filosofia è il soggettivismo kantiano. Ma nessun soggetto
può modificare o influenzare le verità oggettive della
Fede.
Delle quattro parti dello studio di Mons. Tissier sul pensiero di
Benedetto XVI, la seconda espone le sue radici filosofiche e
teologiche. Analizzando prima la filosofia, il vescovo segue la grande
enciclica di San Pio X, “Pascendi”. Se una bottiglia di vino è
sporca dentro, il miglior vino che verrà versato in essa si
guasterà. Se la mente di un uomo è scollegata dalla
realtà, come accade con la filosofia moderna, la Fede cattolica
che verrà filtrata da essa sarà disorientata,
perché non sarà più orientata alla realtà.
Sta qui il problema di Benedetto XVI.
Come San Pio X prima di lui, il vescovo attribuisce la principale
responsabilità di questo disastro delle menti moderne al
filosofo illuminista tedesco Emanuele Kant (1724-1804), il quale ha
messo a punto il sistema dell’anti-pensiero, oggi prevalente ovunque,
che esclude Dio dal discorso razionale.
Se, come postulava Kant, la mente non può conoscere
alcunché dell’oggetto, salvo ciò che appare ai
sensi, ne deriva che essa è libera di ricostruire la
realtà che sta dietro le apparenze sensibili come le pare,
liquidando la realtà oggettiva come inconoscibile, tale che il
soggetto regni sovrano. Se poi il soggetto ha bisogno di Dio e postula
la sua esistenza, benissimo. Diversamente, per così dire, Dio
è sfortunato!
Mons. Tissier presenta poi cinque filosofi moderni, tutti alle prese
con le conseguenze della follia soggettiva di Kant che mette l’idea al
di sopra della realtà e il soggetto al di sopra
dell’oggetto. Di questi, i due più importanti in relazione al
pensiero del Papa potrebbero essere Heidegger (1889-1976), uno dei
padri dell’ esistenzialismo ,
e Buber (1878-1965), esponente di punta del personalismo . Se le essenze
sono inconoscibili (Kant), resta solo l’esistenza. Ora, l’esistente
più importante è la persona, costituita, secondo Buber,
dall’intersoggettività, dalla relazione Io-Tu tra persone
soggettive, la quale, secondo lui, apre la strada a Dio. Pertanto, la
conoscenza del Dio oggettivo dipenderebbe dal coinvolgimento soggettivo
della persona umana.
Che pericoloso fondamento per tale conoscenza!
Eppure, il coinvolgimento del soggetto umano sarà la chiave del
pensiero teologico di Benedetto XVI, influenzato, scrive il vescovo,
dalla nota Scuola di Tubinga. Fondata da J. S. von Drey (1777-1853),
questa scuola sosteneva che la storia è mossa dallo spirito del
tempo in continuo movimento, e questo spirito è lo spirito di
Cristo. Quindi la Rivelazione di Dio non sarebbe più costituita
dal deposito della Fede completatosi con la morte dell’ultimo Apostolo
e col passare del tempo reso solo più esplicito, ma da qualcosa
il cui contenuto sarebbe in continua evoluzione per l’apporto di
contributi soggettivi. Tale che la Chiesa, in ogni età,
svolgerebbe un ruolo attivo e non solo passivo nella Rivelazione, e
darebbe alla Tradizione passata il suo significato presente.
E questo non incomincia ad avereun suono familiare? Come l’ermeneutica
di Dilthey? Si veda EC
208 .
In tal modo, per Benedetto XVI Dio non è un oggetto a parte,
semplicemente oggettivo, ma è personale, un “Io” che interagisce
con ogni “Tu” umano. La Scrittura o la Tradizione vengono
oggettivamente dall’“Io” divino, ma contemporaneamente il “Tu” vivente
e mutevole deve costantemente interpretare di nuovo questa Scrittura, e
dato che la Scrittura è la base della Tradizione, questa deve
diventare dinamica per il coinvolgimento del soggetto, smettendo di
essere statica come la Tradizione “fissista” dell’arcivescovo Lefebvre.
Del pari, la teologia dev’essere soggettivizzata e la Fede dev’essere
una personale “sperimentazione” di Dio, mentre il Magistero stesso deve
smettere di essere semplicemente statico.
“Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”, dice Geremia (XVII, 5).
Kyrie eleison