Italiano

BALANCE PROPOSED (EC 353)

Con la
Roma di oggi i sacerdoti non civettino,
Né il Papa fuori dalla loro Messa collochino.

Equilibrio proposto
“Badate dunque di fare come il
Signore
vostro Dio vi ha comandato; non ve ne discostate né a destra
né a sinistra.” Questa istruzione data dal Signore Iddio
a Mosè perché la trasmettesse agli Israeliti (Dt. V, 32) è certamente
valida per il Popolo Eletto da Dio nel Nuovo Testamento (Rm. IX, 25-26), ma non è
così facile da applicare nel nostro tempo, mentre il Pastore del
Nuovo Testamento è colpito e noi pecore siamo disperse (Zc. XIII, 7). Il Papa è
colpito tanto lievemente che i cattolici non debbano preoccuparsi di
come gli obbediscono? O è colpito talmente seriamente che non
può essere Papa?  In ogni caso il gregge è disperso,
e così rimarrà fino a quando la Russia non sarà
consacrata al Cuore Immacolato di Maria.
Nel frattempo, come mi sembra,
una lettera pubblicata sull’ultimo numero di The Angelus, la rivista ufficiale
della Fraternità San Pio X in USA, si smarrisce a sinistra. Don
S. avanza diverse ragioni per sollecitare la FSSPX a mettersi “nelle
mani… del Papa il prima possibile”.
In primo luogo, pensare
che gli uomini di Chiesa romani siano intenzionalmente i distruttori
della Chiesa costituisce sedevacantismo implicito. Ma non c’è bisogno di essere
sedevacantista, implicito o esplicito, per ricordare che le loro
intenzioni soggettive non diminuiscono in alcun modo l’oggettivo danno
che hanno fatto alla Chiesa, e che farebbero alla FSSPX se questa
passasse sotto il loro controllo.
In secondo luogo,
aspettare la piena conversione dottrinale dei Romani per mettersi nelle
loro mani, per la FSSPX è irrealistico. Ma un’eresia è sufficiente
perché si sia nemici della Fede, e il modernismo è
un’eresia onnicomprensiva (San Pio X, Pascendi).
I troppi contatti con i Romani hanno ormai sedotto i capi della FSSPX.
In terzo luogo, la FSSPX
deve ridare a Roma il più presto possibile la dottrina e la
pratica della vera Fede. Ma
anche se Roma fosse modernista solo per metà, questo
significherebbe gettare le perle ai porci (Mt. VII, 6).
In quarto luogo, La FSSPX
si è tenuta così a lungo distante da Roma che rischia di
perdere il senso cattolico della gerarchia, dell’ubbidienza e
dell’autorità. Ma la
vera Fede deve tenersi a distanza di sicurezza dall’eresia
onnicomprensiva. Se l’eresia non è colpa mia, Dio può
guardare oltre il mio senso cattolico, se Gli sono fedele, e può
guardarlo per i 40 anni e più nel deserto, come ha fatto con i
fedeli Israeliti (Es. – Dt.).
E in quinto luogo, la
cosiddetta “Resistenza” sta dividendo e indebolendo la vera resistenza
della FSSPX alla Roma conciliare. Ma
l’unità poggiante su qualsivoglia intelligenza con i modernisti
sarà un’unità poggiante sull’errore, fatale per la FSSPX
di Mons. Lefebvre.
In breve, Don S. ha perso di vista quanto seducente e mortale per la
Fede sia l’errore del modernismo.
Per altro verso, sempre come
pare a me, un sacerdote che oggi si rifiutasse di menzionare il
nome del Papa nel Canone della Messa, correrebbe il rischio di andare
fuori strada a destra. Se io vedo il pericolo mortale del modernismo
per la Fede, certamente vedo gli enormi danni oggettivi arrecati alla
Chiesa dai Papi conciliari. Ma posso dire sinceramente che non sia
rimasto più nulla di cattolico in loro? Per esempio, come dice
Don S., non hanno ancora quanto meno delle soggettive buone intenzioni?
Non intendono tutti almeno servire la Chiesa? Nel qual caso, non posso
io celebrare la Messa in unione con quello che c’è ancora di
cattolico in loro? La dirigenza della Chiesa potrà essere
ammalata a morte, ma quanto meno io non posso sostenere che non vi sia
più niente di cattolico che perduri in essa. Non tutto è
ancora perduto.
“Nelle cose certe, l’unità;
nelle cose dubbie, la libertà; in tutte la carità”.
Kyrie eleison.