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BLESSED CAVE (EC 170)

A Subiaco, Italia, San Benedetto trascorse
tre anni in una grotta di montagna, in mezzo alla natura di Dio,
riempiendo la sua anima con la grazia di Dio.

Grotta benedetta
Com’è assurdo separare la grazia dalla natura! I due sono fatti
l’una per l’altra!
E quant’è ancora più assurdo concepire la grazia come se
facesse la guerra alla natura!
Essa combatte contro i cedimenti della nostra natura decaduta, non
contro la natura, che viene da Dio e costituisce il substrato di questi
cedimenti. Al contrario, la grazia esiste per preservare questo
substrato dai cedimenti e dalle cadute, e per elevarlo alle altezze
divine, alla partecipazione alla natura stessa di Dio (II Pt. I, 4)
Ora, la natura senza la grazia può portare alla rivoluzione, ma
la grazia che disprezzasse la natura condurrebbe ad una falsa
“spiritualità”, come per esempio il Giansenismo, che porta
anch’esso alla rivoluzione.
Della gravità di questo errore protestante che indirizza la
grazia contro la natura invece che contro il peccato, mi sono ricordato
nel corso di una visita di sette giorni in Italia, durante i quali ho
visitato quattro luoghi di montagna nei quali si rifugiarono quattro
grandi Santi medievali, tutti presenti nel Breviario e nel Messale, per
avvicinarsi a Dio… nella natura.
Si tratta, in ordine cronologico, di San Benedetto (22 marzo, Subiaco),
San Romualdo (7 febbraio, Camaldoli), San Giovanni Gualberto (12
luglio, Vallombrosa) e San Francesco d’Assisi (4 ottobre, La Verna).
Da Camaldoli e Vallombrosa, poste in cima alle colline intorno a
Firenze, presero il nome due Ordini monastici, nati lì nell’XI
secolo.
A La Verna, in cima agli Appennini toscani, San Francesco ricevette le
Stimmate nel 1224.
Tutte e tre queste località sono oggi raggiungibili con relativa
facilità in pullman o in auto, ma sono ancora circondate da
foreste, e sono così alte sul livello del mare che in inverno
devono essere molto fredde.
È qui che questi Santi sono andati per comunicare con Dio,
lontano dalle comodità delle città, con la loro “pazza
folla”, già pazza abbastanza perfino nelle piccole città
di quei giorni.
La località che forse mi ha colpito di più è stata
Subiaco, ad un’ora di macchina ad Est di Roma, dove San Benedetto,
ancora giovane, trascorse tre anni arroccato in una grotta su una
montagna.
Nato nel 580 d. C., ancora giovane studente fuggì dalla
corruzione di Roma, e si rifugiò nelle colline all’età di
20 anni, c’è chi dice di 14! – se è vero: che
adolescente! A partire dal 1200 d. C. un monastero aggrappato a
scalinata ha iniziato ad annidarsi sul fianco della montagna, intorno
alla grotta resa sacra da questo giovane, ma si riesce ancora ad
indovinare cos’egli allora vi trovò nella sua ricerca di Dio:
nuvole e cielo sopra, il fruscio del torrente nella valle molto al di
sotto, solo boschi selvaggi sulla montagna di fronte, e per compagnia
solo uccelli volteggianti su e giù lungo la ripida parete
circostante… il giovane solo con la natura… la natura di Dio…
solo con Dio!
Tre anni, solo con Dio…  tre anni che permisero a questo giovane
cattolico di appropriarsi della sua anima, con Cristo, nella natura, e
permisero, con la sua famosa Regola benedettina, di mutare il crollato
impero romano nella sorgente Cristianità, oggi crollata a sua
volta come “civiltà occidentale”.
Dove sono i giovani cattolici oggi, che riappropriandosi della natura,
con Cristo, si riappropriaranno delle loro anime e riusciranno
così a salvare di nuovo la Cristianità?
Madre di Dio, ispira i nostri
giovani!
Kyrie eleison.