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Il

terribile terremoto e maremoto del Giappone ci ricorda che la
sofferenza può essere una punizione o un avvertimento o
un’occasione per praticare la virtù.

Perché la sofferenza?

L’ultimo drammatico spostamento delle placche tettoniche al largo della
costa orientale del Giappone, che ha causato sia il più grande
terremoto che il Giappone abbia mai conosciuto da molti anni sulla
terraferma, sia il terribile e devastante maremoto che si è
abbattuto sulla sua costa orientale, avrà suscitato in molti la
classica domanda: se Dio esiste, se è l’onnipotente e il sommo
bene, com’è possibile che permetta così tanta sofferenza
umana?

La risposta classica non è troppo difficile da dare in teoria,
sempre che non siamo noi stessi a soffrire!

In primo luogo, la sofferenza è spesso una punizione per il
peccato. Dio esiste, e il peccato lo offende. Il peccato conduce le
anime all’Inferno, mentre Dio le ha create per il Paradiso. Se la
sofferenza terrena metterà un freno al peccato e aiuterà
le anime a scegliere il Paradiso, Dio, che sicuramente comanda le
placche tettoniche, le userà senza difficoltà per punire
il peccato. Ma allora, il popolo giapponese è particolarmente
peccatore? Nostro Signore stesso risponde che non è questa
la domanda da fare, poiché, dice il Signore, bisogna pensare
piuttosto ai nostri stessi peccati e fare penitenza, altrimenti
“perirete tutti allo stesso modo” ( Lc
XIII, 4).

Dopo tutto, non sarebbe sorprendente se oggi non ci fossero Giapponesi
che si chiedessero che vita è quella basata sullo stile di vita
occidentale fatta di materialismo e di benessere?

In secondo luogo, la sofferenza umana può essere proprio un
avvertimento, per indurre gli uomini ad allontanarsi dal male e ad
evitare l’orgoglio.

Proprio in questo momento l’intero empio Occidente dovrebbe mettere in
discussione il suo materialismo e la sua prosperità. Col
costante aumento dei terremoti e degli altri disastri naturali da
parecchi anni in tutto il mondo, il Signore Iddio sta certamente
cercando di richiamare l’attenzione di tutti noi, nella speranza di non
essere costretto ad infliggere al mondo intero quella “pioggia di
fuoco” di cui ci ha avvisato Sua Madre ad Akita, in Giappone, nel 1973.

Non è molto probabile che in questo momento i Giapponesi con la
loro sofferenza possano trarre profitto dal loro disastro più
del lontano Occidente? In effetti, ogni paese può essere
fortunato nel ricevere adesso un simile anticipo del castigo
annunciato.

In terzo luogo, Dio può usare la sofferenza umana per
esaltare la virtù dei suoi servi. È il caso di Giobbe e
dei martiri cristiani di tutte le età.

Oggi forse pochi Giapponesi hanno la fede soprannaturale, ma se si
faranno umili nella sofferenza derivata da quello che percepiscono
essere l’azione della potente mano di Dio, acquisteranno il merito
naturale e a Lui daranno gloria almeno a livello naturale.

Infine, vi è la risposta di Dio stesso a Giobbe, che nel Cap. 36
del suo libro è ancora insoddisfatto delle spiegazioni sulla sua
sofferenza, come hanno potuto elaborarle lui stesso o i suoi familiari
o amici.

Io parafraso: “Dov’eri, Giobbe, quando gettai le fondamenta della
terra? Hai posto tu le placche tettoniche? Chi pensi che ordinariamente
mantiene il mare nei suoi confini e gli impedisce di inondare la terra?
Puoi davvero pensare che io non abbia avuto le mie buone ragioni nel
permettere che ora esso spazzasse la costa nord-est del Giappone?” Si
veda il Libro di Giobbe , ai
capitoli 38 e 39.

E Giobbe finalmente accetta. È soddisfatto della risposta e
confessa di essersi sbagliato nel chiamare in causa la sapienza e la
bontà di Dio ( Gb 42,
1-7).

Facciamo penitenza, riteniamoci avvisati dal disastro del Giappone,
speriamo di dare gloria a Dio nelle nostre prove future e riconosciamo
innanzi tutto che Dio solo è Dio!

Kyrie eleison