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FLOWERS SPEAK (EC 255)

Non
è ingiusto che il destino eterno di un’anima dipenda dalla sua
breve vita sulla terra.
Dio ha parlato ad essa costantemente.

I fiori parlano
Dio è l’Essere infinito, infinità Verità, infinita
Bontà, infinitamente giusto e infinitamente misericordioso.
Così insegna la Sua Chiesa, e l’idea è grande e bella,
così che io non ho alcuna obiezione. Ma poi vengo a sapere che
la Sua Chiesa insegna anche che per un solo peccato mortale l’anima
può essere condannata per tutta l’eternità a sofferenze
dure e crudeli al di là di ogni immaginazione, e questo non
è bello. Incomincio ad obiettare.
Per esempio, io non fui mai consultato prima che i miei genitori
decidessero di mettermi al mondo, né fui consultato, per
così dire, sui termini del contratto della mia esistenza. Se
fossi stato consultato avrei potuto obiettare circa tale alternativa
estrema tra inimmaginabile felicità e inimmaginabile tormento,
che, come insegna la Chiesa sono entrambe senza fine. Avrei potuto
accettare un “contratto” più moderato, dove in cambio di un
Cielo abbreviato avrei accettato il rischio di un Inferno abbreviato;
ma non fui consultato. L’infinità di entrambi mi sembra del
tutto sproporzionata rispetto a questa mia breve vita sulla terra: 10,
20, 50, perfino 90 anni, oggi qui e poi non più. Ogni uomo
è come l’erba – “al mattino fiorisce e germoglia… alla sera
è falciata e dissecca” (Sal. LXXXIX, 6). Lungo questa linea di
pensiero Dio sembra così ingiusto che io mi domando seriamente
se realmente Egli esista.
La questione ci obbliga a riflettere. Supponiamo che Dio esista; che
Lui è giusto come la Sua Chiesa dice che sia; che è
ingiusto imporre a qualcuno un pesante fardello senza il consenso della
persona; che questa vita è breve, un mero sbuffo di fumo a
paragone di come dev’essere l’eternità; che per giustizia a
nessuno può essere imposta una punizione terribile se non ha
avuto la consapevolezza di commettere un terribile crimine. Quindi,
come può questo supposto Dio essere giusto?  Se è
giusto, logica vuole che ogni anima che raggiunge l’età della
ragione debba vivere abbastanza a lungo per conoscere almeno la scelta
che deve compiere per l’eternità e l’importanza di questa
scelta. Ma per esempio com’è possibile questo nel mondo di oggi,
dove Dio è così universalmente trascurato e sconosciuto
nella vita degli individui, delle famiglie e degli Stati?
La sola risposta possibile è che Dio viene prima di individui,
famiglie e Stati, e che “parla” entro ogni anima, a prescindere da
tutti gli esseri umani e indipendentemente da essi, così che
anche un’anima religiosa la cui educazione è stata nulla e vuota
sia anche consapevole che in ogni giorno della sua vita sta facendo una
scelta, che la sta facendo da sola e per se stessa, e che tale scelta
ha delle conseguenze enormi. Ma. ancora una volta, com’è
possibile questo, data l’empietà del mondo che ci circonda,
com’è oggi il nostro?
È possibile perché il “parlare” di Dio alle anime
è molto più profondo, più costante, più
presente e più accattivante di quanto possa esserlo quello di un
qualsiasi essere umano. Egli solo ha creato la nostra anima. Egli
continuerà a crearla in ogni momento della sua esistenza senza
fine. Egli è dunque vicino ad essa in ogni momento,  anche
molto più dei suoi genitori che si limitano a mettere insieme il
suo corpo – i cui elementi materiali per essere dipendono solo da Dio.
E la bontà di Dio è ugualmente dietro, dentro e sotto
ogni cosa buona che l’anima possa mai godere in questa vita, e l’anima
in fondo è consapevole che tutte queste cose buone sgorgano
dall’infinita bontà di Dio. “Taci”, dice Sant’Ignazio da Loyola
a un minuscolo fiore, “Io so di chi stai parlando”. Il sorriso di un
bambino, lo splendore quotidiano della natura in ogni momento del
giorno, la musica, le nubi, capolavoro di pittura per tutta la
giornata, e così via – anche se amati di un amore profondo,
dicono all’anima che c’è qualcosa di più, o – Qualcuno.
“In Te, o Signore, ho sperato, che io non sia confuso in eterno” (Sal.
XXX, 2)
Kyrie eleison.