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AGREEMENT HERE. (EC 365)

Con
Roma, i contatti della Fraternità fluiscono tranquillamente.
Ogni inimicizia sarà
presto cosa d’altri tempi
.

Accordo in atto
Il
13 dicembre dello scorso anno, nella Casa Santa Marta a Roma, dove il
Papa vive abitualmente, lo stesso Papa ha incontrato brevemente Mons.
Fellay, Superiore Generale della Fraternità San Pio X. La
Fraternità nega ufficialmente che l’incontro abbia avuto un
qualche significato, ma un commentatore italiano che ha una certa
familiarità con il modo d’agire di Roma, Giacomo Devoto (GD), argomenta
che il fatto prova che è stato raggiunto un accordo
Roma-FSSPX. Ecco le sue argomentazioni in breve:—
La mattina del 13, Mons. Fellay e i suoi due Assistenti a capo della
FSSPX si sono riuniti in Vaticano con i capi della Commissione Ecclesia Dei, su invito di Mons.
Guido Pozzo, richiamato da Papa Francesco alla Commissione per
affrontare le problematiche relazioni tra Roma e la FSSPX. Una
pubblicazione ufficiale della FSSPX, DICI,
sostiene che questo incontro è stato semplicemente “informale”,
ma GD dice che pur essendo informale non può aver avuto luogo
senza che vi fosse stata preventivamente una serie di contatti discreti
per rimediare alla pubblica rottura delle relazioni, avvenuta nel mese
di giugno del 2012. Inoltre, dice GD, un tale incontro è
preliminarmente necessario per qualsiasi incontro “formale”.
In ogni caso, dopo la riunione, Mons. Pozzo, Mons. di Noia e i tre capi
della FSSPX, si sono recati a pranzo a Casa Santa Marta, dove è
capitato che ci fosse a mangiare anche il Papa. Quando il Papa si
è alzato per andarsene dopo il pasto, Mons. Fellay gli si
è avvicinato, e i due si sono scambiati qualche parola in
pubblico, e Mons. Fellay ha baciato l’anello del Papa (o si è
inginocchiato per avere la sua benedizione, secondo Vatican Insider di Roma). DICI ha nuovamente minimizzato
l’incontro parlando di nulla di più di un incontro casuale con
uno scambio spontaneo di cortesie. Al contrario GD sostiene
ragionevolmente che anche un tale incontro “casuale” non può
aver avuto luogo senza che il Papa ne avesse preventiva conoscenza e
l’avesse approvato.
Inoltre, dice GD, nell’arte della diplomazia un tale incontro è
un rompighiaccio finemente calcolato, dall’interpretazione elastica,
progettato per significare tanto o poco, come si vuole. Da un lato il
cortese incontro si è svolto sotto gli occhi di tutti, in un
posto pubblico frequentato da importanti ufficiali della neo-Chiesa,
così che può essere visto come un sostegno papale di
ciò che era successo nell’incontro del mattino con la
Commissione. Dall’altro, Roma e la Fraternità possono
plausibilmente negare che l’incontro abbia avuto alcun reale
significato al di fuori di uno scambio di cortesie.
Così, l’anno successivo, quando le voci hanno cominciato a
circolare, per mesi la FSSPX ha negato che ci fosse in ballo un accordo
Roma-FSSPX. Solo il 10 maggio DICI ha
ammesso che c’era stato un incontro tra il Papa e Mons. Fellay, e DICI ha tanto minimizzato l’evento
che GD ritiene si tratti di un segno sicuro che sia stato raggiunto un
accordo in privato. (Come dice il cinico, nella politica moderna nulla
può essere preso come vero fino a quando non venga negato.)
In realtà il problema principale, per Papa Francesco come per
Mons. Fellay, non è come venire ad un accordo che entrambi
vogliono, ma come ottenere che le loro rispettive ali sinistra e destra
lo accettino. Tuttavia, per loro il problema è risolto dal fatto
la Fraternità, una volta gloriosa per la sua difesa della Fede,
diventa giorno dopo giorno l’ingloriosa neo-Fraternità.
Veramente, quanti vescovi della neo-Chiesa possono ancora ritenere la
neo-Fraternità una minaccia per la loro neo-Chiesa? E quanti
sacerdoti della FSSPX sono ancora convinti che qualsiasi accordo con
Roma sarebbe un disastro, specialmente se è stato loro promesso
che “non avranno bisogno di cambiare niente”?
Un tale accordo difficilmente ha bisogno di essere annunciato. Nelle
menti e nei cuori è già in atto.
Kyrie eleison.