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MANE, THECEL… (EC 135)

L’economia moderna del
mangiare-bere-ed-essere-allegri è al collasso, per come si
è comportata. Siamo stati trovati mancanti e dobbiamo essere
puniti.

Mene, Tekel, Peres
Un vescovo cattolico dovrebbe lasciare da parte le materie economiche
sulla base del fatto che dovrebbe limitarsi alle questioni religiose?
Niente affatto! Che visione ristretta della religione si deve avere per
non accorgersi che l’economia, o l’arte di gestire i beni materiali
necessari per la vita, è interamente governata dalla visione che
si ha della vita, e che la visione che si ha della vita dipende dalla
religione! Come può la religione (o la sua mancanza) essere
adeguatamente compresa se non come la visione globale della vita con la
quale un uomo si lega (o rifiuta di legarsi) a Dio che gli ha dato la
vita?
Se moltitudini di uomini oggi pensano che l’economia non abbia niente a
che fare con Dio, è solo perché a priori pensano che egli
è o inesistente o insignificante. E quand’anche ritengono che vi
sia una vita dopo la morte, pensano che comunque l’Inferno non esiste (
“Andremo tutti in Paradiso”) o sia poco importante ( “Almeno ci saranno
tutti i miei amici”, scherzano). È da tali presupposti che
deriva il passaggio dall’economia di ieri, l’economia del risparmio, a
quella di oggi, l’economia che spende e spande.
Ieri, non si spendeva più di quanto si guadagnava. Per
investire, si risparmiava e non si facevano debiti. Non si estingueva
un debito con un altro debito. Oggi, spendere è patriottico.
Tutti saremo prosperi se si spende indipendentemente da quello che si
guadagna. Non serve risparmiare, perché il denaro inattivo non
serve ad alcuno. Per effettuare investimenti redditizi, si prenda in
prestito, con ogni mezzo. E se i vostri debiti lievitano, fatene altri
per coprire i primi.
Questa economia del mangia-bevi-e-sii-felice è stata
intellettualizzata in particolare dal molto influente economista
inglese John Maynard Keynes (1883-1946), che una volta pronunciò
la famosa frase: “Alla fine tutti moriamo”. Nel 1970 il Presidente
Nixon (1913-1994) diceva: “Oggi siamo tutti Keynesiani”. E fin dal 1970
la crescita dell’impostazione keynesiana è stata continua, tanto
da giungere all’orgia dei prestiti, dei debiti e delle spese degli anni
2000, resa possibile solo dal fatto che le persone hanno abbandonato il
vecchio buon senso che le portava a non spendere più di quanto
guadagnavano, e a evitare i debiti – “Non abbiate alcun debito con
nessuno, se non quello di un amore vicendevole”, dice la Parola di Dio
(Rom. XIII, 8), e “Chi riceve prestiti è schiavo del suo
creditore” (Prov. XXII, 7).
Così oggi il mondo si è reso schiavo di chi detiene il
denaro, l’orgia sta crollando, e il crollo sarà sempre
più grande. La disoccupazione è di gran lunga superiore a
quella che i politici possano permettersi di ammettere, ma ciò
nonostante continuano a rastrellare voti promettendo al popolo lavoro e
benessere gratuito. I politici hanno incoraggiato queste aspettative
irreali, con cui hanno conquistato il potere, ma che non sono in grado
di soddisfare. La gente è in procinto di ribellarsi, la rabbia
va crescendo. I politici allora dovranno iniziare qualche guerra
all’esterno per distogliere il pensiero della gente dai problemi
interni. La guerra è alle porte e sarà seguita, se Dio lo
permetterà, dal Governo Mondiale degli usurai. Tutto questo
perché la gente pensa che Dio non abbia nulla a che fare col
vivere, e il vivere nulla a che fare con Dio.
Ma si legga Daniele V, 5-6 e 24-28! Dio ha computato il nostro regno…
(Mene). Siamo stati pesati e siamo stati trovati mancanti (Tekel). La
nostra società godereccia si è condannata… (Peres).
A noi non resta che prendere la nostra medicina.
Kyrie Eleison.