Italiano

“spiegata”

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson – Relativo
al destino del popolo ebraico, che spiega quanto accade oggi a Gaza.
“La vendetta è Mia”,
dice Dio, “Io ripagherò.

Per i nemici speciali ho bisogno che i Miei amici preghino”.

Nel 1936 un teologo e
pensatore cattolico argentino di fama internazionale, Padre Julio
Meinvielle (1905–1973), scrisse un breve libro intitolato L’ebreo nel mistero della storia
(pubblicato in Italia da Effedieffe Edizioni), incentrato sulla essenza
religiosa, e non solo politica, della origine, natura e destino degli
Ebrei.

Essi sono, come dimostra Meinvielle, un popolo teologico,
incomprensibile senza la sua dimensione teologica, da cui deriva
semplicemente la sua politica nel bene e nel male.

Nessun’altra razza è stata formata da Dio per essere la culla
del Messia, l’unico e solo Redentore di tutta l’umanità,
né Egli in futuro avrà mai più bisogno di una tale
culla per un’altra nascita.

Ecco cosa rende gli Ebrei unici in tutta la storia umana, che lo
vogliano o no. L’altezza e la profondità della loro chiamata
divina, quando la rifiutano, è ciò che può
renderli psicopatici, con conseguenze come quelle che abbiamo osservato
a Gaza.

Nell’Aprile del 1997 due sacerdoti anglofoni hanno pubblicato un lungo
riassunto (in inglese) del libro di Meinvielle sulla rivista Angelus , accessibile all’indirizzo https://www.salvationisfromthejews.com/m1.html

La teologia cattolica insegna che il popolo ebraico è oggetto di
una vocazione molto speciale da parte di Dio. Solo alla luce della
teologia si può spiegare l’Ebreo. Il popolo ebraico ha una
discendenza teologica, scelta, consacrata e santificata per servire Dio
come culla umana della Sua Incarnazione divina.

Tuttavia, il popolo ebraico, invece di riconoscere che la sua gloria
era quella di essere la culla di Cristo, pretendeva che la gloria di
Cristo dipendesse dalla Sua discendenza umana dalla carne di Abramo. E
i Farisei, vera e propria incarnazione di questa idolatria,
dichiararono con orgoglio come motivo per non accettare Cristo: “ Abbiamo per padre Abramo ”.

Per quanto riguarda l’atteso Messia umano, essi volevano e si
aspettavano che non fosse il Salvatore dell’umanità, ma solo un
sovrano politico e militare, che avrebbe assicurato e perpetuato la
grandezza di Israele su tutta l’umanità.

Così, nell’anno 33 d. C., il popolo ebraico, riunito davanti al
Pretorio di Pilato e spinto dai suoi sacerdoti, chiese la morte del
Promesso.

Allora questi Ebrei, in nome della loro legge e per servire gli
interessi materiali della loro nazione e della loro razza, crocifissero
Colui che era stato promesso loro come benedizione, sostituendo
così la loro Sinagoga alla sua Chiesa.

Il popolo ebraico, un tempo mistero di bontà, si
trasformò allora in mistero di iniquità, mentre le
benedizioni della Promessa furono concesse ad altri. Questi altri
costituiscono ora la Chiesa di Gesù Cristo: composta dapprima
dagli Ebrei convertiti, poi dai Gentili convertiti.

C’è quindi un’opposizione teologica – cioè permessa da
Dio – che esiste nel corso della storia cristiana tra la Sinagoga e la
Chiesa.

Il popolo ebraico, il cui destino era di portare Cristo a noi, ha
trovato in Cristo una pietra d’inciampo. Una parte di loro ha creduto
in Lui e ha costruito su di Lui le radici e il tronco di quell’Ulivo
che è la Chiesa Cattolica. L’altra parte cadde, rinnegandoLo e
invocando il proprio orgoglio carnale di razza e nazione. Tale parte di
Israele fu rifiutata da Dio, essa che chiamò su di sé il
sangue di Cristo come maledizione. E’ questa parte che forma quello che
oggi conosciamo come “Giudaismo”, che è l’erede e la
continuazione dei rabbini che rifiutarono Cristo.

Il popolo ebraico nel suo insieme ha rifiutato Cristo fin dalla Sua
crocifissione, mentre una parte di esso ha creduto in Lui, tanto da
formare le radici e il tronco di quell’Ulivo che è la Chiesa
Cattolica. Coloro che lo hanno rinnegato per orgoglio carnale di razza
e di nazione, sono stati a loro volta respinti, invocando su di
sé il sangue di Cristo come maledizione. Questi sono gli Ebrei
che oggi chiamiamo “Giudaismo”. Pertanto, da quando Cristo è
stato innalzato sul Monte Calvario, il mondo è stato diviso tra
il potere ebraico e la salvezza cristiana.

Non seguire Cristo significa, in effetti, seguire il giudaismo. Quindi,
se i gentili non vogliono far parte dell’Ulivo della Chiesa Cattolica,
come liberamente offerto loro, apparterranno necessariamente alla vite
sterile del giudaismo.

Non c’è una terza strada da percorrere. O Cristo, o la
Giudaizzazione.

Quanto deve durare questa terribile inimicizia tra Ebrei e Cristiani?

Finché Dio, nella Sua misericordia, non realizzerà la
conversione e la riconciliazione del popolo ebraico.

San Paolo ci insegna che verrà il giorno in cui Israele
riconoscerà Colui che ha rinnegato: Allora tutto Israele
sarà salvato come sta scritto: Da
Sion uscirà il liberatore,
 egli toglierà le
empietà da Giacobbe ( Rm
XI, 26).

Kyrie eleison