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sedevacantismo

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson – Relativo
alla possibile Sede Vacante dopo le dimissioni di Benedetto XVI.
Le azioni umane devono essere
perfezionate dalla legge,

ma la legge deve seguire da vicino la realtà.

La controversia sulle
dimissioni di Benedetto XVI dal Papato, nel febbraio 2013, continua ad
alimentare la discussione sulla vacanza della Sede Apostolica: quelle
dimissioni erano valide o no? Se erano valide, allora la
successiva elezione di Papa Francesco non è stata invalidata dal
fatto che Benedetto fosse ancora in qualche modo il Papa valido. Ma se
le dimissioni di Benedetto erano dubbiamente valide, allora tutto il
successivo pontificato di Francesco è lasciato nell’incertezza,
perché Benedetto è morto solo nel 2022 dopo che Francesco
aveva agito come Papa per quasi dieci anni. Nell’autunno dello scorso
anno il Vescovo Schneider ha scritto un articolo molto interessante,
accessibile su Internet, che espone principi preziosi sull’intera
disputa se la Sede Apostolica (in latino Sedes ) sia vacante o meno.

Può sembrare una disputa inutile, ma non è così.
La Chiesa Cattolica è un’organizzazione mondiale, strettamente
gerarchica, in cui tutti i parroci dipendono, per la loro nomina alle
parrocchie, da vescovi diocesani validi, e questi vescovi dipendono a
loro volta, per la loro nomina alle diocesi, da un Papa valido.
Perché la Chiesa possa funzionare, il suo capo deve essere
realmente esistente, chiaramente identificato e universalmente
accettato. Naturalmente nella storia della Chiesa l’identità del
Papa è stata più volte contestata, in particolare durante
il Grande Scisma d’Occidente, dal 1378 al 1417, che ha visto alla fine
non solo due ma tre candidati che pretendevano tutti di essere Papa.
Tuttavia, tutti i Cattolici sapevano che più di un Papa era
dannoso per la Chiesa, così lo Scisma durò solo 39 anni.

In questa disputa, è prezioso osservare come la Chiesa
giudicò la validità dei Papi in questione. Da un lato
Urbano VII fu regolarmente eletto a Roma nel conclave papale del 1378
tra enormi pressioni e minacce, ma fu accettato e riconosciuto come
Papa da tutti i cardinali che lo avevano eletto. La Chiesa è
giunta a riconoscere in lui e nei suoi successori la linea dei Papi
veri e validi. D’altra parte, pochi mesi dopo, i cardinali Francesi
contro-elessero un francese come Papa, Clemente VII, che istituì
il papato di Avignone nella Francia meridionale. Questa linea di “Papi”
è stata condannata dalla Chiesa come anti-papato. Ciò che
si può osservare da questo esempio e da molti altri, soprattutto
nel Medioevo, è che, per la validità di un Papa, la
lettera della legge è meno importante dell’assoluta
necessità che la Chiesa abbia un capo unico, visibile,
riconosciuto e certo.

Gregorio VI comprò il suo papato nel 1045 per una grossa somma
di denaro, cosicché la sua elezione fu rigorosamente invalida,
eppure, la Chiesa lo ha sempre riconosciuto come un Papa valido. Nel
1294 Papa Celestino V si dimise in modo dubbio e Bonifacio VIII gli
succedette in modo contestato, eppure entrambi gli eventi furono
“sanati alla radice”, o resi validi in seguito, essendo universalmente
accettati dai cattolici, dal clero e dai laici. Questa dottrina di un
evento, inizialmente illegale ma reso legale in seguito, la Chiesa la
applica ai matrimoni e alle elezioni papali, a determinate condizioni.
Per le elezioni papali tali condizioni sono che il nuovo Papa sia
immediatamente accettato come Papa dalla Chiesa universale. Questo
è stato sicuramente il caso di Papa Francesco, quando ha
salutato la folla dal balcone Vaticano che si affaccia su Piazza San
Pietro subito dopo la sua elezione papale, sebbene tutti i suoi
possibili difetti canonici.

Per quanto riguarda le contestate o dubbie dimissioni di Benedetto XVI,
le opinioni possono essere diverse e la Chiesa potrà decidere
con autorità il loro significato solo dopo che la Chiesa
sarà finalmente uscita dalla crisi senza precedenti provocata
dalla scissione dell’Autorità Cattolica dalla Verità
Cattolica a partire dal Concilio Vaticano II.

Tuttavia, sulla base dei principi realistici enunciati dal Vescovo
Schneider nel suo articolo, non sembra difficile concludere che quelle
dimissioni erano dubbie in sé e dannose nella pratica per la
Chiesa.

Dubbie in sé ,
perché Dio ha concepito la Sua Chiesa come una monarchia, o
governo di uno, e non come una diarchia, o governo di due. Dio ha
ovviamente voluto che il Suo Vicario, o rappresentante terreno, avesse
a disposizione a Roma un’intera aristocrazia di funzionari per aiutarlo
a governare la Chiesa mondiale, e di questa aristocrazia egli è
il re indiscusso.

E dannoso nella pratica,
perché la distinzione di Benedetto tra munus (ufficio) per sé e ministerium (ministero o lavoro)
per Francesco, non escludeva chiaramente che egli stesso continuasse a
partecipare al governo della Chiesa.

Tuttavia, chi ha governato la Chiesa dalle dimissioni di Benedetto alla
sua morte? Non Benedetto. E quando Benedetto è morto, c’è
stato un conclave papale? No. E’ Francesco che è stato Papa dal
2013 a oggi.

Kyrie eleison