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STATE RELIGION ? (EC 228)

Fino al
Vaticano II la Chiesa ha sempre insegnato che ogni Stato sulla terra ha
il dovere di promuovere e proteggere la religione cattolica.

Religione di Stato? – I
Quale ruolo dovrebbe svolgere lo Stato nella protezione o nella
promozione della Religione Cattolica? Ogni cattolico che sa che il
Cattolicesimo è l’unica vera religione dell’unico vero Dio,
può solo rispondere che lo Stato, essendo anch’esso una creatura
di Dio, è destinato a servire come meglio può la Sua
unica vera religione. Dal canto suo, ogni liberale, che crede che allo
Stato non competa dichiarare qual è la vera religione,
perché, per esempio, la religione sarebbe in ogni caso una
questione individuale, risponderà che lo Stato deve tutelare il
diritto di tutti i suoi cittadini a praticare la religione di loro
scelta o anche nessuna religione. Consideriamo l’argomentazione
cattolica.
L’uomo viene da Dio. La sua natura viene da Dio. L’uomo è
sociale per natura, quindi la sua socialità viene da Dio. E dato
che l’uomo tutto intero, e non una sua sola parte (Primo Comandamento)
deve il culto a Dio, ne consegue che la stessa socialità
dell’uomo deve il culto a Dio. Ora, lo Stato non è nient’altro
che la società composta dalla socialità di tutti i suoi
cittadini riuniti nel loro corpo politico. Perciò lo Stato deve
il culto a Dio. Ora, se i differenti culti necessariamente si
contraddicono l’un l’altro (diversamente non sarebbero differenti),
è possibile che siano tutti più o meno falsi, è
certo invece che solo uno può essere interamente vero. Se quindi
esiste un tale culto, interamente vero e riconoscibile come tale, si
tratta del culto che ogni Stato, in quanto Stato, deve a Dio. Ma questo
culto è il Cattolicesimo, quindi ogni Stato, in quanto Stato,
deve a Dio il culto cattolico, compresi l’odierna Inghilterra o Israele
o l’Arabia Saudita!
Ma una parte essenziale del culto consiste nel rendere a Dio il
servizio di cui si è capaci. Quale servizio è in grado di
rendere lo Stato?  Un grande servizio! Essendo l’uomo sociale per
natura, la società ha una grande influenza su come egli sente,
pensa e crede. E le leggi dello Stato hanno una influenza decisiva sul
modellamento di questa società dei cittadini. Per esempio, se
l’aborto o la pornografia diventano legali, molti cittadini finiranno
col pensare che ci sia poco o nulla di sbagliato in esse. Quindi ogni
Stato con le sue leggi ha per principio il dovere di proteggere e di
promuovere la fede e la morale cattoliche.
Questo è il principio ovvio. Ma tale principio significa che
ogni non cattolico debba essere rastrellato dalla polizia e arso al
rogo?  Ovviamente no, perché lo scopo del rendere culto e
del servire Iddio è di renderGli gloria e di salvare le anime.
Ma l’azione sconsiderata condotta dallo Stato porterà
all’effetto opposto e cioè al discredito del Cattolicesimo e
all’alienazione delle anime. Perciò la Chiesa insegna che anche
uno Stato cattolico ha il diritto di astenersi nella pratica
dall’intervenire contro una religione falsa quando con la sua azione
potrebbe causare un male ancora più grande o impedire un grande
bene. Ma il principio che ogni Stato ha il dovere di proteggere la fede
e la morale cattoliche, rimane integro.
Questo significa imporre il cattolicesimo ai cittadini?  Niente
affatto, perché il credo cattolico non è qualcosa che
può essere imposto. “Nessuno crede contro la sua volontà”
(Sant’Agostino). Il che significa che in uno Stato cattolico ove il
prendere una tale iniziativa può o dovrebbe essere
controproducente, la pratica pubblica
di ogni altra religione che non sia la cattolica può o dovrebbe
essere proibita. Questa conclusione logica è stata negata dal
Vaticano II, perché il Vaticano II fu liberale. Eppure, prima
del Concilio, era una pratica comune negli Stati cattolici ed
avrà aiutato molte anime a salvarsi.
Kyrie eleison.