condizioni del Capitolo Generale per un qualche futuro accordo pratico
con la neo-Roma, tradiscono allarmanti concessioni alla religione
dell’uomo.
Sei condizioni
In una lettera
ufficiale del 18 luglio ai Superiori di Distretto della
Fraternità San Pio X, il suo Segretario generale ha reso note le
sei “Condizioni” per ogni futuro accordo tra la FSSPX e Roma.
Esse sono state fortemente dibattute dai 39 capitolari ai primi di
luglio e dimostrano sicuramente un’allarmante debolezza da parte
dell’insieme dei capi della Fraternità.
La prima “condizione irrinunciabile” è la libertà per la
Fraternità di insegnare l’immutabile verità della
Tradizione cattolica e di criticare i responsabili degli errori del
modernismo, del liberalismo e del Vaticano II. Buona e giusta. Ma si
noti come la visione del Capitolo sia cambiata rispetto a quella di
Mons. Lefebvre. Non più “ Roma deve convertirsi
perché la verità è assoluta”, ma ora semplicemente
“La FSSPX chiede, per se
stessa , la libertà di dire la verità”. Invece di
attaccare il tradimento conciliare, adesso la FSSPX vuole che i
traditori le diano il permesso di dire la verità? “Oh, qual
caduta fu quella!”
La seconda condizione consiste nell’utilizzo esclusivo della liturgia
del 1962. Anche questa, buona e giusta, tenuto conto che la liturgia
del 1962 non è quel tradimento della fede costituito dalla
liturgia conciliare imposta da Roma dal 1969 in poi. Ma non stiamo
vedendo come Roma si prepari ad imporre, questo dicembre, alle
Congregazioni tradizionali sottomesse alla sua autorità, un
“mutuo arricchimento” del Messale , che mischia Tradizione e Novus
Ordo? Una volta che la FSSPX fosse sottomessa a Roma, perché
dovrebbe essere più protetta?
La terza condizione chiede la garanzia di almeno un vescovo. Qui il
punto chiave è: chi
lo sceglierà ? Lettori, nel testo di ogni futuro “accordo”
con Roma, andate subito al paragrafo che parla della nomina dei
vescovi. Nel 1988, Roma propose a Mons. Lefebvre di presentare una
selezione di tre candidati, dai quali sceglierne uno. Roma li
rigettò tutti e tre. Quand’è che la gente capirà
questo? I cattolici devono lottare e combattere in questa guerra
titanica tra la religione di Dio e la religione dell’uomo.
La quarta condizione auspica che la Fraternità abbia tribunali
suoi propri di prima istanza. Ma se tutti gli altri tribunali a livello
più alto sono della Chiesa ufficiale e possono annullare le
decisioni di grado inferiore, quale sarà la forza giuridica
delle decisioni cattoliche assunte dai tribunali della
Fraternità?
La quinta condizione auspica l’esenzione delle case della FSSPX dal
controllo dei vescovi diocesani. Incredibile! Per quasi 40 anni, la
FSSPX ha combattuto per salvare la Fede, proteggendo la vera pratica di
essa dall’interferenza dei locali vescovi conciliari, ed ecco oggi
arriva il Capitolo generale a meramente auspicare l’indipendenza da
essi! Cari lettori, la FSSPX non è più quello che era.
È in mano a persone alquanto diverse da Mons. Lefebvre!
La sesta ed ultima condizione auspica una Commissione da costituire a
Roma e che abbia cura della Tradizione, tramite una forte
rappresentanza proveniente dalla Tradizione, ma “dipendente dal Papa”.
Dipendente dal Papa? Ma i papi conciliari non sono stati i caporioni
del conciliarismo? Il conciliarismo, non è più un
problema?
In conclusione, queste sei condizioni sembrano molto gravi. A meno che
i capi della Fraternità non vengano fuori dal sogno di pace con
la Roma conciliare, che queste condizioni sembrano manifestare,
l’ultimo bastione mondiale della Tradizione cattolica rischia di
trovarsi sulla strada che lo porta ad arrendersi ai nemici della Fede.
Forse i bastioni sono antiquati.
Amici, preparatevi a combattere per la Fede dall’interno delle vostre
case. Fortificate le vostre
case.
Kyrie eleison.