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BENEDICTS ECUMENISM IV (EC 251)

Benedetto
XVI si adopera per una falsa neo-Chiesa, resa più ampia della
vera Chiesa cattolica da un falso ecumenismo fatto dalla coesistenza di
più credenze.

L’ecumenismo
di Benedetto – IV
La Chiesa cattolica ha sempre insegnato di essere l’unica sola vera
Chiesa di Gesù Cristo, tale che se anche venisse abbandonata
dalla massa dei credenti, come accadrà alla fine del mondo (cfr.
Luca XVIII, 8), essa non
perderebbe la sua unità. San Cipriano dice che l’unità
della Chiesa scaturisce dalla sua divina fondazione e viene consolidata
dai celesti sacramenti, e “non può essere fatta a pezzi dalla
forza di volontà avversa”. Le anime possono venir meno e
separarsi da essa, ma la Chiesa che lasciano permane una. In questa
ottica, “unità della Chiesa” può solo significare che le
anime ritornano una ad una nell’unica vera Chiesa.
Non è questa la visione della Chiesa che ha il Vaticano II.
Dicendo (Lumen Gentium 8) che la Chiesa di Cristo
“sussiste nella” Chiesa cattolica, il Concilio ha spalancato la porta
alla distinzione fra le due, e alla pretesa che la “vera” Chiesa di
Cristo sia più ampia della “ristretta” Chiesa cattolica. In
questa ottica, vi sarebbero dei pezzi della vera Chiesa di Cristo
sparsi fuori dalla Chiesa cattolica, con la conseguenza che
“unità della Chiesa” significherebbe mettere nuovamente insieme
questi pezzi, senza che i singoli si siano convertiti uno ad uno. Era
certamente questa la visione del brillante giovane teologo del
Concilio, don Joseph Ratzinger, come dimostrano le sue stupefacenti
parole  espresse poco dopo il Concilio e citate con tanto di
riferimenti dal Dr. Schüler nel suo Benedetto XVI e l’auto-comprensione della
Chiesa cattolica, pp. 17-19. Un breve riassunto mette in luce la
deviazione:-
Laddove c’è il Vescovo, la Mensa e la Parola di Dio, lì
è la “chiesa”. Questa reale ampia comunione cristiana, nel corso
dei secoli è stata gravemente ridotta dalla centralizzazione
romana, che ha spinto i protestanti a rompere con Roma. Le differenze
dottrinali avrebbero dovuto essere tollerate. Così che
l’ecumenismo di ritorno dev’essere sostituito con l’ecumenismo della
coesistenza. Le chiese devono sostituire la Chiesa. I cattolici devono
aprirsi. La conversione dev’essere relativa solo all’individuo che lo
desidera. Gli errori protestanti sono, virtualmente, diritti
protestanti.
Ma dov’è la fede in tutto questo parlare di Chiesa e di chiese?
O la dottrina? Apparentemente in niente. E che tipo di unità
può esistere tra anime che hanno credenze contraddittorie come
quelle dei cattolici (vecchio stile) e dei protestanti? Si può
solo trattare di una unità alquanto diversa da quella della
Chiesa preconciliare, e quindi di una Chiesa alquanto diversa. Il
giovane Ratzinger, infatti, lavorava ad una Neo-Chiesa. Ciò
nonostante, l’unità della Neo-Chiesa divenne un problema. Primo
perché l’unità della Chiesa è un dogma. Secondo
perché, come Cardinale e Papa, Joseph Ratzinger si trovò
a dover difendere l’unità della Neo-Chiesa contro dei
rivoluzionari perfino più selvaggi di lui (p. e. il Padre
Leonard Boff), per i quali la Neo-Chiesa “sussiste” ovunque, in molti
pezzi diversi.
E Scüler continua a citare il Cardinale che sostiene che la Chiesa
di Cristo ha la sua totale realizzazione nella Chiesa cattolica, ma
senza escludere la sua parziale realizzazione altrove (ma allora in che
modo sarebbe una?). Ugualmente l’identità della Chiesa di Cristo
con la Chiesa cattolica sarebbe sostanziale, ma non esclusiva (ma come
può essere un’identità se non esclusiva?). E ancora, la
completa essenza della Chiesa di Cristo è nella Chiesa
cattolica, ma altrove vi è anche un’essenza incompleta (ma come
può esserci un’essenza completa se una parte di essa è
altrove?). E così via.
In breve, la Neo-Chiesa di Benedetto XVI comprenderebbe elementi
cattolici e non cattolici. Ma laddove una parte non sia cattolica, il
tutto di cui fa parte non può essere un tutto cattolico. Quindi,
la Neo-Chiesa ecumenica di Benedetto non è, come tale, la Chiesa
cattolica.
Kyrie eleison.