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Emozioni dilaganti

la loro ragione.

Ma essa continua a insegnare, con la buona o cattiva stagione.

In un altro interessante articolo
sul bollettino periodico della TFP americana (Tradizione, Famiglia,
fenomeno diffuso della società moderna: le emozioni che sfuggono
al controllo e dominano la vita delle persone. Anche in questo caso
(cfr. il “Commento” 590
del 3 novembre 2018 ), mentre da un punto di vista cattolico la TFP
internazionale si dimostra essere un’organizzazione suscettibile di
critiche
più o meno severe (in particolare evitando la vera Chiesa), il
suo
bollettino americano ha molti articoli riflessivi ma accessibili per i
cattolici di oggi che devono vivere in un mondo senza Dio. How Wisdom helps People Destroy the
Dictatorship of the Emojis (Come la saggezza aiuti le persone a
distruggere la dittatura delle faccine”) di John Horvat, è uno
di questi articoli.

Un “emoji” è una
di quelle piccole immagini o simboli pittografici digitali usati per
esprimere un’idea o un’emozione, in particolare quelle sorridenti o
accigliate faccine che si trovano liberamente sui computer e che si
inseriscono facilmente in un testo per esprimere una qualsiasi delle
più svariate emozioni. Horvat usa le “emoji” come un esempio
concreto della frequenza con cui le emozioni figurano nella
società odierna. Egli sostiene che le emozioni non sono di per
sé cattive, ma attualmente svolgono un ruolo troppo importante
nella vita quotidiana, con risultati disastrosi per l’intera
società.

Quando le persone non vogliono affrontare la realtà di un mondo
che include difficoltà e sofferenza, è allora che i
sentimenti prevalgono sui fatti, dice Horvat, e invece di pensare, le
persone si emozionano, come per esempio quando le crude emozioni
alimentano la rabbia politica che sta scuotendo il mondo. Mentre fa
male il dover pensare per capire perché i problemi del mondo
sono come sono, ecco che le emozioni fanno star bene, e quindi si
preferisce emozionarsi. Ma le emozioni hanno una comprensione
necessariamente incompleta della realtà; è per questo che
molte buone mogli che hanno istinti e intuizioni preziose, riconoscono
che queste devono essere subordinate al ragionamento normalmente
più elevato del loro marito (non alla sua tirannia). Ed ecco
perché i nostri politici emotivi di oggi sono così folli;
e perché la Neochiesa del Vaticano II e i suoi preti conciliari
sono così effeminati.

Ma perché il ragionamento è superiore all’emozione?
Perché il ragionamento appartiene alla parte più alta
dell’uomo, alla sua mente
e alla sua volontà, mentre le emozioni umane appartengono alle
parti più basse dell’uomo, alle sue passioni con la sua
volontà.

Certamente Nostro Signore e la Madonna hanno avuto delle emozioni.
Nostro Signore ha pianto sulla tomba di Lazzaro ( Gv XI, 35). La Madonna ha sofferto
intensamente quando smarrì il suo ragazzo di 12 anni ( Lc . II, 48). Ma Ella con la sua
ragione sottomise il suo dolore materno al mistero di Lui ( Lc . II, 50), mentre Lui, 21 anni
più tardi, nell’Orto del Getsemani, sottomise la sua umana
agonia alla volontà del Padre Suo Celeste ( Mt . XXVI, 39).

Infatti, mentre tutti gli animali hanno appetiti o passioni sensoriali
con cui rispondono alle sensazioni
provenienti dall’esterno, solo
l’animale razionale, l’uomo, possiede anche la facoltà superiore
della volontà, con la quale risponde alle informazioni
intellettive che
gli provengono dalla mente. Questa dimensione
intellettiva o razionale dell’uomo manca del tutto agli animali bruti o
non-razionali.

Ora, nessuno sano di mente accusa un animale non-razionale di aver
commesso peccato. Al peggio esso sta solo seguendo il suo istinto.
Questo perché il bene e il male sono percepiti solo dalla mente
dell’uomo ed attuati come tali dalla sua volontà. E questo
perché l’avere la mente e la volontà permette all’uomo di
avere la coscienza consapevole del peccato ( Gv . I, 9), e di essere capace di
peccare. Ed è per questo che la volontà dell’uomo deve
seguire la sua superiore ragione e controllare le sue inferiori
emozioni, né comprimendole troppo, né lasciandole andare
completamente, ma utilizzandole secondo la ragione, in base a quello
che la sua ragione naturale ( Gv
I, 9) gli dice essere giusto e non sbagliato.

Ne consegue che se gli uomini vogliono peccare, cominceranno con
l’offuscare o con l’oscurare la loro coscienza, e possono benissimo
finire col negare di avere la ragione e con l’affermare che gli animali
sarebbero altrettanto razionali quanto loro. In mezzo a tali estremi
essi lasceranno andare le loro emozioni in modo che non debbano
più pensare e possano essere liberi di sguazzare nelle loro
passioni.

Horvat non va così in profondità, ma in realtà
questo moderno scatenamento delle emozioni fa parte integrante della
guerra totale che l’uomo moderno conduce contro Dio. Per lui, Dio deve
solo uscire dal Suo universo, in modo che egli possa prendere il Suo
posto e fare così quello che gli pare. Caro Dio, abbi
pietà di noi!

Kyrie
eleison.