Alcuni figli abbandonano la Madre lebbrosa.
Altri le si avvicinano troppo, per imprudenza.
Parassita e ospite – II
Due
settimane fa questi “Commenti” sono ritornati su un campo minato
perché hanno difeso l’idea che ci sia ancora qualcosa di
cattolico in ciò che è diventata la Chiesa cattolica a
partire dal Vaticano II. Tale posizione è molto contestata. Per
esempio, da un lato gli attuali dirigenti della Fraternità San
Pio X agiscono come se la Chiesa ufficiale a Roma fosse ancora tanto
cattolica che la FSSPX non potrebbe fare a meno del suo riconoscimento
ufficiale. Dall’altro lato, tante anime che hanno veramente la fede
cattolica respingono totalmente l’idea che ci sia ancora qualcosa di
cattolico nella “Chiesa” guidata oggi da “Papa” Francesco. Quello che
segue è solo un tentativo di cogliere quanto ci sia di vero in
entrambe le posizioni.
Al cuore del problema c’è il modernismo, malattia essenziale del
Vaticano II. Il modernismo è inevitabilmente, per sua natura, un
animale singolare e viscido. E questo perché il suo principio
basilare è quello di adattare il cattolicesimo
all’intrinsecamente anti-cattolico mondo moderno. Papi conciliari come
Paolo VI e Benedetto XVI hanno
inteso sia rompere sia non rompere con la tradizione cattolica.
Cosa questa che per qualsiasi mente sana è impossibile,
perché è semplicemente contraddittorio. Dal momento che
questi Papi vennero eletti per corrispondere al mondo moderno, le loro
menti non erano sane, ma portavano nel sangue la contraddizione. E
visto che hanno avuto quasi 50 anni per conformare la Chiesa alla loro
follia, sotto ogni aspetto, ciò che è emersa è una
Chiesa così diversa dalla Chiesa preconciliare che nella
realtà essa merita il nome di neo-Chiesa.
Inoltre, anche se una pratica cattolica pre-conciliare, come ad esempio
la Benedizione Eucaristica, viene mantenuta nell’odierna neo-Chiesa, il
fondamento mentale su cui essa poggia, nelle menti di coloro che vi
assistono, rischia di essere tutt’altro che solido, perché la
dottrina della Presenza Reale è al tempo stesso tradizionale e
non tradizionale, dato che la consacrazione è affidata a dei
sacerdoti aggiornati che sono ancora e non sono più veramente
sacerdoti. Mentre, volendo, sono sacerdoti, al tempo stesso, volendo,
sono anche solo presidenti. Diventa vero quello che si sente come tale,
perché la mente è sganciata dalla realtà
oggettiva. Si è immersi in piacevoli sensazioni soggettive,
ignari di ciò che si sta facendo, perché tutti (o quasi)
lo fanno. Per chiunque abbia la vera Fede, tale mancanza di
oggettività, lungi dall’essere cosa piacevole, è
nauseante. Non c’è da stupirsi che quelle anime respingono la
totalità della neo-Chiesa.
Ma se si rispetta la realtà, si è costretti ad ammettere
che ci sia ancora della fede nella neo-Chiesa. Un laico mi dice che suo
padre che è stato un fedele frequentatore del NOM negli ultimi
45 anni, ha ancora la fede. Un sacerdote mi dice di ricordare che una l
aica presentò allo stesso Mons. Lefebvre le ragioni per le quali
sentiva necessario assistere al NOM, e questi si limitò ad
un’alzata di spalle. E potrei moltiplicare le testimonianze che mi sono
pervenute sul persistere della fede cattolica a fronte di tutto
ciò che è sbagliato nel NOM. La ragione di queste reali
testimonianze dovrebbe essere ovvia. Nonostante sia la parte essenziale
della religione soggettiva e ambigua, il NOM può essere
ciò che si vuole sia. Un sacerdote può celebrarlo
“decentemente”, un cattolico può assistervi “devotamente”. Le
virgolette servono a prevenire gli intransigenti che insisteranno nel
dire che con il NOM non ci può essere né vero decoro
né vera devozione, ma quando essi dicono queste cose, io penso
che si stacchino dalla realtà. Grazie a Dio, è Lui il
giudice! Non c’è dubbio che il NOM così com’è stia
minando ed erodendo da tempo il decoro e la devozione cattoliche, ma da
qui a dire che ormai non ci sarebbe più niente di tutto questo
nella “neo-Chiesa”, mi sembra essere una grossolana esagerazione.
Non che i capi della FSSPX abbiano ragione a voler essere re-inseriti
nella neo-Chiesa, lungi da ciò. Le pecore che in essa non sono
ancora infettate dal soggettivismo, sono totalmente esposte a questo
terribile pericolo, e neppure i pastori ne sono immuni. Guai ai vescovi
che hanno lasciato che il soggettivismo si diffondesse nella Chiesa
cattolica. Essi hanno una tremenda
responsabilità.
Kyrie eleison.