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Un lettore fa una classica domanda sul Padre Nostro, dove

umiliami,

Ma non sia mio destino cadere nel peccato.

“… in tentazione…” ?

si dice: “Non ci indurre in tentazione”. La tentazione è spesso
seguita dal peccato. Ma come può il Dio infinitamente buono
indurci al male? Eppure, se Lo preghiamo di non indurci al male,
è ragionevole che Egli possa farlo. Ma come è possibile?
Il “Non ci indurre in tentazione” è la traduzione letterale del
testo originale in greco – “μη εισενεγκης ημας εις πειρασμον – e la
Chiesa insegna che il testo originale in greco è stato ispirato
da Dio stesso. Come può Dio stesso dichiarare di poterci indurre
in tentazione? Quattro verità devono essere stabilite:—

1 In primo luogo, Dio può
volere il male fisico ,
come per esempio una malattia per punire gli esseri umani moralmente
malvagi, ma è assolutamente
impossibile che Dio voglia il male morale , perché questo
è peccato, e Dio non può assolutamente peccare,
perché Egli è il Bene stesso, perché è
l’Essere in sé. Perché se qualcosa esiste, allora deve
esistere una Causa Prima, e quella Causa Prima non può aver
avuto limiti finiti positi al suo Essere da nessuna causa anteriore al
Suo Primo Io, quindi è l’Essere Infinito. Ora, dove c’è
l’essere c’è la bontà, e viceversa, infatti le due cose
sono intercambiabili – il male è sempre la mancanza in un essere
di qualcosa che gli è proprio, per esempio la cecità non
è un male in una pietra, ma è un male in un animale che
normalmente ha la vista. Quindi l’Essere Infinito è
infinitamente buono, o Bontà Infinita, incapace di volere
direttamente o di causare il male morale. Poche cose sono più
assolutamente certe come questa.

2 Tuttavia, Dio può permettere il male morale
perché Egli può trare e sempre ne trae un bene maggiore.
Noi esseri umani non possiamo vedere sempre in che cosa consista quel
bene più grande, ma al più tardi nel Giudizio Generale
tutti noi vedremo chiaramente la Saggezza suprema di ogni male morale
che Egli ha permesso. Ecco un utile paragone – dal lato sottostante di
un tappeto tessuto posso solo indovinare la bellezza del disegno sul
lato sovrastante del tappeto stesso. Ma quella bellezza esiste, e senza
di essa non vedrei la parte sottostante che mi permette almeno di
indovinare la bellezza invisibile dalla parte sovrastante.

3 Obiezione: ma Dio sta ancora agendo per permettere il
male morale, per esempio la tentazione di peccare. Per esempio, in
diversi versetti dell’Esodo VII-XIII, la Scrittura dice che Dio “ha
indurito il cuore del faraone”, perché peccasse contro gli
israeliti .

Soluzione: no, ogni volta che Dio
permette un male morale, non compie alcun atto positivo , Egli si
astiene semplicemente dal concedere la grazia o l’aiuto con cui il
peccatore non avrebbe peccato. Ma
scegliendo di permettere al faraone di peccare, Egli induceva
positivamente il faraone in tentazione e al peccato. No, perché
la Scrittura dice: “Dio è fedele, e non vi lascerà
tentare oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi fornirà
anche la via di fuga per poterla affrontare ”. ( I Cor . X, 13). Per questo i
peccatori che sono tentati ricevono da Dio tutta la grazia di cui hanno
bisogno per non peccare, se non vogliono peccare. È solo colpa
loro se cadono nella tentazione.

4 Ma ogni volta che i peccatori cadono in
tentazione, Dio aveva previsto che lo avrebbero fatto. Perché
allora li ha indotti in essa, permettendolo, e astenendosi dal dare la
grazia di cui avevano bisogno per non cadere in peccato? In
negativo, perché è sempre solo colpa dei peccatori se
cadono in tentazione. In positivo, sant’Ignazio nei suoi Esercizi
Spirituali (#322) dà tre ragioni positive per cui Dio può
permettere la desolazione spirituale per un’anima, e le stesse ragioni
valgono per la tentazione spirituale: Dio
può fare buon uso della tentazione morale per punirci, o
per metterci alla prova, o per insegnarci. Può punirci con la
tentazione successiva all’ultimo peccato commesso. Poi, mettendoci alla
prova con la tentazione, Egli può farci guadagnare grandi
meriti, purché resistiamo e non cadiamo. Padre Pio ha detto: “ Se solo le anime sapessero quanto possono
meritare resistendo alle tentazioni, chiederebbero di essere tentate ”.
E infine Dio può insegnarci quanto siamo veramente dipendenti
dal Suo aiuto, attraverso la tentazione che ci mostra quanto siamo
umili e deboli senza il Suo aiuto.

In conclusione, c’è così tanto bene per noi peccatori che
Dio può trarre nel lasciarci tentare, che non siamo obbligati
nemmeno di chiedere di non essere tentati, ma dobbiamo chiedere che
quando siamo tentati la grazia non venga meno.

Signore, fa’ che il fuoco mi riscaldi, ma non mi bruci mai. Lascia che
la tentazione mi faccia meritare, ma che io non ci cada.

Kyrie
eleison.