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Commento a Viganò

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Commento relativo agli
argomenti
presentati da Mons. Viganò avverso la accusa di scisma avanzata
contro di lui dalla NeoChiesa di Bergoglio.
Non parlate di così
tanta tristezza – non ce la faccio!

Ma la fine della fantasia mondiale è una grande speranza.

La settimana scorsa
questi “Commenti” (13 luglio, n. 887) hanno fornito un riassunto della
lunga giustificazione dell’Arcivescovo Viganò, sulla sua
decisione del 28 giugno, di non rispondere alla citazione della
Neochiesa a comparire davanti ad uno dei suoi tribunali per difendersi
dall’accusa di scisma.

Il riassunto, che è composto di 44 righe, una riga per ciascuno
dei 44 paragrafi del testo originale, ha dato ai lettori almeno una
panoramica dell’intero contenuto del testo dell’Arcivescovo, ma non ha
mai fatto alcun commento su ciò che ha scritto, tranne che per
il distico finale.

Con alcuni argomenti si può non essere d’accordo,

Ma qui c’è uno spirito Cattolico, fedele e libero.

Nei “Commenti” di questa settimana, approfondiamo il verdetto in rima
della settimana scorsa.

La prima cosa che si nota del testo originale è la sua ricchezza
di argomenti, non raccolti in una sequenza chiaramente riconoscibile,
ma tutti incentrati sul messaggio centrale e più prezioso
dell’Arcivescovo: il cosiddetto “rinnovamento” del Vaticano II
(1962–1965) ha prodotto una tale profonda trasformazione nella Chiesa
cattolica che, sebbene le apparenze della Chiesa preconciliare potevano
essere mantenute per ingannare i cattolici che non stavano in guardia,
tuttavia, la sostanza della Chiesa cattolica è stata così
alterata che non era più la vera Chiesa, ma una subdola falsa
chiesa, così radicalmente falsa da doverle dare un nuovo nome
perché i cattolici non fossero più ingannati.

Mons.Viganò stesso non la chiama Neochiesa, ma è
così che la chiameranno questi “Commenti”, per brevità e
chiarezza.

Il motivo principale per cui l’Arcivescovo ha rifiutato la convocazione
di Roma è facile da spiegare: tra la Neochiesa e la vera Chiesa
c’è una tale contraddizione (13) che, mentre la vera Chiesa ha
un’Autorità divina tale da poter esigere dalle anime
l’obbedienza, pena la dannazione eterna ( Mc . XVI, 16), al contrario, la
Neochiesa non ha tale autorità perché con tutte le sue false dottrine ha
rinunciato a quella Verità cattolica, la cui difesa e protezione
è lo scopo stesso dell’Autorità Cattolica divina.

Dal momento della caduta di Adamo ed Eva, l’umanità ha vissuto
in un mondo decaduto in cui non era più sufficiente presentare
la Verità di Dio perché fosse accettata.

Ma quando il Verbo si fece carne, circa 4000 anni dopo,
l’umanità era diventata così corrotta che, per salvare un
numero significativo di anime, Nostro Signore dovette istituire una
gerarchia per imporre
la Verità salvifica: un Papa (Pietro), vescovi (Apostoli) e
sacerdoti (discepoli).

Gli uomini potevano ancora scegliere di disobbedire alla gerarchia e
alla Verità di Dio, ma la Sua gerarchia avrebbe continuato, in
linea di massima, a sostenerla – fino a quando Lutero non ha scatenato
di nuovo la corruzione culminata nel Concilio Vaticano II, dove la
stessa gerarchia di Nostro Signore, in linea di massima, ha abbandonato
la Verità di Dio.

Questa spaccatura tra la Verità di Dio e l’Autorità di
Dio ha causato, di certo, una crisi senza precedenti in tutta la storia
della Chiesa, al di là di ogni riparazione umana, dove solo Dio
sarà in grado di ripristinare il Suo Papato. Ma lo farà
per rendere possibile un ultimo trionfo della Chiesa cattolica prima
della discesa dell’Anticristo.

Ecco la realtà di fondo della nostra situazione nella Chiesa e
nel mondo di oggi.

Mons. Lefebvre la riconobbe e, non sottovalutando il problema, fece
ciò che era ancora umanamente possibile per attenuarlo.

L’Arcivescovo Viganò cita il suo esempio (2) e fa il possibile
per seguirlo, rifiutando, ad esempio, di presentarsi alla convocazione
della Roma apostata, con una grande quantità di argomenti per
giustificare il suo rifiuto.

Si può essere in disaccordo con alcune delle sue argomentazioni,
ad esempio sulla Sede vacante a Roma. Ma si tratta di dettagli che
impallidiscono di fronte alla sua comprensione della gravità
complessiva della crisi, che annulla l’autorità della gerarchia.

Ecco la vera fede dei martiri della Chiesa di tutti i tempi.

Che il coraggio e l’insegnamento dell’Arcivescovo Viganò possano
aprire molti altri occhi finché Dio gli darà vita.

Kyrie eleison