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ETERNAL DAMNATION ? — II (EC 306)

L’Inferno eterno è l’infinita
punizione per l’offesa all’infinito Dio.
La difficoltà sta nel cogliere l’infinità di Dio da parte
di menti limitate.

Dannazione eterna? – II
È inutile fingere che
qualcuno di noi esseri umani possa riuscire a cogliere il mistero della
dannazione di una sola anima, tantomeno di quella della maggior parte
degli esseri umani che vivono e muoiono, ma vi sono certe cose che si
può dire che rendano più facile accettare che c’è
un mistero oltre la nostra umana possibilità di comprensione.
La chiave del mistero è sicuramente l’infinita grandezza, o
illimitatezza, di Dio. Se Egli è infinito, offenderLo significa
commettere un’offesa che in certo modo è senza limiti. Ma il
solo modo per un essere umano finito di soffrire infinitamente è
quello che la sofferenza non abbia limiti o fine nel tempo. Quindi
c’è una certa proporzione tra ogni grave offesa commessa contro
Dio e la punizione eterna.
Per quanto riguarda l’infinità o l’illimitatezza di Dio, non
è troppo difficile per la nostra ragione coglierla in astratto. Esistono effetti
tutt’attorno a noi che richiedono una causa. Ma una catena di cause non
può prolungarsi per sempre più che una serie indefinita
di anelli di una catena possa sostenersi senza un aggancio superiore.
Quindi deve esistere una Causa Prima, che noi chiamiamo Dio. Ma se
questa Causa Prima fosse composita, o costituita da parti messe
insieme, qualcuno o qualcosa avrebbe dovuto mettere insieme queste
parti, e sarebbe stato anteriore alla Causa Prima – cosa impossibile.
Quindi Dio non è in alcun modo composito, Egli può solo
essere semplice e pura Esistenza. Ora, l’esistenza, di per sé e
come tale, non è limitata. Dunque ogni limite all’esistenza di
Dio avrebbe dovuto essere posta a Lui da un previo limitatore – cosa
ancora impossibile. Pertanto, la Causa Prima non ha limiti al suo
essere, Dio è esistenza infinita.
In pratica,
però, non è così semplice per le nostre menti
giungere a cogliere l’infinità di Dio. Le nostre menti umane
lavorano continuamente da e con le creature limitate o finite. Solo
quando volgiamo i nostri cuori e le nostre menti a Dio ci mettiamo a
pensare all’infinito. Da qui la comune difficoltà della
preghiera, dato che possiamo pensare ciò che è
bontà illimitata solo pensando alle limitate bontà che ci
circondano, e pensandole oltre i limiti. Per esempio, Dio è
bello come un tramonto, solo infinitamente di più.
Ne consegue che, quanto più permettiamo a noi stessi di rimanere
immersi nella vita quotidiana, tanto meno possibilità hanno le
nostre menti e i nostri cuori di cogliere chi o cosa sia il Dio che sta
dietro tutte le esistenze limitate che compongono la nostra vita
quotidiana. Al contrario, più volgiamo le nostre menti e i
nostri cuori alla conoscenza e all’amore dell’illimitata Bontà
che sta necessariamente dietro tutte le cose buone limitate delle
nostre vite quotidiane, meglio avremo accesso al mistero dell’infinita
bontà di Dio e al corrispondente mistero dell’ingratitudine di
tante delle sue creature umane.
Quindi, per allentare – senza lontanamente riuscire a cogliere – il
mistero della dannazione eterna delle anime, ho bisogno di seguire
l’esempio di San Domenico: e pregare. Questo non significa prendere in
giro me stesso pensando che Dio sia giusto, mentre in realtà
è sbagliato. Significa che io mi accosto alla verità, che
cioè Egli è giusto e sono io che — sono sbagliato!
Gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio aiutano notevolmente a volgere
il cuore e la mente a Dio. Un Santo pregava così: “O amore, tu non sei amato. Vorrei che tu
fossi amato. Dammi solo di amarti come è necessario che tu sia
amato, e poi puoi fare di me quello che vuoi”.
Kyrie eleison.