Città e periferie portano male
all’uomo,
Ma egli può sempre pregare Dio Onnipotente.
I vantaggi della campagna
Dal momento che nessun essere umano è mai
stato creato da Dio su questa terra per altro motivo che per la sua
salita al Paradiso (I Tim. II,
4), è evidente che la bontà di Dio è da sempre al
lavoro, in una forma o nell’altra, più o meno fortemente, per
attirare tutte le anime al Cielo. E se un uomo comincia a rispondere a
questa attrazione, egli finisce presto o tardi col rendersi conto che
la massa delle anime che lo circondano oggi o non hanno coscienza di
tale attrazione o stanno resistendole positivamente. E quanto
più egli prende sul serio il conseguimento del Cielo, tanto
più seriamente deve chiedersi quali sono i fattori del mondo
circostante che rendono tante anime incuranti del Cielo, o almeno di
raggiungerlo.
Alcuni di questi fattori possono essergli immediatamente evidenti, come
il recente avanzamento del vizio innaturale e il suo trionfo nella
legalizzazione mondiale del “matrimonio” omosessuale. Altri fattori
possono richiedere più tempo perché lui li possa
cogliere, perché non sono così palesemente contrari alla
virtù e perché sono
stati immessi nell’ambiente molto più tempo fa, come il
vivere in città o sub-città, e cioè nelle
periferie. Ora solo un pazzo potrebbe affermare che ogni paesano sia
pieno di virtù, mentre ogni cittadino sia piena di vizio. Ma
d’altro canto, il paesano vive ovviamente più vicino alla natura
di quanto faccia il cittadino, così che se la Natura è
stata creata da Dio per essere il recipiente indispensabile della
Sopranatura, senza la quale nessuna anima può entrare in
Paradiso, ne consegue che i paesani saranno, in quanto tali, più
vicini a Dio di quanto lo siano i cittadini, e un cittadino che
desidera raggiungere il Cielo deve almeno prendere coscienza del
tessuto della sua vita in città.
“Impara dal tuo nemico”, dicevano i latini. Il comunismo è da
sempre uno dei più terribili nemici del cattolicesimo, e due
eminenti comunisti sono famosi per il loro odio per i paesani, o
contadini. Per Lenin (1870-1924), capo della Rivoluzione russa del
1917, uno dei principali ostacoli sulla via della Rivoluzione dei senza
Dio era il vecchio contadino, radicato nella terra, profondamente
consapevole del suo essere nulla in quanto creatura circondata dal
mistero della creazione da cui dipendeva, mentre il cittadino che vive
in un mondo artificiale inventato dall’uomo e fatto di fabbriche,
macchine e robot umani, in un mondo carico di ogni tipo di risentimento
(arrabbiarsi per la pioggia è un esercizio futile, mentre la
“rabbia al volante” è in continua crescita), era del tutto
adatto per la Rivoluzione (è per questo che De Corte diceva che
i politici moderni promettono costantemente il “cambiamento”).
Per Antonio Gramsci (1860-1937), maestro, dopo Lenin e Stalin, della
chiave di transizione della Rivoluzione dal comunismo “duro” al
globalismo “morbido”, i contadini rappresentavano ugualmente un nemico
temibile che la Rivoluzione doveva superare. Con il loro “buon senso” e
il loro “ordine naturale” i contadini erano stati il fondamento di un
intero sistema di valori che doveva scomparire. Religione, famiglia,
patria, esercito, natura, cultura, dovevano cedere il passo ad un nuovo
modo di pensare in accordo col Nuovo Ordine Mondiale. Per condurre gli
uomini lontani dalla loro vecchia mentalità, tutta la loro
cultura doveva essere sovvertita non più con l’aggressione
violenta alla loro economia, ma con una “conquista delle istituzioni”,
tutte le loro istituzioni. La Rivoluzione doveva rimodellare la loro
educazione, le arti, il tempo libero, la stampa, lo sport, ecc, ogni
elemento della loro cultura nel senso più ampio, minando
totalmente il precedente modo di vivere incarnato dai contadini. E la
Rivoluzione di Gramsci è così riuscita a rovesciare il
vecchio ordine naturale, che gli agricoltori che oggi lavorano la terra
sono talmente dipendenti dalle macchine e dai banchieri da non essere
più contadini nel vecchio senso della parola.
Ma oggi la Rivoluzione è una tale guerra aperta a “tutto
ciò che si intende per Dio”, che non esiste un possibile modo
umano per ricostruire il tipo del contadino in grado di resisterle. Il
miglior contadino possibile, in quanto tale, oggi non è
più la soluzione. Il problema non è meramente culturale.
Il vero problema è la nostra apostasia da Dio. La vera soluzione
inizia con la preghiera, che la Rivoluzione apparentemente onnipotente
sarà sempre impotente a fermare.
Kyrie eleison.