Il problema con i riti sacramentali della neo-Chiesa è che essi
si ingegnano di minare alla lunga l’Intenzione sacramentale del
ministro.
Criminosità unica – I
Per sottolineare ancora una volta la criminosità senza pari del
concilio Vaticano II (1962-1965), non saranno troppe due settimane per
rispondere alla ragionevole obiezione avanzata da un lettore riguardo a
quanto argomentato nel “Commenti
Eleison” di tre settimane fa (31
ottobre u.s.). Vi si affermava che i Riti sacramentali della
neo-Chiesa, introdotti nel post-Concilio, sono di natura tale da
invalidare alla lunga i sacramenti stessi, perché sono stati
pensati ambiguamente per erodere l’Intenzione sacramentale del
ministro, senza la quale lo stesso sacramento non può attuarsi.
Il lettore, seguendo l’insegnamento classico della Chiesa, obiettava
che le personali deficienze del ministro, persino la sua mancanza di
Fede, possono esser sostituite dalla Fede della Chiesa, nel cui nome
egli amministra il sacramento (cfr Summa
Theologiae, III, LXIV, 9 ad 1). Tale che – esempio classico – un
ebreo che non abbia la Fede cattolica, può non di meno
battezzare validamente un amico morente in quanto, sapendo che la
Chiesa cattolica compie una data cosa quando battezza, egli intende
fare quella stessa cosa che fa la Chiesa. Questa Intenzione di
fare ciò che fa la Chiesa, è dimostrata dalle parole che
pronuncia e dal compiere le azioni previste dal Rito del Battesimo.
Ragion per cui, argomentava il nostro lettore, la neo-Chiesa
potrà pure aver corrotto la Fede cattolica del Ministro, ma la
Chiesa Eterna sostituirà ogni sua mancanza di Fede, ed i
sacramenti da lui amministrati saranno ancora validi. La prima parte
della risposta a questo ragionamento è che se i Riti
sacramentali della neo-Chiesa minassero solo la Fede del ministro,
l’obiezione sarebbe valida, ma se essi minano anche la sua Intenzione sacramentale,
allora non si attuerà alcun sacramento.
Un altro esempio classico chiarirà meglio la questione.
Perché l’acqua scorra in un tubo di metallo, non è
importante che il tubo sia d’oro o di piombo, ma è
indispensabile che il tubo sia collegato al rubinetto. L’acqua
rappresenta la Grazia sacramentale, il rubinetto la sorgente primaria
della Grazia, cioè Dio stesso e solo Lui, il tubo rappresenta la
“fonte strumentale”,
cioè il ministro sacramentale, attraverso la cui azione la
Grazia sacramentale fluisce da Dio. L’oro o il piombo rappresentano la
santità o l’indegnità del ministro, quindi la
validità del sacramento non dipende dalla sua Fede o “non fede”
personale, ma dal suo esser connesso o meno alla fonte primaria della
Grazia sacramentale: Dio stesso.
Questa connessione egli la realizza precisamente con la sua Intenzione
nell’amministrare il sacramento: fare ciò che fa la Chiesa.
Perché attraverso quell’Intenzione egli pone se stesso come
“strumento” nelle mani di Dio affinché Dio riversi la Grazia
sacramentale attraverso di lui. Senza questa Intenzione sacramentale,
lui e la sua Fede possono essere d’oro o di piombo, ma lui è
scollegato dal rubinetto.
La prossima settimana mostreremo come fu programmato il Vaticano II per
potere corrompere non solo la Fede del Ministro, ma alla lunga
anche qualsiasi Intenzione sacramentale egli potesse avere.
Kyrie eleison.