Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo alla
“realtà” secondo San Tommaso d’Aquino.
Si legga San Tommaso d’Aquino
nell’originale latino.
Il più grande
guaritore di menti che si possa immaginare!
In un solo articolo (I, 85, 2) della sua monumentale opera di buon
senso, la Summa Theologiae , San Tommaso d’Aquino
confutava, con circa 500 anni di anticipo, l’assurdità di Kant e
dei suoi numerosi seguaci dell’era moderna, secondo cui la nostra mente
umana può conoscere solo le apparenze delle cose che ci
circondano.
Secondo Kant, noi esseri umani non possiamo conoscere la realtà
delle cose come sono realmente dietro e oltre le loro apparenze. La
cosa così com’è in sé, in tedesco “das Ding an
sich”, è da noi assolutamente inconoscibile.
In tal caso ci si potrebbe chiedere, come facciamo a sapere che
c’è una “Ding an sich”, dietro le apparenze delle cose?
Abbastanza sicuri di sè, i seguaci di Kant non prestarono
più attenzione a nessuna presunta realtà in sé, o
realtà extra-mentale, e la “filosofia” si modernizzò
cadendo nella tana del coniglio bianco di Alice nel Paese delle
Meraviglie, e cominciò a scrutare il sorriso del gatto del
Cheshire che appare ancora sull’albero dopo che il gatto è
scomparso.
Addio, realtà. Benvenuta, letteralmente, qualsiasi fantasia
immaginabile!
San Tommaso d’Aquino ha due argomenti di buon senso per buttare fuori
dal ring il povero Kant. Ad esempio, vedo un cavallo in un prato. Ora,
nella mia testa ovviamente non c’è il cavallo, ma solo una
rappresentazione del cavallo. E questa rappresentazione del cavallo
è il mezzo attraverso
il quale conosco il cavallo, come una finestra sul cavallo
stesso, tale che il cavallo sia ciò che conosco? Oppure questa
rappresentazione è ciò
che conosco, come un dipinto
del cavallo che ritrae il cavallo ma che non mi dà alcuna
visione del cavallo stesso?
Per San Tommaso d’Aquino, le rappresentazioni nella nostra mente sono
come finestre sulla realtà al di fuori delle nostre menti. Per
Kant sono come dipinti dietro o oltre le quali non si vede nulla. Per
Tommaso d’Aquino sono ciò per cui conosciamo, per
Kant sono ciò che conosciamo.
Primo argomento di San Tommaso d’Aquino: se conosciamo solo il sorriso
del gatto e non il gatto stesso, per così dire, come possiamo
avere una conoscenza o scienza dei gatti o di qualsiasi realtà
extra-mentale? Niente più scienza o conoscenza della
realtà al di fuori delle nostre menti. Infatti se non conosciamo
nulla al di fuori delle nostre menti, ma solo le nostre
rappresentazioni, allora è la fine di ogni conoscenza della
realtà e la fine della scienza. Difatti, molti “scienziati”
contemporanei, purtroppo, finiscono per perdere la presa sulla
realtà della propria “scienza”, perché, come quasi tutto
il mondo di oggi, hanno permesso al Kantismo di irrobustirsi.
Secondo argomento: se conoscessimo solo le rappresentazioni nella
nostra mente, sarebbero vere tutte le soggettive rappresentazioni delle
cose, dato che si supporrebbe che le cose non sono oggettivamente
conoscibili e le rappresentazioni quindi non possono essere messe alla
prova. Perché la verità si definisce come la
conformità tre le nostre menti e la realtà al di fuori di
esse. Quindi se non potessimo conoscere nulla al di là delle
nostre rappresentazioni, non avremmo accesso a nessuna realtà
esterna per poter dire se le nostre soggettive rappresentazioni vi
siano conformi o meno.
E di conseguenza tutti i giudizi delle nostre menti basati sulle nostre
rappresentazioni diventerebbero veri, perché sarebbero conformi
a se stessi: Paolo potrebbe giudicare che il miele è amaro
mentre Pietro potrebbe giudicare che è dolce, ed entrambi
avrebbero ragione! Nessuno dei due avrebbe accesso ad una realtà
oggettiva al di là delle proprie rappresentazioni di essa,
mediante la quale risolvere il disaccordo delle loro opinioni
contraddittorie. Qui muore la legge della non-contraddizione, qui muore
la possibilità di discussione, qui muore ogni pensiero
oggettivo, qui si cade nella tana del coniglio bianco mediante la quale
si accede all’allucinogena “filosofia” moderna.
E raggiungendo il culmine dell’oggettività, San Tommaso d’Aquino
prosegue nello stesso articolo spiegando che nella vita reale la forma stessa dell’oggetto
fuori della nostra mente, che dà a quell’oggetto la sua
esistenza, è ciò che in-forma anche la nostra
mente, dandole la vera e reale esistenza ai suoi pensieri e
rappresentazioni. In altre parole, non solo le nostre menti sono capaci
di cogliere la realtà extra-mentale, ma sono anche
incapaci di funzionare senza di essa (almeno nella fase iniziale della
conoscenza).
Perciò la base stessa del pensiero umano è, e deve
rimanere, oggettiva al di fuori della tana del coniglio bianco, e
quella base (per quanto conoscibile) è la chiave per risolvere
qualsiasi divergenza di opinioni soggettive, ed è la legge della
non-contraddizione nella realtà oggettiva ed extra-mentale:
è impossibile che una stessa cosa possa essere e non essere
nello stesso tempo e sotto lo stesso rapporto – legge che è
anche la base del nostro pensiero.
Quindi le nostre rappresentazioni della realtà sono finestre che
ci presentano fedelmente la realtà al di fuori delle nostre
menti, e non dipinti che bloccano la nostra visione di qualsiasi
realtà al di là o dietro di essi, come pretende
l’abominevole Kant, kamikaze alla rovina di qualsiasi comprensione
della realtà e di qualsiasi pensiero e ragionamento obiettivo.
Kyrie eleison.