La
fittizia presentazione della vita di Gauguin di Somerset Maugham,
apprezza il famoso artista, ma sembra lasciare irrisolto il suo
problema.
Civiltà “da sei soldi”
Dalla vita del pittore francese Paul Gauguin (1848 – 1903) sono stati
tratti un film, una serie TV, un’opera e almeno due romanzi. In questa
vita c’è qualcosa che deve interpellare l’uomo moderno: un
agente di borsa che avrebbe dovuto provvedere a dare da mangiare ad una
moglie e a cinque figli piccoli, ma butta tutto a mare per diventare un
artista rivoluzionario che disprezza tutta la civiltà
occidentale e si confina in una lontana isola del Pacifico del Sud. Ma
la fine inquieta di Gauguin non suggerisce che egli non abbia trovato
la soluzione così sognata da tante anime?
Una rappresentazione fittizia della vita di Gauguin venne scritta, 16
anni dopo la sua morte, dal noto scrittore inglese della prima
metà del ventesimo secolo, W. Somerset Maugham, il quale
visitò il Pacifico del Sud per raccogliere materiale di prima
mano per il suo libro “La luna e i sei soldi”. Questo titolo per il suo
breve romanzo sulla vita di Gauguin appare strano, ma in realtà
va al cuore del problema. Nel 1915 era stato pubblicato il capolavoro
di Maugham, “Schiavo d’amore”, un romanzo sostanzialmente
autobiografico. Un critico accusò l’eroe del libro di essere
“così preso da struggimento per la luna, da non accorgersi del
sei-soldi (sixpence – piccola moneta inglese d’argento dell’epoca) che
stava ai suoi piedi”. In altre parole, Maugham era così preso da
qualche irraggiungibile ideale, da tralasciare una felicità
minore ma pratica che aveva a portata di mano. Maugham replicò:
“Se si guarda a terra per un sei-soldi, si finisce per non guardare in
alto, e così si perde la luna”. Cioè, nella vita vi sono
cose ben più in alto.
L’utilizzo di questo contrasto fra la luna e il sei-soldi, per il
titolo del suo romanzo, dimostra chiaramente che cosa Maugham pensasse
di Gauguin. Per un borghese agente di borsa e padre di famiglia, la
normale felicità è rappresentata dal sei-soldi. Gettare
via tutto per diventare un artista rappresenta la luna. Ora, nessuno
pensi che Maugham avalli il buttar via la vita e la famiglia. Egli
presenta l’artista Strickland, il suo Gauguin, come un orribile egoista
dal cuore duro e crudele. E tuttavia lo presenta anche come un genio
che ha il legittimo diritto di perseguire la sua vocazione artistica,
pur se il costo sarà la perdita della felicità del
sei-soldi per sé e per chi gli sta vicino.
In altre parole, dice Maugham, la maggior parte delle persone
nell’odierna civiltà occidentale vive una vita da sei-soldi. Ma
la vita stessa è molto di più del sei-soldi. Nel breve
spazio di tempo che è dato all’uomo di vivere sulla terra vi
è qualcosa di ben più prezioso, per il cui perseguimento
quest’uomo ha il legittimo diritto di calpestare nel fango quanti
sei-soldi si voglia, se necessario.
Nella vita reale Gauguin è morto come un famoso e
rispettato artista, almeno postumo, e tuttavia ancora umanamente
inquieto e ribelle. Maugham rappresenta sia il genio riconosciuto sia
la frustrazione umana. Ma Maugham ha risolto il problema insoluto di
Gauguin? Come possono il genio e la vita stare all’opposto ed entrambe
essere umane? Il problema sembra essere diffuso e ben radicato.
C’è una soluzione? Lo vedremo nel “Commenti Eleison” della
prossima
settimana.
Kyrie eleison.