dei “Commenti Eleison” è
stato escluso dalla neo-Fraternità di Mons. Fellay, non è
un buon segno per la vecchia FSSPX.
Importante
decisione
Così, l’esclusione dalla
Fraternità San Pio X di uno dei quattro vescovi consacrati nel
1988 da Mons. Lefebvre per servirla, è adesso ufficiale. Si
tratta di una decisione importante da parte dei capi della FSSPX, non
tanto per motivi personali, quanto perché equivale alla
rimozione di ciò che molte persone pensano essere stato il
più grande ostacolo dentro della FSSPX a qualsiasi falsa
riconciliazione fra la Tradizione cattolica e la Roma conciliare. Ora
che l’ostacolo è rimosso, la FSSPX potrà più
facilmente continuare il suo slittamento verso il liberalismo
più comodo.
Se il problema fosse stato la persona, non ci sarebbero state serie
conseguenze. Si tratta infatti di un 72enne (“più o meno
rimbambito”) con ancora non tanti anni di attività davanti a
sé. Egli avrebbe potuto essere tranquillamente ignorato o
ulteriormente screditato se necessario, lasciato a sbraitare e a
farneticare nel suo isolato ritiro. Ma se invece la sua esclusione
significa il rigetto dell’opposizione a Roma Conciliare che egli
rappresentava, la FSSPX è in difficoltà, e lungi dal
risolvere le sue tensioni interne per mezzo dell’esempio dato con lui,
adesso rischia di essere dilaniata dal dissenso silenzioso o
dall’aperta contestazione.
Questo perché Mons. Lefebvre ha fondato la FSSPX per resistere
alla distruzione della Chiesa: della fede cattolica operata dal
Concilio con i suoi 16 documenti, e della pratica della fede
soprattutto tramite la nuova Messa. La resistenza al Concilio fece
parte, dall’inizio, della natura della FSSPX. Ora, non si può
cancellare la natura di una cosa senza cancellare la cosa. Ne consegue
che con questa esclusione, la FSSPX di Mons. Lefebvre è sulla
buona strada per essere cancellata ed essere rimpiazzata con qualcosa
di diverso. In realtà, questa trasformazione la si è
potuta osservare da diversi anni. L’esclusione è semplicemente
un colpo finale.
Non che Monsignore fosse primariamente o solo contro il Concilio.
Innanzi tutto era cattolico, un vescovo cattolico, un vero pastore
d’anime, come si evince chiaramente dai suoi scritti anteriori al
Concilio. Ma una volta che quello disastro indicibile della Chiesa ebbe
fine, egli si accorse che il compito più urgente in difesa della
fede, era resistere alla rivoluzione del Vaticano II, che stava
contaminando milioni e milioni di cuori e menti cattoliche. Da qui la
fondazione nel 1970 della FSSPX, che avrebbe utilizzato esclusivamente
il rito tridentino della Messa. Da qui la sua famosa dichiarazione del
novembre 1974, che fu come una carta dei principi cattolici che
ispiravano la resistenza della FSSPX. Solo l’inversione e la
conversione delle autorità della Chiesa alla vera fede
può giustificare l’abbandono di questi principi. Tale inversione
o conversione ha avuto luogo? Nient’affatto. Al contrario.
E il futuro? Per riempire il vuoto lasciato dall’abbandono degli scopi
di Monsignore, probabilmente i dirigenti della FSSPX si affretteranno a
gettarsi nelle braccia di Roma, specialmente se la coscienza di
Benedetto XVI lo muove perché ponga fine prima di morire allo
“scisma”. L’esclusione del vescovo può essere stata o meno una
precondizione di Roma per un accordo Roma-FSSPX, ma in ogni caso
certamente lo favorirà. I sacerdoti della FSSPX che ci vedono
chiaro, per il momento potrebbero tenere un profilo basso e aspettare
che tutti i nodi vengano al pettine. I laici della FSSPX per il momento
potrebbero assistere alle Messe della FSSPX, ma stando attenti al
momento in cui la suindicata trasformazione incominci a minacciare la
loro fede. Circa il vescovo escluso, tutte le donazioni per lui e per
la sua causa dovranno aspettare un poco. Bisogna sistemare il metodo
per riceverle. Questo è certo: non pensa al pensionamento.
Tenersi stretti, tutti. Siamo in una sarabanda. Che ci si lasci fare un
giro in Cielo!
Kyrie eleison.