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tipi di vescovo – II

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
alla differenza tra i vescovi della Fraternità San Pio X e i
vescovi della “Resistenza” – Parte seconda .
Si dice che il lupo perde il
pelo ma non il vizio . . .

Roma è in mano al nemico . . . uniamo le due cose!

“ Tempora mutantur, nos et mutamur in
illis ”, dicevano i Latini. In italiano, “i tempi cambiano e noi
cambiamo con essi”. E noi
cambiamo con essi . E poiché Dio ha creato questo nostro
mondo per popolare il Suo Cielo di angeli e di esseri umani che
meritino di partecipare alla Sua beatitudine eterna; e poiché,
per punire la Caduta di Adamo ed Eva, ha permesso che il più
alto degli angeli caduti diventasse “il Principe di questo mondo” ( Gv . XII, 31; XIV, 30; XVI, 11); e
poiché il mondo, la carne e il Diavolo insieme, creano una
potente corrente che travolge un enorme numero di anime gettandole
nella perdizione eterna; allora ognuno di noi deve fare in modo che con
il passare del tempo possa cambiare in meglio, avvicinandosi a Dio, e
non in peggio, allontanandosi da Lui.

Il Concilio Vaticano II (1962–1965) è stato un esempio
catastrofico di come milioni di cattolici siano stati sviati da Dio
anche sotto l’apparenza di essere condotti verso di Lui, e l’inganno di
massa continua.

Così, nel mezzo del grande declino della Chiesa cattolica dopo
il concilio Vaticano II, Mons. Lefebvre (1905–1991) realizzò
l’impresa miracolosa di creare all’interno della Chiesa una
Congregazione Sacerdotale per opporsi al declino imposto a tutta la
Chiesa dai suoi più alti funzionari a Roma e nelle diocesi.

Si trattava della Fraternità di San Pio X, ufficialmente
condannata, in apparenza, dal Papa e dai suoi successori ma, in
realtà, la custode della vera Fede, con la grazia di Dio e con
il sostegno di un residuo di veri cattolici in tutto il mondo.

Per salvare la sua Fraternità e proteggere questi cattolici, nel
1988 Monsignore decise, contro l’espresso divieto dei Romani, di
consacrare quattro suoi sacerdoti come vescovi che, per due decenni,
hanno reso un servizio almeno esteriormente fedele alla Verità
Cattolica e quindi alla Chiesa.

I tempi, però, stavano cambiando, e con loro stavano cambiando i
dirigenti della Fraternità che Monsignore aveva lasciato dopo di
sé alla sua morte nel 1991.

Nel giro di pochi anni, i contatti tra la Fraternità e Roma, che
Monsignore aveva interrotto nel 1988 “fino a quando Roma non sarebbe
tornata alla Fede Cattolica”, vennero ripresi con discrezione, per non
dire segretezza, anche se Roma stava attuando sempre più il
falso “rinnovamento” Conciliare. La discrezione o la segretezza di
questi contatti era necessaria per non spaventare le anime di entrambe
le parti che – giustamente – non potevano credere che il cattolicesimo
e il conciliarismo potessero essere riconciliati. Bisognava dare tempo
a queste anime, da una parte e dall’altra, perché cambiassero
abbastanza da accettare che non c’è contraddizione
inconciliabile tra la Fede e il Vaticano II.

Certo, col tempo gli uomini sono cambiati e nel 2012 i dirigenti della
Fraternità erano pronti per sanare la contraddizione. E
così, nel Capitolo non elettivo di quell’anno, cambiarono
ufficialmente la politica del loro Fondatore del “nessun accordo
pratico senza un accordo dottrinale”, cioè la Fede al primo
posto, con una politica del “non ci può essere accordo
dottrinale, quindi dobbiamo accontentarci di un accordo pratico”,
mettendo la dottrina al secondo posto e l’accordo al primo, cosa che lo
stesso Monsignore, dopo il 1988, non avrebbe mai fatto.

Infatti, come si legge in questi “Commenti” della scorsa settimana,
nelle trattative con Roma del maggio 1988, egli riteneva che la
prevaricazione del cardinale Ratzinger avesse dimostrato una volta per
tutte che Roma non avrebbe protetto la Tradizione.

Ma, si potrebbe obiettare, cosa c’è di sbagliato in un accordo
pratico quando un accordo dottrinale si rivela impossibile, come era
chiaro dopo le infruttuose discussioni dottrinali Roma-FSSPX del
2008–2011? Quello che non va è ciò che Monsignore aveva
ben compreso: da qualsiasi accordo pratico in poi, la debole
Fraternità si sarebbe legata alla forte Roma, e l’unico e vero
peso della Fraternità, la sua dottrina della Verità,
avrebbe contato sempre meno fino a essere virtualmente abbandonata, e
la Fraternità sarebbe stata annullata, come la Roma infedele, la
Roma conciliare, ha sempre desiderato.

Sicuramente il vescovo Huonder, con tutta la sua possibile buona
volontà – Dio solo lo sa – viene preparato nel 2023 da entrambe
le parti per dare un contributo significativo a tale annullamento – Dio
solo lo sa.

Kyrie eleison