problemi della neo-Chiesa risalgono al tardo Medioevo.
Il Vaticano II fu semplicemente la fine di un lungo processo.
Problema
profondo
Molti cattolici non colgono la
profondità del problema posto nella Chiesa cattolica dalla
rivoluzione conciliare del Vaticano II (1962-1965). Se conoscessero
meglio la storia della Chiesa, potrebbero essere meno tentati sia dal
liberalismo, che li porta a pensare che il Concilio non fu affatto
cattivo, sia dal “sedevacantismo”, che li porta a pensare che le
autorità della Chiesa non sono più le autorità.
Forse Nostro Signore mise in questione l’autorità religiosa di
Caifa o l’autorità civile di Ponzio Pilato?
Il problema è profondo perché è sepolto sotto
secoli e secoli di storia della Chiesa. Quando nei primi del 1400 San
Vincenzo Ferreri (1357-1419) predicò in tutta Europa che la fine
del mondo era prossima, noi sappiamo oggi che si sbagliava di 600 anni.
Eppure Dio confermò la sua predicazione consentendogli di
operare migliaia di miracoli e migliaia e migliaia di conversioni. Dio
confermò la falsità? Lungi da me! La verità
è che il Santo aveva compreso correttamente, nell’implicito
della decadenza della fine del Medio Evo, l’esplicita e quasi totale
corruzione del nostro tempo, prova generale della corruzione totale
della fine del mondo.
Semplicemente c’è voluto del tempo, il tempo di Dio, molti
secoli, perché la corruzione da implicita divenisse esplicita,
perché Dio è ad intervalli regolari che sceglie di
suscitare dei Santi che trattengano la parabola discendente, come la
crescita di Santi famosi che portò alla Contro-Riforma del XVI
secolo. Tuttavia, Dio non toglie agli uomini il libero arbitrio,
così che se essi scelsero di abbandonare le altezze del Medio
Evo, Egli non li costrinse a non farlo. Al contrario, Egli pemette alla
sua Chiesa, almeno in un certa misura, di adattarsi ai tempi,
perché essa esiste per salvare le anime presenti e non le glorie
passate.
Due esempi possono essere: la teologia molinista, resasi necessaria a
causa di Lutero e Calvino per garantire la protezione del libero
arbitrio, e il concordato del 1801, resosi necessario a causa dello
Stato rivoluzionario, per permettere alla Chiesa di operare
pienamente in pubblico. Ora, sia il Molinismo sia il concordato furono
dei compromessi col mondo del tempo, ma entrambi permisero che molte
anime fossero salvate, mentre La Chiesa impedì che si minassero
i principi che dovevano rimanere sacri: rispettivamente di Dio come
Atto Puro e di Cristo come Re della società. Tuttavia, entrambi
i compromessi permisero una certa umanizzazione della Chiesa divina, ed
entrambi contribuirono alla graduale secolarizzazione della
Cristianità. I compromessi comportano delle conseguenze.
In tal modo, se un lento processo di umanizzazione e di
secolarizzazione dovesse spingersi troppo oltre nel mondo, da cui
uomini e donne sono chiamati a servire Dio nella sua Chiesa,
difficilmente questi potrebbero entrare al suo servizio senza una forte
dose di liberalismo radioattivo nelle ossa, che richiede il vigoroso
antitodo della loro formazione religiosa. Difatti, com’è
naturale, essi condividerebbero l’istintiva convinzione di quasi tutti
i loro contemporanei: che i principi e gli ideali rivoluzionari del
mondo da cui provengono sarebbero normali, mentre la loro formazione
religiosa opposta a quel mondo sembrerebbe loro pia, ma
fondamentalmente anormale. Tali uomini e donne di Chiesa
rappresenterebbero un disastro potenziale. E tale disastro si rese
attuale a metà del XX secolo. Una gran parte dei vescovi
cattolici del mondo del 2000 si rallegrò invece di rivoltarsi,
quando Giovanni XXIII fece apparire con chiarezza che stava
abbandonando la Chiesa anti-moderna.
Così, nessuno che voglia salvare la propria anima dovrebbe
seguire costoro o i loro successori, ma d’altra parte, questi ultimi
sono così convinti di essere normali in relazione ai tempi
moderni, che non sono colpevoli della distruzione della Chiesa di
Cristo come lo sarebbero stati nei tempi passati.
Beate le anime cattoliche che possono aborrire gli errori di costoro,
ma che continuano ad onorarne l’ufficio.
Kyrie eleison.