Italiano

FATAL MOMENT (EC 325)

Forse il
destino della FSSPX è stata sancito quando al suo Capitolo
Generale dello scorso luglio ha voluto proteggere il Superiore Generale
invece di cercare la verità.

Momento fatale
La maggior parte dei lettori di
questi “Commenti”, probabilmente avrà ormai compreso il grave
problema che sta paralizzando la difesa della Fede in capo alla
Fraternità San Pio X e potrebbero quindi preferire di leggere
dell’altro. Ma è tale lo scompiglio creato nelle menti di
milioni di persone, dal globale cedimento dalla Fede, che io penso che
oggi non si analizzerà mai abbastanza la natura della Fede, la
necessità della Fede e come essa venga insidiata. Quindi, senza
voler insistere troppo sulle recenti disavventure o misfatti della
FSSPX, mi si consenta di ricorrere ad un altro esempio di tale insidia,
tratto dalla sua vicenda dell’anno scorso.
Il Capitolo Generale della Fraternità, del luglio 2012, è
stato salutato subito dopo, da molti dei suoi partecipanti, come un
trionfo dell’unità della Fraternità rispetto al disagio
ed alle tensioni dei molti mesi precedenti. Da allora però, una
più equilibrata visione del Capitolo ha preso il posto
dell’euforia, e un certo numero di coloro che vi presero parte
considerano che esso sia stato piuttosto un disastro per la
Fraternità. Uno dei partecipanti, o Capitolari, come vengono
chiamati, ha descritto il momento fatale quando i 39 sacerdoti a capo
della Fraternità (io escluso) misero la loro Fraternità e
i Superiori a fronte alla dottrina della Fede, proprio come fece
l’insieme dei vescovi cattolici al Vaticano II.
I lavori del Capitolo si aprirono esattamente con un grave attacco
dottrinale del Rettore del seminario della FSSPX a Écône
sulla Dichiarazione Dottrinale di metà aprile 2012, con la quale
la FSSPX sarebbe stata pronta al compromesso con i neo-modernisti di
Roma sul Concilio, sulla nuova Messa, sul Codice di Diritto Canonico e
sull’“ermeneutica della continuità” di Benedetto XVI. L’attacco
venne espresso in termini moderati e rispettosi, ma sostanzialmente
molto pesanti; significava infatti che chiunque avesse redatto la
Dichiarazione o avesse spinto per la sua presentazione a Roma, era un
incompetente in dottrina cattolica. Se poi si fosse trattato di
incompetenza cosciente, si era in presenza di traditori della Fede; se
incosciente, di persone inadatte a stare a capo di una Congregazione
cattolica fondata in difesa della Fede. A quel punto, sul Capitolo
piombò il silenzio, con i capitolari che iniziarono a rendersi
conto quanto grave fosse l’accusa implicita contro i loro Superiori.
Ma il Rettore del seminario della Fraternità in Argentina ruppe
il silenzio, dicendo che il Capitolo non poteva affibbiare uno schiaffo
al suo Superiore Generale con l’esigere che ritirasse la sua
Dichiarazione. Tale ritrattazione, disse, sarebbe stata implicita nella
Dichiarazione finale del Capitolo. A quel punto altri capitolari
avanzarono altri argomenti e il
Capitolo passò ad occuparsi di altro. Tuttavia, il
problema dottrinale
della perfida Dichiarazione di metà aprile non venne
correttamente risolto né dalla Dichiarazione finale del
Capitolo, né dalle sei condizioni per un futuro accordo con
Roma, né tampoco da una qualche successiva ritrattazione da
parte dello stesso Superiore Generale, al contrario. E la
Fraternità continua ad essere guidata in pratica secondo la
stessa politica dell’essere gentili con i nemici della Fede a Roma, che
fanno a pezzi la Fede e con essa la Chiesa.
Come poterono non vedere, i capitolari, che il “rispetto per i
Superiori” veniva messo a fronte della Fede? Come poterono non
insistere sul fatto che il problema dottrinale, di gran lunga
più importante per l’intero Capitolo, fosse chiarito,
così che tutti loro potessero individuare la necessaria azione
da intraprendere immediatamente e non da rinviare astutamente alla fine
del Capitolo?
La risposta dev’essere che, come i vescovi del Vaticano II, essi sono
collettivamente figli del mondo moderno, per i quali la dottrina della
Fede non è una necessità vitale, ma solo qualcosa che si
impara in seminario per diventare sacerdoti, e che quindi si onora, ma
nello stesso tempo più o meno si trascura. Lettori, leggete!
Kyrie eleison.