Il vero
sentimento è oggettivo, proporzionato al suo oggetto esterno. Il
sentimentalismo è soggettivo e corrisponde ai miei bisogni
emotivi interni.
Paura per Natale
Così il giorno di Natale è arrivato e passato ancora una
volta, ricordandoci la grande gioia che con la Sua Incarnazione e la
Sua Nascita Nostro Signore ha apportato al mondo intero, ma soprattutto
a sua Madre. Finalmente lei lo tiene al sicuro fra le sue braccia,
accudendolo come una madre, ma nello stesso tempo adorandolo come suo
Dio.
Ahimè, chi è colui che, conservando ancora un po’ di
religione, può non lamentarsi di come il mondo che ci circonda
approfitti della gioia dimenticandosi però in gran parte del Dio?
Sotto quest’aspetto, la gioia di Natale è come il sorriso del
Gatto di Alice, soprattutto nei paesi capitalisti (ma Pio XI osservava
già nel 1931 che il capitalismo stava diffondendosi in tutto il
mondo – “Quadragesimo anno”, 103-104). I lettori di “Alice nel Paese
delle Meraviglie” ricorderanno come il sorriso del Gatto fosse ancora
visibile quando il resto del Gatto era già sparito. La sostanza
svanisce, ma gli effetti persistono, almeno per un po’. La fede nel
Divino Bambino viene progressivamente uccisa, specialmente grazie al
Vaticano II, mentre la gioia del Natale persiste. Questo, per un verso,
perché Dio, sommamente generoso, commemora ogni anno la Nascita
di suo Figlio tra gli uomini con un diluvio di grazie attuali, alle
quali molte anime rispondono disponendosi un po’ meglio di come
facciano nel resto dell’anno; per l’altro, perché agli uomini
piace la gioia. Cosa che è certo meno affidabile.
Perché, come continua a sparire il vero culto di Dio, e con esso
ogni vera comprensione del significato della venuta del Salvatore,
indispensabile per l’ingresso dell’uomo in Cielo, così la gioia
di Natale si riduce alla mercificazione e alla fiera che tutti
conosciamo. Il sorriso non può sopravvivere indefinitamente al
Gatto. Neanche il più tenero dei BISi (Buoni Intimi Sentimenti)
può sopravvivere indefinitamente senza il suo oggetto. Se
Gesù Cristo non è Dio, e ancor meno l’unico e solo
Salvatore dell’umanità, perché gioire della sua nascita?
Io amo i miei BISi, ma se sono basati solo su essi stessi, presto o
tardi crolleranno, lasciando al loro posto solo l’amaro sapore della
disillusione. Io posso essere dolcissimo col “Natalizio”, ma se
è perché cerco i miei sentimenti interiori, invece che
ciò su cui essi sono basati, allora sto andando diritto verso un
collasso emotivo o altro.
Si tratta della differenza tra il sentimentalismo e il sentimento.
Nostro Signore era pieno di sentimenti, come quando incontrò la
vedova di Naim affranta per l’imminente sepoltura del suo figlio unico
(Lc. VII, 11-15). Ma in Nostro Signore non v’era traccia di
sentimentalismo (neanche, dico io, nel “Poema dell’Uomo-Dio” di Maria
Valtorta), perché i sentimenti di Gesù non erano mai
nutriti per essi stessi. I suoi sentimenti erano sempre mossi
direttamente da un oggetto reale, per esempio dal dolore della vedova,
che gli richiamava in mente quella che sarebbe stata la desolazione di
sua Madre quando egli stesso sarebbe stato condotto nella tomba.
Il soggettivismo è la piaga dei nostri tempi: con esso l’uomo
respinge la realtà oggettiva per poterla ricostruire come piace
a lui soggettivamente. Il soggettivismo è il cuore e l’anima del
Neo-modernismo che oggi sta devastando la Chiesa. E il soggettivismo
che svia la mente da ogni oggetto esterno genera necessariamente
sentimentalismo nel cuore, perché separa dal cuore tutti gli
oggetti esterni che possano servire da base reale ai suoi sentimenti.
Alla fine il Natale capitalista sarà ucciso dal sentimentalismo.
O l’uomo ritorna al vero Dio, a Nostro Signore Gesù Cristo e
alla vera importanza della sua Nascita, o il crollo di alcuni dei suoi
più dolci BISi, i sentimenti natalizi, rischia di fornire al
poco che resta della “Civiltà Occidentale” una ragione di
più alla sua amarezza suicida.
Kyrie eleison.