gravemente erronee di un vescovo provocano il dubbio se il Capitolo
Generale di luglio abbia concesso alla FSSPX poco più che una
semplice tregua.
Resistenza
compromessa
La buona notizia dal Capitolo Generale della Fraternità San Pio
X, che si è chiuso sabato, è che la FSSPX, condotta
sull’orlo del suicidio, ha ricevuto una dilazione dal Capitolo.
Tuttavia, se le seguenti parole pronunciate in una intervista diffusa
in tutto il mondo, sono indicative delle intenzioni dei capi ancora in
carica per altri sei anni, saranno necessarie ancora preghiere
perché tale dilazione si mantenga. Ecco ciò che è
stato detto (reperibile su YouTube: Traditionalist leader talks about his
movement ): –
“ Molte persone hanno una comprensione
del Concilio [Vaticano II] che
è una cattiva comprensione, e oggi ci sono persone a Roma che lo
dicono. Noi possiamo dire, nelle discussioni [fra Roma e la
Fraternità San Pio X, dal 2009 al 2011], io penso, noi vediamo che molte cose che
noi [la FSSPX] avremmo
condannato come provenienti dal Concilio, vengono in effetti non dal
Concilio, ma dalla comune comprensione di esso .”
Per fare un commento, dobbiamo riandare al Vaticano II. Nel contenere
sia verità sia errori, i suoi 16 documenti sono profondamente
ambigui e contraddittorii. Al seguito di Mons. Lefebvre, la FSSPX non
ha mai detto che i documenti non contengano verità, ma li ha
sempre accusati di contenere errori gravi, come per esempio la dottrina
che lo Stato non abbia il diritto di reprimere le religioni non
cattoliche. La Roma conciliare ha sempre difeso i documenti, per
esempio facendo riferimento alle opposte verità in essi
contenute, come quella che in materia religiosa ogni uomo deve cogliere
e professare la verità. Ma le verità non sono mai state
il problema. Il problema sta nell’errore e nella contraddizione. Per
esempio, se un insieme
di individui, come lo Stato, può essere
neutrale riguardo alla religione, perché non dovrebbe esserlo
l’individuo singolo ?
La contraddizione spalanca la porta alla
liberazione dell’uomo da Dio – al liberalismo.
I colloqui dottrinali dal 2009 al 2011 si sono svolti per esaminare lo
scontro dottrinale tra il soggettivismo conciliare dei Romani e
l’oggettivismo dei cattolici della FSSPX. Essi hanno mostrato,
naturalmente, che la contrapposizione è profonda e
inconciliabile, non tra la verità conciliare e la verità
cattolica, ma tra l’errore conciliare e la verità cattolica, in
pratica tra la religione dell’uomo e la religione di Dio.
Ed ecco che oggi arriva il portavoce, ad affermare che delle
“persone a Roma” hanno ragione, e che siamo “noi” che sbagliamo,
cioè la FSSPX, perché “molte cose” che la FSSPX ha
condannato costantemente come derivanti dal Concilio, derivano solo
dalla “comune comprensione” di questo stesso Concilio. In altre parole,
Monsignore e la sua Fraternità avrebbero sbagliato fin
dall’inizio ad accusare il Concilio e di conseguenza a resistere alla
Roma conciliare. Ne consegue che le consacrazioni episcopali del 1988
sarebbero state una decisione non necessaria, perché i vescovi
conciliari sarebbero stati affidabili per prendersi cura della
Tradizione cattolica. Eppure, Monsignore chiamò quella
consacrazione “operazione sopravvivenza” e definì il fidarsi di
Roma “operazione suicidio”.
Oggi, il portavoce – coerentemente con le parole su citate – è
sicuramente favorevole all’accordo Roma-FSSPX. Per di più, due
mesi fa in Austria, egli avrebbe suggerito che questo accordo
impegnerebbe la Roma conciliare nella scelta dei futuri vescovi della
FSSPX. Quindi, a meno che Roma non abbia smesso di essere conciliare
fin dai giorni di Monsignore, e la totale evidenza grida contro una
tale illusione, oggi lo stesso Monsignore avrebbe detto che il
portavoce si sta facendo promotore dell’“operazione suicidio” della
FSSPX – tranne che il portavoce non abbia smentito quelle parole.
Kyrie Kyrie eleison.