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La pazienza di Giobbe

Se intitoliamo la
seconda e più lunga sezione del Libro di Giobbe con quella
“pazienza” per cui egli è famoso, è perché i
capitoli da 4 a 37 consistono in un dialogo tra Giobbe e quattro suoi
amici che intendono consolarlo ma che riescono solo a ricoprire di sale
le sue ferite. Amici poco amichevoli!

Nella terza sezione, capitoli da 38 a 42, Dio stesso interverrà
per accordare la vera soluzione, che Lui solo potrebbe fornire con tale
autorità, e di cui abbiamo certamente bisogno per inquadrare
correttamente nella nostra mente le assurdità del Covid, ora che
il Castigo e la fine del mondo si avvicinano sempre di più.

Giobbe è paziente con i suoi amici perché i primi tre
insistono sul fatto che deve aver peccato per meritare la perdita delle
sue proprietà e la terribile sofferenza a causa delle malattie,
mentre il quarto è solo un po’ più vicino alla vera
spiegazione. Tuttavia, alla ricerca della soluzione, i tre amici
più anziani di Giobbe, Eliphaz, Baldad e Sofar, enunciano molte
verità preziose sul legame tra peccato e sofferenza. È
solo che applicano male i loro buoni principi al caso particolare di
Giobbe, come lui sa e prova a spiegarli.

Lo sa il Cielo, che il peccato di apostasia mondiale è
più che sufficiente per farci meritare la punizione del
comunismo mondiale che incombe, perpetrato da criminali del Covid come
Schwab, Gates, Fauci, e i loro manovratori nascosti. Ma non è
l’unico responsabile, perché ci sono anche innocenti che
soffrono.

Sicuramente, di solito la sofferenza è strettamente connessa al
peccato perché è venuta al mondo solo a causa del
peccato. Prima della Caduta, Adamo ed Eva non potevano soffrire
perché erano protetti dal dono soprannaturale della Giustizia
Originale, ma una volta che hanno peccato questo dono è stato
sostituito dal Peccato Originale, a causa del quale la loro natura ha
perso il suo perfetto equilibrio e ha cominciato da allora in poi a
degenerare.

La natura umana che proviene sempre da Dio resta comunque ancora buona,
sebbene sia macchiata dal Peccato Originale che ha avuto origine da
Adamo ed Eva, e che è così grave che può essere
cancellato solo dalla grazia di Nostro Signore Gesù Cristo. E
anche in questa condizione Dio lascia la nostra natura con le
conseguenze della Caduta affinché noi lottiamo fino alla morte
contro la nostra natura imperfetta per meritarci il Paradiso. Quindi,
se la frode del Covid nei prossimi anni provocherà tutte le
sofferenze per cui è stata progettata, non incolpiamo mai Dio,
ma piuttosto i Suoi nemici umani che Gli fanno guerra per cacciarLo
dalla Sua stessa Creazione.

Quindi, dal capitolo 4 al 31, i tre amici di Giobbe cercano a turno di
persuaderlo che egli ha peccato, per impazienza, presunzione,
disperazione, contraddicendo la giustizia di Dio, rifiutando di
pentirsi, per vanagloria, arroganza e così via. Tuttavia, Giobbe
confuta pazientemente ciascuno di loro, perché è un uomo
“irreprensibile e retto” che sa che potrebbe non essere senza peccato,
ma che non è colpevole delle loro accuse.

Rispondendo a Baldad nel capitolo 19, fa una famosa dichiarazione di
fede nella Redenzione e risurrezione, tanto più notevole per il
fatto che Giobbe è un pagano privo della Rivelazione dell’Antico
Testamento: “io so infatti che il mio Redentore vive, e nell’ultimo
giorno io sorgerò dalla terra; e che nuovamente mi
circonderò della mia pelle, e nella mia carne vedrò il
mio Dio”. Con tale fede nella mente e nel cuore, non c’è da
stupirsi che abbia respinto le accuse dei suoi “consolatori”.

Tale fede non è né una favola né un autoinganno,
ma pura verità, ed è questa verità cattolica nelle
nostre menti e nei nostri cuori che può portarci e ci
porterà serenamente attraverso una serie di prove e tribolazioni
nei prossimi anni.

“Io credo, o Signore, aiuta la mia incredulità” ( Mc .
IX, 24). Signore, concedi a noi cattolici vittime dell’odierna
dilagante apostasia, di approfittare di qualsiasi momento di relativa
calma affinché la nostra fede sia abbastanza forte per condurci
attraverso qualsiasi grado di inquietudine che Tu puoi permettere per
metterci alla prova lungo la nostra strada per il Paradiso.

Elihu, capitoli da 32 a 37, è il quarto amico di Giobbe a
parlare, più giovane dei tre precedenti e indignato per la loro
incapacità di confutare Giobbe. Dice cose belle sulla giustizia
di Dio, che Giobbe avrebbe torto a mettere in dubbio, e dice che Dio
usa la sofferenza per tenere le anime fuori dall’Inferno, ma non ha una
risposta al problema della sofferenza degli innocenti, risposta che
può prevenire solo da Dio stesso (38–42).

Kyrie eleison.