Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo all’odierno
distorto significato della “realtà” – Parte seconda.
Dio benedica gli insegnanti che
insegnano come vivono,
che non diffondono stupidaggini.
Cos’è la “realtà”?
– II
Ciò che questi “Commenti” hanno fortemente suggerito la scorsa
settimana, è che nel giudicare e stabilire cosa sia la
realtà, il buon senso è di gran lunga superiore ai
cosiddetti scienziati e intellettuali.
Per quanto riguarda gli “scienziati”, la quasi totalità di loro
ha una mentalità materialista e la loro visione della
realtà è confinata alle sole cose materiali. Di cose
spirituali o “invisibili”, come dice il Credo Niceno, l’insieme della
loro materia grigia non ha sentore. Ciò li rende poveri giudici
della realtà nella sua parte più alta.
Quanto agli “intellettuali”, la quasi totalità di loro è
consapevolmente o al meno peggio inconsapevolmente prigioniera delle
categorie di Kant (1724–1804), re virtuale dei dipartimenti di
filosofia delle moderne “università” che si impegnano a
disprezzare il buon senso. Questo perché il nostro buon senso
può essere definito come la nostra comprensione naturale, data
da Dio, della realtà che ci circonda dalla nascita alla morte,
fino a quando specialmente dal tardo XVIII secolo l’uomo ha fatto la
guerra a Dio e alla natura.
Ecco perché oggi il buon senso viene costantemente spazzato via
dalle menti degli uomini dai loro presunti leader, così che, ad
esempio, gli uomini devono essere donne e le donne devono essere virili
e i bambini devono cambiare sesso.
Ma come può l’uomo comune dotato ancora di buon senso, resistere
all’indottrinamento e al lavaggio del cervello da parte dei “filosofi”?
É come se una squadra di calciatori dilettanti dovesse
sconfiggere una squadra di professionisti. Normalmente, come i
professionisti di qualsiasi sport sconfiggeranno facilmente i
dilettanti, così gli uomini comuni seguiranno i loro leader, e
chi tra di loro nella società odierna proverà ancora ad
utilizzare il buon senso si convincerà facilmente di aver torto.
Tuttavia, Aristotele (384 – 322 a.C.), un vero grande filosofo la cui
verace analisi della realtà è tutt’oggi ancora largamente
valida, una volta disse dei suoi colleghi: “Non c’è
stupidità che qualche filosofo non abbia già divulgato”.
Quindi, quando si tratta dei princìpi filosofici della vita, i
professionisti non sempre hanno ragione.
Distinguiamo due significati del termine “filosofia”. Può
significare l’attività intellettuale di uomini che pensano,
studiano, leggono e scrivono libri spesso nelle università,
cioè i filosofi di professione. Oppure la filosofia di un uomo
può significare i principi in base ai quali, consciamente o
inconsciamente, egli vive, e poiché nessun uomo può
vivere senza avere alcuni di tali principi per vivere, allora in questo
secondo senso una qualche filosofia appartiene a ogni uomo vivente,
dilettante o professionista.
Ora questi due significati non sono gli stessi. Col primo , se un
filosofo sta scrivendo un libro, può farlo per una
varietà di altri motivi oltre all’analisi della realtà.
Può scrivere filosofia per guadagnarsi da vivere, o per fare
soldi, o per farsi un nome, e così via. E in tal caso può
credere o meno in ciò che sta scrivendo, può scrivere
ciò che sa essere una sciocchezza, molto lontano da ciò
che sa essere reale. In ogni caso vuole che le persone lo prendano sul
serio, quindi deve almeno far loro pensare che stia scrivendo
ciò che crede essere reale. Quindi potrei non sapere se egli sia
sincero o meno.
E allora, se voglio sapere cosa pensa veramente il filosofo
professionista, mi rivolgerò al secondo significato della
parola, e invece di ascoltare ciò che egli dice, o semplicemente
leggere ciò che egli scrive, guarderò a come egli vive ,
perché così è obbligato a dirmi cosa pensa
veramente.
Ecco ovviamente perché l’esempio personale è molto
più eloquente e persuasivo delle semplici parole. Se Monsignor
Lefebvre ha fatto tanti bravi sacerdoti, è stato soprattutto con
il suo esempio. Quindi, se voglio sapere ciò che un
determinato filosofo pensa davvero della realtà,
osserverò le sue azioni piuttosto che ascoltare le sue parole.
Arriviamo infine a quei “filosofi” che insegnano, seguendo Kant, che la
mente umana non può sapere cosa c’è dietro le apparenze
delle cose. Come si comportano? Vivono come se non sapessero
cos’è l’acqua per lavarsi o il caffè da bere? Ovviamente
no. Come avrebbe potuto Kant andare ogni mattina all’Università
di Koenigsberg se non avesse conosciuto la differenza tra una porta e
un muro, tra le scale e una sedia? Non avrebbe mai potuto vivere se
avesse preso sul serio le proprie stupidità. L’enorme vantaggio
di San Tommaso d’Aquino è che il suo sistema corrisponde al buon
senso. Il “Dottore comune” di Dio segue il buon senso dato da Dio.
Kyrie eleison.