituale nella vita umana, ma dipende da noi, con la grazia di Dio,
controllare tale pericolo, e la ricompensa si avrà lassù,
fuori da questo mondo (I Cor.
II, 9) e al di là di tutte le dimensioni di questa povera
vita
quaggiù.
Kyrie eleison.