Benedetto XVI vuole che i suoi ufficiali
lavorino per l’unità Roma-FSSPX. Ma dovrebbero cercare la vera
Fede, a cui l’unità segue.
Errore del Papa – I
Parlando due settimane fa sulle relazioni tra la Roma del Vaticano II e
la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), Papa Benedetto XVI
ha dimostrato ancora una volta quanto sia sottile e poderoso l’errore
Conciliare. Il 15 gennaio egli si è rivolto alla Plenaria della
Congregazione per la Dottrina della Fede (prima conosciuta come
Sant’Uffizio). I primi tre paragrafi di questo indirizzo di saluto,
composto da dodici paragrafi, andrebbero citati per intero, ma dobbiamo
limitarci ad una sintesi quanto più fedele è possibile.
1. La vostra Congregazione partecipa dello speciale ministero del Papa
di garantire l’unità della Chiesa salvaguardando la dottrina
Cattolica. Questa unità dipende dall’unità nella Fede di
cui il Papa è il primo difensore. Confermare i fratelli nella
Fede e tenerli uniti è il suo primo compito. 2. La vostra
autorità d’insegnamento, come quella del Papa, comporta
l’ubbidienza alla Fede, così che vi sia un unico gregge sotto
l’unico Pastore. 3. In ogni tempo la Chiesa ha voluto che tutti i
cristiani testimoniassero insieme la Fede. “In questo spirito confido
in particolare nell’impegno del Dicastero perché vengano
superati i problemi dottrinali che ancora permangono per il
raggiungimento della piena comunione con la Chiesa da parte della
Fraternità S. Pio X.”
Il problema qui è molto più che se la FSSPX sia o no in
“piena comunione con la Chiesa”. Il problema sta nella relazione tra
l’unità e la Fede. In realtà l’unità Cattolica
è essenzialmente dipendente dalla Fede Cattolica. Un cattolico
si definisce primariamente per quello che egli crede, quindi laddove non
c’è la Fede Cattolica non possono esserci Cattolici da unire, e
laddove vi è questa Fede vi è la base essenziale per
l’unità Cattolica. Ora, in effetti qui (1) il Papa dice che
“L’unità è infatti primariamente unità di fede”,
ma generalmente (1, 2, 3) egli collega unità e Fede come se
fossero su un piano di parità, quasi fossero interdipendenti,
mentre invece la vera unità è interamente dipendente
dalla vera Fede. Se non fosse questo il suo pensiero, come farebbe a
giungere alla sua conclusione (3), che abbiamo riportato testualmente,
dove dà l’impressione di sollecitare la sua Congregazione a
superare i problemi dottrinali per giungere all’unità tra Roma e
la FSSPX?
Eppure, il dovere del Vicario di Cristo non è quello di unire
Roma e la FSSPX ad ogni costo, per così dire, ma quello di
unirli nella Fede Cattolica,
così come insegnata da Cristo. Se quindi vi è una
differenza dottrinale tra Roma e la FSSPX (e vi è, ed è
enorme!), il suo primo problema è di vedere chi dei due ha la
Fede Cattolica e chi non ce l’ha. Ed allora egli dovrà unire
tutta la Chiesa intorno a chi dei due ha questa Fede, anche se questa
fosse la povera infima FSSPX!
Infima, se si vuole, perché essa è insignificante salvo
la sua Fede!
Ahimè, Benedetto XVI è più Conciliare che
Cattolico. Ma il Concilio, anteponendo l’uomo a Dio, ha costantemente
minato la dottrina Rivelata da Dio, o la Fede, in nome
dell’unità ecumenica degli uomini. È questo il
motivo per cui Benedetto XVI non è in grado di cogliere, a meno
di un miracolo, l’importanza della posizione dottrinale della FSSPX.
Ma quanti cattolici non verranno ingannati con facilità dalla
morbidezza del suo passaggio da tanta Verità (in 1, 2) alla sua
sovversione (in 3) ? Pochi!
L’errore è tanto potente per quanto è sottilmente
concepito ed espresso! Dobbiamo pregare per un miracolo.
Kyrie eleison.