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Don Bruewihler

conta la dottrina.

I compromessi in dottrina sono tradimenti.

La seguente analisi della situazione attuale della
Neofraternità San Pio X è apparsa nel bollettino
parrocchiale di San Gallo n. 3 di Don Aloïs Bruewihler
nell’autunno di quest’anno. Don Bruewihler è un ex-sacerdote
della Fraternità che ha lasciata nel 2015, perché non ha
potuto conciliarsi con la falsa direzione presa dalla
Neofraternità, che sta ancora perseguendo il riconoscimento da
parte delle autorità della Neochiesa a Roma, anche se questi
Romani insistono sempre sull’accettazione da parte della
Neofraternità dei documenti profondamente anticattolici del
Vaticano II come condizione indispensabile di tale riconoscimento.
L’articolo di Don Bruewihler è qui adattato alla lunghezza A4 di
ciascuno di questi “Commenti”.

In un tempo di grave crisi, in
cui le stesse fondamenta della vita vengono attaccate, scosse e persino
rovesciate, un cattolico deve in tutta umiltà, con fiducia nella
protezione di Dio Onnipotente, concentrarsi sull’”unica cosa
necessaria” (Lc X, 42), senza chiamare Dio in questione, ma accettando
umilmente la prova che la Sua Eterna Sapienza ha permesso (o
addirittura istituito?) come un mezzo carico di grazia per punire o
purificare o santificare o salvare noi, corpo e anima.

Poiché Madre Chiesa,
umiliata e in catene fin dal Vaticano II, è occupata e sommersa
come sempre dai sinistri poteri massonici stabilitisi all’interno della
“Chiesa conciliare”, la Provvidenza di Dio ha dato ai cattolici un
fedele successore degli Apostoli, Mons. Lefebvre, per garantirci, nel
nostro estremo e continuo bisogno, una fonte di emergenza della
dottrina di Cristo non adulterata. Più il Neovaticano parla e
agisce sotto l’influenza del “fumo di Satana”, più i cattolici
devono prestare attenzione all’eredità dottrinale lasciataci dal
Fondatore della Fraternità di San Pio X, se vogliono salvare le
loro anime. Infatti, come san Paolo ha avvertito i Corinzi di attenersi
al Vangelo come egli lo aveva predicato loro e come lo aveva ricevuto
da Cristo (I Cor. XV, 1–3, ecc.), così oggi abbandonare
l’insegnamento di Monsignore Lefebvre sulla Nuova Messa e il Concilio
significa esattamente abbandonare l’insegnamento di Cristo.

Ma subito dopo la morte di
Monsignore nel 1991, i capi della Fraternità hanno intrapreso un
nuovo cammino, con il quale hanno sempre cercato di “normalizzare” la
posizione canonica della Fraternità all’interno della struttura
della Chiesa, come se fosse la Fraternità di Monsignore e non la
Chiesa conciliare ad essere anormale. Questo cambiamento di direzione
ha cominciato ad apparire chiaramente con il tentativo dei capi della
Fraternità nel 2001 di sottomettersi ai Romani Conciliari, ed
è emerso ancora più chiaramente nella Lettera che il 7
aprile 2012 è stata inviata a questi capi da tre dei quattro
vescovi della Fraternità, uno dei quali è stato subito
dopo escluso dalla Fraternità. La Fraternità si divise in
due, e chi ha allora approvato tale esclusione oggi deve approvare i
nuovi amici della Fraternità, come il Vescovo svizzero della
Neochiesa, la cui dottrina sul Concilio e la Messa è ben lontana
da quella di Mons. Lefebvre. Così la Neofraternità si sta
ora formando sulla base di una unità pratica prima della
verità dottrinale, il che è un principio massonico,
assolutamente non cattolico. Eppure, sempre più sacerdoti e
laici accecati sembrano sperare che un accordo Fraternità-Roma
si realizzi.

Il problema risale al Vaticano
II (1962–1965) quando i fedeli cattolici, nelle loro famiglie e al
lavoro, dovettero imparare a proprie spese cosa significhi
l’allontanamento dei funzionari della Chiesa dalla Verità
Cattolica. I cattolici non potevano più seguire o obbedire a
quei Papi, vescovi e sacerdoti anche se avevano autorità su di
loro, perché l’Autorità Cattolica è al servizio
della Fede e della Giustizia. Al contrario, il “Motu Proprio” di
Benedetto XVI del 2007, e l’ambiguo e fuorviante comunicato stampa del
Superiore Generale della FSSPX, sono due esempi di grave disprezzo per
la verità e la giustizia. Come disse Mons. Tissier nel 2016, “La
Messa ‘Motu Proprio’ non è la vera Messa”. E noi potremmo
aggiungere che la Neofraternità, come si forma costantemente dal
1991, non è più la vera Fraternità.

Kyrie
eleison.