Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
al motivo per cui è nato il movimento della “Resistenza”
cattolica .
Dio ci ha dato il vecchio
santo saggio di cui sapeva che avevamo bisogno.
Come può un giovane pensare di poterci guidare meglio?
Meno di un mese fa, il 24
gennaio, il Priore del Monastero Benedettino Tradizionale di Santa
Cruz, situato sulle alte colline brasiliane alle spalle di Rio de
Janeiro, Mons. Tomas de Aquino, ha pubblicato una severa denuncia nei
confronti di un importante esponente, attivo a livello mondiale, del
movimento cattolico tradizionale.
Ma i tradizionalisti non hanno già abbastanza problemi
dall’esterno della Tradizione da dover litigare anche tra di loro?
Normalmente questo è il buon senso cattolico, ma non se è
in gioco la base stessa del cattolicesimo, la Fede Cattolica; che fino
ad ora è stata costantemente in gioco nella lotta tra Roma e la
Fraternità San Pio X.
Ma lasciamo che i lettori giudichino da soli se Mons. de Aquino, come
pastore del gregge di Nostro Signore, abbia fatto qualcosa di diverso
dal suo dovere denunciando questo lupo travestito da pecora.
La ragione dell’esistenza della
“Resistenza” non è altro che Mons. Fellay, le sue parole e le
sue azioni. Le sue parole hanno minimizzato la gravità della
crisi e del Concilio. Le sue azioni hanno esposto la Tradizione a
subire lo stesso destino delle comunità Ecclesia Dei.
Mons. Fellay non ha parlato
come Mons. Lefebvre, il quale ha denunciato con forza gli errori del
Concilio e gli uomini di Chiesa che ne sono stati la causa.
Praticamente egli mise i papi di fronte alle loro
responsabilità.
Disse a Giovanni Paolo II che
se avesse continuato sulla strada dell’ecumenismo non sarebbe stato
più un buon pastore, e sul progetto di Assisi disse, con
immagini e parole, che Giovanni Paolo II sarebbe andato all’inferno se
avesse continuato a essere un ecumenista.
Disse al cardinale Ratzinger
che era contrario alla cristianizzazione della società.
Mons. Lefebvre ha denunciato
l’apostasia del Vaticano II. ( . . . ). Ha difeso sacerdoti e fedeli
dal contagio modernista. Si è esposto a una scomunica invalida e
infame. In difesa della Francia non si è tirato indietro di
fronte al pericolo musulmano. Ci ha protetto dalla tentazione
accordista di Dom Guérard.
È stato, insomma, come i
vescovi di un tempo: il difensore del Cristianesimo e del suo
fondamento, che è la Fede. È stato l’uomo delle
virtù teologiche, che ha sostenuto la nostra fede e tutte le
virtù.
E Mons. Fellay? Ha continuato
sulle orme di Mons. Lefebvre?
No . Sia a parole che nei fatti, Fellay ha
preso le distanze da Mons. Lefebvre.
Per quanto riguarda l’eresia
della libertà religiosa, ha minimizzato la gravità di
ciò che il Concilio aveva detto. Non ha reagito agli errori come
Mons. Lefebvre. Non ha parlato di due Chiese, come fece Monsignore
Lefebvre. Non ha distinto chiaramente la Chiesa ufficiale dalla Chiesa
Cattolica, ma ha parlato di “Chiesa Concreta”, confondendo i fedeli e
persino i sacerdoti. Di che tipo di Chiesa si tratta? Dobbiamo per
forza essere in questa Chiesa? Noi siamo nella Chiesa Cattolica.
Riconosciamo il Papa, ma non la Chiesa conciliare di cui parlava il
Cardinale Benelli. Riconosciamo il Papa, ma non la sua dottrina o le
sue azioni contrarie alla Tradizione. Questi atti non sono cattolici,
ma anti-cattolici.
È stato sotto
l’influenza di Mons. Fellay che il Capitolo del 2012 della
Fraternità San Pio X ha modificato il principio enunciato dal
Capitolo del 2006: non può esserci accordo pratico senza
accordo dottrinale.
Questo principio non è
piaciuto a Mons. Fellay ed è stato modificato. A certe
condizioni, la Fraternità può ora raggiungere un accordo
pratico senza un accordo dottrinale. È una scappatoia formale
che apre la strada per condurre la Fraternità sulla via delle
comunità Ecclesia Dei. Essa non è ancora arrivata
a tanto, ma ha abbassato la guardia, e Roma ne ha approfittato.
Mons. Fellay ha represso
l’opposizione dall’interno della Fraternità espellendo Mons.
Williamson e altri sacerdoti; poi ne ha punito altri ancora, come i
sette decani che avevano giustamente protestato contro il documento di
Roma sul matrimonio.
Mons. Fellay ha disorganizzato
la Tradizione, si è allontanato dalla linea di Mons. Lefebvre e
ha fatto sì che anche altri se ne allontanassero.
Resistere a questo
allontanamento è stato il motivo per cui è nata la
“Resistenza”.
Noi vogliamo seguire Mons.
Lefebvre in tutto, nella dottrina e anche nelle soluzioni pratiche,
perché, come insegnano Aristotele e San Tommaso, gli esempi
degli antichi servono come principi di azione.
Noi seguiamo Mons. Lefebvre
nella dottrina e nell’azione, soprattutto in relazione alla Roma
modernista, e lo facciamo per essere fedeli alla Roma Eterna, maestra
di verità e santità.
Kyrie eleison