Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
al destino ultimo del cattolico di godere della beatitudine eterna.
Se i Cattolici vivessero della
vita risorta che hanno dentro,
Potrebbero salvare il mondo che affoga nel peccato.
Dice l’uomo moderno: «La Resurrezione? Oh sì è una
bella idea: alle anime deboli dà conforto pensare che ci possa
essere qualcosa dopo la morte, soprattutto qualcosa di bello, come una
specie di paradiso, ma naturalmente non è vero. Una volta che le
persone muoiono, non tornano in vita, la scienza sa che questo non
accade. La morte è la fine. Dobbiamo smettere di sognare.
Dobbiamo restare attaccati alle nostre vite sulla terra e viverle
appieno, il più a lungo possibile, e accettare il fatto che
moriremo tutti, e basta. Dopo di che è finita. Il nulla”.
Questo è il modo di pensare di molti uomini, perché
ovviamente ciò li giustifica, per così dire, a vivere la
vita come si vuole, senza doversi preoccupare di nulla dopo la morte.
Non ci si deve preoccupare dei Dieci Comandamenti, di Dio, del Paradiso
o dell’Inferno, dell’eternità o di qualsiasi altra cosa. Ma
bisogna credere nella scienza che ci garantisce che tutte le
sciocchezze religiose non possono essere dimostrate e sono solo pie
assurdità.
Purtroppo per questo tipo di uomo, la realtà è che non
è lui che si è creato nel grembo di sua madre, non
è lui che ha concepito la vita sulla terra in cui è nato,
non è lui che ha stabilito le condizioni in cui vive e
morirà. “Riconoscete che il Signore è Dio: Egli ci ha
fatti e non ci siamo fatti da noi. Noi siamo il Suo popolo e gregge del
Suo pascolo” ( Sal C, 3).
(Quanto alla “Scienza”, essa non può far vivere una formica,
tanto meno un essere umano).
E una delle caratteristiche della nostra vita è che siamo
composti di corpo e anima, e la morte consiste nella separazione di
questi due elementi. Allora il corpo normalmente si decompone e
marcisce, come possiamo osservare, ma, che ci piaccia o no, l’anima
continua a vivere perché è immortale, puro spirito, senza
parti materiali da scomporre e decomporre.
Al momento della morte l’anima si presenta davanti al Giudice divino,
cosa che non possiamo osservare né noi né la scienza, ma
che è certa in molti punti della Parola di Dio (ad es. Mt XXV, 46; Gv V, 29).
Se l’anima va in Paradiso, risorge per la vita eterna; se va in
Purgatorio, risorge per la purificazione dei peccati residui fino a
quando non sarà idonea per il Paradiso; se va all’Inferno,
risorge dalla morte per cadere in un castigo vivo ed eterno. In ogni
caso, l’anima continua a vivere senza il suo corpo, fino a quando
questo non si riunisce ad essa alla fine del mondo, per
l’eternità.
“Ebbene”, dice il nostro amico moderno, “se queste sono le condizioni
in cui mi trovo qui, non le accetto! Quando sono stato concepito nel
grembo di mia madre, non sono stato consultato se volevo nascere o
meno, e se fossi stato consultato, avrei detto NO a vivere per sempre.
Protesto! Non è giusto!”.
Mio buon amico, innanzitutto è troppo tardi per protestare. Tu
ora esisti, la tua anima esiste e non potrà mai cessare di
esistere, almeno che Dio la annienti, cosa che potrebbe fare ma non
farà mai, come la Sua vera Chiesa ci ha infallibilmente
insegnato.
In secondo luogo, è ingiusto protestare, perché l’ unico
scopo di Dio nel darti la vita come un puro dono, senza che tu sia
stato consultato, è che andassi in Paradiso per godere di una
beatitudine eterna e inimmaginabile, vedendoLo spiritualmente in tutta
la Sua gloria abbagliante.
Se gli animali hanno un’anima che è puramente materiale,
incapace di godere della beatitudine spirituale, di te, per farti
partecipare alla Sua beatitudine, Dio ha fatto un animale razionale,
dotato di intelligenza e libero arbitrio.
Tuttavia, Dio fornendoti del libero arbitrio ti ha reso responsabile
del suo utilizzo finanche improprio, nel qual caso non sarebbe stata
colpa Sua. Infatti, ogni singola anima all’Inferno ricorda
indiscutibilmente con quanta relativa facilità avrebbe potuto
salvarsi se solo avesse voluto, e questo ricordo è una parte
fondamentale del suo tormento eterno.
In vita, l’aiuto di Dio c’è stato sempre! “più vicino che
la porta” (detto irlandese), se l’anima avesse scelto di volerlo.
È vero, l’anima, prima che ti fosse data l’esistenza, non
è stata consultata sulla possibilità di esistere o meno
per sempre. Ma la possibilità di vedere Dio è così
magnifica che protestare contro è un contro senso.
Pertanto, se siamo stati battezzati, dovremmo essere risorti con Cristo
dalla morte spirituale a una nuova vita, dice San Paolo.
Che siano i Cattolici a condurre questa nuova vita! Il loro esempio
potrà salvare tutto ciò che può ancora essere
salvato nel nostro povero mondo.
Kyrie eleison