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Vero Papa ? – II

conciliari sono ancora Papi, si avanzano tre obiezioni e una risposta.

Non tutti si sono trovati d’accordo con l’opinione espressa qui la
settimana scorsa ( CE
198 ) e secondo la quale la buona fede e la buona volontà
soggettive dei papi conciliari impediscono che li si possa invalidare
come papi per le loro oggettive agghiaccianti eresie (si veda Johannes
Döermann sull’insegnamento di Giovanni Paolo II sulla salvezza
universale; e Mons. Tissier sullo svuotamento della Croce da parte di
Benedetto XVI). L’opinione contraria è che queste eresie sono
talmente agghiaccianti che

1) non è possibile che siano state espresse da dei veri Vicari
di Cristo,

2) nessuna buona fede soggettiva può neutralizzare la loro
oggettiva velenosità, 3) la buona fede soggettiva è da
escludersi nel caso dei papi conciliari, i quali sono stati educati con
l’antica teologia.

Consideriamo pacatamente un argomento per volta: –

Primo: Fino a che punto il Signore Iddio può permettere che il
suo Vicario lo tradisca (oggettivamente)? Solo Dio lo sa per certo.
Tuttavia la Scrittura ci dice ( Lc .
XVIII, 8) che quando Cristo ritornerà, difficilmente
troverà ancora la fede sulla terra. Ma oggi, nel 2011, la fede
è già ridotta a questo punto? Si può ritenere di
no. In questo caso Dio può permettere ai suoi Vicari conciliari
di fare ancora peggio, senza che per questo cessino di essere i suoi
Vicari.

Non dice la Scrittura che Caifa era il Suo Sommo Sacerdote nello stesso
esatto momento in cui perpetrava il crimine dei crimini contro Dio, e
cioè l’omicidio giuridico di Cristo ( Gv . XI, 55)?

Secondo: È vero che l’oggettiva eresia degli eretici ben
intenzionati è molto più importante per la Chiesa
universale delle loro soggettive buone intenzioni, ed è anche
vero che molti eretici oggettivi sono soggettivamente convinti della
loro innocenza. Per questo duplice motivo, quando nella Madre Chiesa
tutto è in ordine, essa attiva un meccanismo col quale costringe
questi eretici materiali o a rinunciare alla loro eresia o a diventare
degli eretici formali a tutti gli effetti, ed è per mezzo dei
suoi inquisitori che essa esercita l’autorità datale da Dio per
condannare l’eresia e mantenere la purezza della dottrina.

Ma che succede quand’è la massima autorità della Chiesa a
nuotare nelle eresie oggettive?

Chi al di sopra dei papi ha l’autorità per correggerli? Nessuno!

Quindi Dio avrebbe abbandonato la Sua Chiesa? No!

Ma non la mette a dura prova a causa della tiepidezza della massa dei
cattolici di oggi – e, ahimé, dei tradizionalisti?

Terzo: È vero che sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno
ricevuto un’educazione filosofica e teologica preconciliare, ma a quel
tempo era già da più di un secolo che i vermi del
soggettivismo kantiano e dell’evoluzionismo hegeliano rodevano il cuore
della concezione della verità oggettiva e immutabile, senza la
quale lo stesso concetto di dogma cattolico immutabile non ha alcun
senso.

Ora, si può ben argomentare che questi due papi siano moralmente
colpevoli – per esempio per l’amore della popolarità o per
l’orgoglio intellettuale – tanto da cadere nell’eresia materiale, ma le
colpe morali non possono sostituire l’autoritativa condanna dottrinale
che permette di volgere la loro eresia materiale in eresia
formale.

Pertanto, visto che solo gli eretici formali sono esclusi dalla Chiesa,
e considerato che l’unico modo certo per dimostrare che qualcuno
è un eretico formale non è applicabile nel caso di questi
papi, su questo problema dei papi conciliari deve restare aperto un
certo ventaglio di opinioni.

Il termine “sedevacantista” non merita di essere considerato come
quella parolaccia che di esso fanno i “tradizionalisti” liberali e
tuttavia gli argomenti dei sedevacantisti non sono così decisivi
come essi desidererebbero o vorrebbero far credere.

In conclusione, i sedevacantisti possono essere ancora cattolici, ma i
cattolici non sono ancora obbligati ad essere sedevacantisti.

Io sono di quelli che credono che i papi conciliari sono veri
papi.

Kyrie eleison