arbitrio,
Ma non il diritto di
scegliere insieme bene e male.
A rischio di affaticare i lettori con variazioni sul tema
della Verità, questi “Commenti” commenteranno ulteriormente la
sintesi della Cultura come
religione; l’interpretazione postmoderna del rapporto tra cultura e
settimana. Infatti dobbiamo salvare le nostre anime, e un pericolo
profondo nel modo di salvare le nostre anime è l’accecamento
della nostra più alta facoltà, che è la nostra
mente, a cui segue immediatamente la corruzione del nostro cuore. E il
pericolo più profondo per le nostre menti oggi è il
presupposto universale che le idee non contino, che la verità
non sia importante. Guardate come il Vaticano II ha preferito la
modernità al cattolicesimo fedele, in particolare nel documento
conciliare Gaudium et Spes , e
poi come la Fraternità San Pio X ha preferito i Romani
conciliari al loro fedele Fondatore, e comunque, come la grande
maggioranza dei sacerdoti e dei laici li hanno seguiti.
Cominciamo con l’esporre in ordine i pensieri di Niemczewski, per
vedere da dove egli parte e dove sta andando: 1 Non c’è Dio oggettivo
perché “Dio” è una elaborazione soggettiva dentro ognuno
di noi. 2 Perciò le
vecchie “verità” della religione e della filosofia di ieri non
hanno più alcun fondamento. 3
Inoltre non si adattano più al mondo reale di oggi, che sta
cambiando in tutti i domini e più velocemente che mai. 4 Peggio ancora, tali verità
stanno bloccando il progresso moderno, o la “cultura della scelta” che
ci permette di adattarci al cambiamento e che garantisce la
libertà di ognuno di noi di mettere insieme il proprio stile di
vita. 5 Per rimanere
adattabile alla modernità, l’uomo postmoderno deve accettare
questa non universale e non obbligatoria “cultura della scelta”, che
non impone all’uomo né norme né alcuno superiore a lui. 6 In conclusione, la verità
deve lasciare il posto alla libertà, la religione alla cultura e
la direzione alla deriva. 7
Quindi abbasso la Verità, e viva la “cultura della scelta”!
Purtroppo, per l’uomo postmoderno, c’è una realtà al di
fuori della sua mente, così vicina a lui come le sue stesse
braccia e gambe, e questa realtà extra-mentale ha leggi proprie,
che non dipendono in alcun modo dalla sua mente. Per esempio, se ha mal
di denti, egli dovrà andare dal dentista e non dal pescivendolo.
E queste leggi non sono solo fisiche, ma anche morali. Per esempio, se
una povera ragazza ha un aborto, non sarà in grado di evitare i
rimorsi di coscienza, per quanto lo vorrebbe. Il libero arbitrio di
ognuno di noi esseri umani è indiscutibilmente libero – da qui
la possibilità della “cultura della scelta” di Niemczewski – ma
tale cultura della scelta può funzionare solo all’interno e non
al di fuori del quadro strutturato delle leggi della realtà
extra mentale, fisica e morale. Così sono libero di scegliere
per l’eternità il Cielo o l’Inferno, ma non sono libero di
scegliere di infrangere seriamente la legge morale e tuttavia andare
ancora in Cielo.
Gli antichi greci al loro apice, hanno preceduto di centinaia di anni
l’Incarnazione di Nostro Signore, per cui non hanno potuto beneficiare
né della grazia soprannaturale né dell’illuminazione. Ma,
naturalmente, essi osservavano – non hanno per niente inventato – le
gravi e inevitabili conseguenze della crescita di esseri umani contro
la struttura morale della vita umana, e a tale crescita hanno dato un
nome – “ hybris ”, che oggi
chiameremmo “orgoglio”. Così la presentazione di Niemczewski
della “cultura della scelta” inizia con la negazione di Dio e finisce
con la sfida a Dio, ma mentre egli può piegare la mente degli
uomini a favore della sua “cultura”, è tuttavia incapace di
piegare l’eterna e ineffabile Esistenza di Dio, o l’eterna e assoluta
necessità della Verità. Per esempio, se non esiste una
cosa come la verità, ne consegue che questo stesso assunto
è una verità. Quindi, nel negare ogni e qualsiasi dogma,
nessuno è così dogmatico come i Massoni, e nel loro
soggettivo minare ogni dottrina, nessuno è così
dottrinale come i modernisti e i neomodernisti.
In breve, un uomo come Niemczewski si rifiuta di riconoscere che
nell’ambito della scelta dell’umanità esiste uno spazio di
realtà che non è di sua scelta. Gli ecclesiastici del
Vaticano II si rifiutano di riconoscere che il Deposito della Fede non
può essere modernizzato. E i capi della NeoFraternità San
Pio X si rifiutano di riconoscere che i Romani conciliari sono mercanti
di fantasia. La “cultura della scelta” finirà per costare cara a
tutti loro. Può costare loro l’eternità se non riescono a
riappropriarsi del loro senso cattolico.
Kyrie
eleison.